Le misure sono insufficienti a tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici: per questo la Cgil Veneto non firma il protocollo sul calore. Lo riferisce lo stesso sindacato, in una nota.

Le ondate di calore “sono una realtà anche in Veneto – spiega la sigla -, ma ancora una volta la Regione si fa trovare impreparata a gestire le conseguenze del cambio climatico, mettendo così a repentaglio la salute e la sicurezza dei lavoratori, soprattutto nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, della logistica ma anche per le attività indoor nelle fabbriche”.

Proprio per tutelare le condizioni di salute e sicurezza di questi lavoratori, Cgil Veneto, unitariamente con Cisl e Uil, ha chiesto alla Regione di lavorare ad un protocollo che aiuti la contrattazione settoriale/aziendale attraverso interventi necessari a far fronte alle ondate di calore: definizione delle fasce orarie in cui non sia consentito lavorare in presenza del superamento delle soglie di guardia della temperatura esterna ed interna ai luoghi di lavoro, attivazione di campagne informative mirate sia verso i datori di lavoro che i lavoratori.

Così Silvana Fanelli, segreteria regionale Cgil Veneto: “Nonostante le nostre richieste e sollecitazioni, la Regione vuole emanare un protocollo che si limita a proporre l’aggiornamento dei Documenti di valutazione rischi (cosa già prevista per legge) senza richiamare la contrattazione che avrebbe potuto essere un vero strumento di prevenzione per individuare le soluzioni più adatte ad ogni luogo di lavoro/settore. È evidente, a questo punto, la volontà delle associazioni datoriali di non affrontare concretamente il tema del rischio legato all’esposizione al calore e, da parte della Regione, la volontà di non scontentare gli stessi datoriali rifiutando quindi le integrazioni proposte dalle organizzazioni sindacali e che andavano nella direzione dell’applicazione reale delle linee guida della conferenza Stato regioni recepite lo scorso anno con Dgr dall’ex presidente Zaia”.

Come Cgil Veneto, dunque, “non possiamo sottoscrivere un protocollo che non prevede alcun miglioramento per le condizioni di lavoro di lavoratori e lavoratrici, e che si limita a richiamare le aziende all’applicazione della legge. A questo punto pensiamo che sia inderogabile l’emanazione di una ordinanza da parte della Regione, magari ispirandosi a quanto stanno già facendo altre regioni, come ad esempio il Lazio”.

La salute e la sicurezza sul lavoro “non può continuare ad essere considerata un costo per le imprese e non un investimento in prevenzione. Siamo stanchi di sentire ‘profondi cordogli’ a fronte di eventi drammatici – conclude – mentre quando c’è da fare passi concreti si preferisce mettere al primo posto bilancio e profitti”.