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Strana idea quella del governo: cinquecento soldati da mandare a Milano, non solo per presidiare i cosiddetti punti sensibili – dalle sedi di partito ai tribunali passando per ambasciate e consolati, ad esempio – ma con funzioni di polizia. Era il primo aprile del 1981 quando entrò in vigore la Legge n. 121 quella ha trasformato il vecchio Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza nella moderna Polizia di Stato ad ordinamento civile. Non più militari, dunque, fu una grande conquista democratica. Non solo per i cittadini e le cittadine ma anche per gli uomini e le donne in divisa che così hanno ottenuto il diritto alla sindacalizzazione.
Ed è proprio la segreteria nazionale del Silp Cgil ad esprimere “profonda preoccupazione e ferma contrarietà di fronte all'ipotesi di impiegare il personale delle forze armate nei servizi di gestione dell'ordine pubblico e nelle piazze”. Gestire l’ordine pubblico, infatti, è una mansione delicata per la quale occorre essere adeguatamente formati, utilizzare militari rimanda ad una idea autoritaria dell’amministrazione della forza.
È ovvio che quanto successo domenica a Milano non ha nessuna giustificazione. Lo ha sottolineato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil che a caldo ha commentato: “Le violenze e i saccheggi che in queste ore stanno colpendo la città di Milano sono azioni criminali, gravi, inaccettabili e da condannare”. Nessuna giustificazione, dunque, al vandalismo e alla violenza, ma occorre gestire piazze animate e dissenso, mandare i militari con funzioni di polizia è una scelta che appare del tutto fuori strada e che rischia di snaturare l'assetto della sicurezza pubblica nel nostro Paese.
“L’impiego dei militari – afferma il segretario generale del Silp Cgil Pietro Colapietro – non può e non deve trasformarsi in una scorciatoia per sopperire alla strutturale carenza di organico della Polizia di Stato. Dotare i militari della qualifica di polizia giudiziaria o ipotizzare un loro coinvolgimento diretto nella gestione di cortei e manifestazioni rappresenta un salto nel buio”.
Chi ha insegnato e quando a questi 500 militari a gestire le piazze, ad assolvere compiti di controllo dell’ordine pubblico? E perché, invece, non si lancia un piano straordinario di assunzioni nella Polizia di Stato? Riflette ancora il segretario del Silp Cgil: “La storia e l'esperienza dimostrano da sempre che le competenze specifiche dell'ordine pubblico non si improvvisano: richiedono una formazione specialistica, un addestramento costante, strumenti calibrati e una catena di comando chiaramente individuata nelle Autorità civili di pubblica sicurezza”.
Già, la catena di comando, a chi competerà impartire ordini ai militari? E chi ai poliziotti che magari si troveranno ad operare nella stessa piazza? “Le forze armate – prosegue Colapietro – operano con logiche, mezzi e preparazione concepiti per scenari completamente differenti da quelli di una piazza cittadina. Confondere i ruoli o sovrapporre le funzioni rischia solo di creare pericolose incertezze operative sul campo, proprio in contesti delicati in cui serve la massima sensibilità e conoscenza delle dinamiche di piazza.
Ma tanto per cambiare si utilizza un evento, ancorché grave, da condannare e da evitare che si ripeta, per continuare sulla via delle restrizioni delle libertà, sul pan penalismo, e sull’autoritarismo tanto cara a Meloni e ai suoi ministri. Siamo al settimo decreto sicurezza e cosa è cambiato in questi quattro anni? Mentre secondo il Ministero dell’Interno i reati gravi diminuiscono, la percezione di insicurezza dei cittadini e delle cittadine aumenta, così come aumenta in maniera esponenziale la popolazione carceraria, anche quella minorile, con l‘unico risultato di far vivere in condizioni non solo incivili ma anche inumane i reclusi.
Pietro Colapietro è netto: “L’assegnazione di funzioni giudiziarie o il potenziamento dei contingenti militari non può essere la risposta del governo alle criticità del settore. La vera sicurezza non si costruisce con soluzioni d'emergenza o con scorciatoie organizzative, ma con investimenti concreti e strutturali: un piano straordinario di assunzioni, il rinnovo dei contratti, il costante aggiornamento professionale, dotazioni strumentali idonee e tutele adeguate per le donne e gli uomini in divisa”.






















