“Lo diciamo con forza al governo: se vuoi cambiare questo paese lo devi fare assieme a noi, perché se pensi di farlo contro di noi, non te lo permetteremo”. Parole nette, quelle con le quali Maurizio Landini ha concluso oggi, 9 ottobre, l’assemblea dei delegati di Milano organizzata da Cgil, Cisl e Uil per fare il punto sulla mobilitazione unitaria lanciata all’inizio dell’anno e sui tanti tavoli di confronto aperti col nuovo governo giallo-rosso. Il segretario generale della Cgil ha ricordato le tappe che hanno portato all’appuntamento odierno, e poi ha scandito: “Noi siamo un soggetto che vuole unire il paese, che non lo vuole dividere”. Ma se “il paese ha bisogno di unità”, ha spiegato, “il primo problema è proprio quello di combattere le diseguaglianze che si sono determinate in questi anni”.

Ascolta l’intervento integrale di Maurizio Landini 

 

Landini riconosce che negli incontri avuti dal sindacato col governo si respira “un clima nuovo”. Ma le parole non bastano. E nemmeno le scuse e le giustificazioni riguardo al quadro internazionale che legherebbe le mani all’esecutivo. Le risposte concrete devono venire dalla manovra economica del governo, al cui varco i sindacati attendono il premier Conte e la sua compagine. Il segretario della Cgil su questo è chiaro: “Bisogna cambiare la logica politica ed economica con cui in questi anni si è affrontata la situazione”, e occorre “innanzitutto una nuova politica degli investimenti. Senza una ripresa degli investimenti pubblici e privati non si crea lavoro e non si esce da questa situazione”. 

Il segretario generale della Cgil ha chiesto di “sbloccare i cantieri che sono fermi”, nonostante il provvedimento sblocca cantieri, e ha invitato il governo a ricostruire una cabina di regia, perché l’Italia ha “bisogno che ci sia una programmazione”. Un paese unito e non diviso significa che “i diritti vanno garantiti per tutti. Qualsiasi giovane oggi e qualsiasi persona deve avere gli stessi diritti e le stesse tutele in qualsiasi posto di lavoro sia, e in qualsiasi regione sia. Non è accettabile che a seconda di dove sono nato posso essere fortunato o meno, perché ho una sanità migliore o una sanità peggiore. Non può essere che a seconda di dove sono nato ho una scuola oppure non ce l'ho. Non è più accettabile che dentro gli stessi luoghi di lavoro le persone, pur facendo lo stesso lavoro, non abbiano gli stessi diritti e le stesse tutele”. E per cambiare questo, rileva Landini, occorre certamente “un’azione contrattuale, ma si deve anche cambiare le leggi sbagliate che sono state fatte” (evidente il riferimento implicito al Jobs act).

L’altra questione “altamente centrale” sollevata da Landini è la necessità di ridurre la tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati. Al riguardo la proposta avanzata dal governo di 2 miliardi e mezzo sul cuneo fiscale “è troppo poco e deve crescere”. “Venerdì abbiamo un confronto e siamo pronti a fare tante proposte”, ma “oggi è assolutamente necessario, e il governo lo deve capire in modo molto chiaro, che la parola discontinuità e la parola cambiamento le persone le devono percepire nelle loro vite. Capisco che c'è il cambiamento e che c'è la discontinuità se il netto in busta paga per i pensionati e per i lavoratori cresce”, ha sottolineato Landini.

Contemporaneamente occorre un forte impegno contro l’evasione fiscale e il sommerso, anche e soprattutto quello generato dalla criminalità organizzata, ma “bisogna che il governo ce lo dica già adesso e che si assuma l'impegno a trovare il modo di scriverlo con precisione: le risorse che verranno dall'evasione fiscale devono contribuire a ridurre ulteriormente la tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati”. 

I sindacati vanno con fiducia alla trattativa col governo, ma Landini precisa: “Deve essere chiaro che non c’è un tavolo di trattativa che decide un impegno, e poi un altro luogo dove i partiti distruggono tutto”. “Se ci dicono che per cambiare questo paese c'è bisogno di noi, non può essere tattica ma sostanza. Nessuno deve pensare di utilizzare il consenso che noi abbiamo conquistato in questo anno per coprire beghe tra le forze politiche che oggi sono in Parlamento”. 

“Noi vogliamo estendere i diritti a tutti e nel rappresentare il mondo del lavoro, i giovani e i pensionati. Vogliamo essere un soggetto che davvero partecipa alla trasformazione totale di questo paese”, ha aggiunto Landini in un altro passaggio. “Vediamo cosa succederà nei prossimi incontri. Abbiamo apprezzato il cambio di toni, contenuti, argomenti. Ma deve essere chiaro che a questa discussione deve seguire un cambiamento. E, se i risultati non dovessero esserci, insieme dobbiamo fare quello che abbiamo fatto quest'anno. Non esistono governi amici o governi nemici, esistono governi che giudichiamo per quello che fanno. Se vanno nella direzione da noi indicata, siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità. Se dovessero sbagliare strada, ci mobiliteremmo”, ha concluso il leader della Cgil, ricordando alla platea che lo ascoltava (e prendendone l’applauso) che in Italia “non ci sono altri soggetti che abbiano quasi 12 milioni di iscritti, persone che ogni mese pagano la tessera senza che nessuno le costringa a farlo”. 

(d.o.)