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“Stellantis ci ha comunicato che sulla base dei risultati finanziari negativi, quindi del mancato raggiungimento dei vari indicatori, il premio di risultato relativo al 2025 sarà pari a zero”. A dirlo è la Fiom Cgil nazionale, precisando che “a differenza dell’anno scorso l’azienda, nonostante l’esplicita richiesta, non erogherà alcuna forma di una tantum”.
È importante sottolineare, spiegano Samuele Lodi (segretario nazionale Fiom Cgil) e Ciro D’Alessio (coordinatore nazionale automotive Fiom Cgil), che Stellantis “erogherà invece il premio negli stabilimenti sudamericani, nordafricani e medio-orientali. Questo conferma che laddove l’azienda decida di investire, come sta facendo in Nord Africa, anche i salari delle lavoratrici e dei lavoratori ne traggono beneficio”.
Per i due dirigenti sindacali è “finito il tempo delle scuse e dei facili alibi. Le responsabilità dei disastrosi risultati di questi anni non possono sempre essere riconducibili ad altri. È da tempo che denunciamo le sbagliate strategie di Stellantis, a partire dalla più recente relativa all’abbandono sostanziale della strada dell’elettrico, fino alla scelta di concentrare i maggiori investimenti soprattutto verso i Paesi emergenti, determinando un progressivo deterioramento della situazione del nostro Paese. Oramai è chiara la volontà dell’azionista di riferimento, Exor, di disimpegno delle attività industriali in Italia”.
Lodi e D’Alessio rilevano che “Stellantis, già durante il lancio del nuovo piano industriale previsto per maggio, dovrà garantire un reale rilancio delle attività nel nostro Paese, allocando presso gli stabilimenti italiani produzioni mass market che possano garantire volumi tali da saturare gli attuali livelli occupazionali”.
Per la Fiom la presidenza del Consiglio, che “finora si è dimostrata totalmente e colpevolmente passiva, deve convocare la parti a Palazzo Chigi per trovare insieme le adeguate soluzioni alla drammatica situazione che tutto il settore sta attraversando. Infine è ormai del tutto evidente che il ccsl non è uno strumento che possa tutelare le lavoratrici e i lavoratori. È arrivato il momento di discutere tutti insieme di come affrontare la situazione e bisogna farlo all’interno di uno schema condiviso da tutte le parti, nell’interesse esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori”.






















