La ricerca di un acquirente capace di rilevare l’intero Gruppo Realco, cooperativa logistica che rifornisce e gestisce oltre un centinaio di supermercati e discount nel centro-nord Italia, e salvaguardare tutti i posti di lavoro si è conclusa senza risultati. Il primo verdetto del Tribunale di Bologna ha certificato l’assenza di offerte in grado di garantire una soluzione unitaria e ha reso concreto lo scenario più temuto dai lavoratori: la vendita separata delle diverse attività aziendali.

Per una realtà storica della grande distribuzione emiliana si apre così una fase decisiva. Nei prossimi giorni sarà avviata una nuova asta al ribasso che dovrà individuare potenziali acquirenti per i singoli asset del gruppo. La procedura dovrebbe concludersi entro un mese e rappresenta l’ultima occasione per garantire continuità ad almeno una parte delle attività commerciali.

I punti vendita possono trovare un futuro, la sede resta il nodo più difficile

Dal tavolo di salvaguardia convocato dalla Regione Emilia-Romagna il 17 giugno è emersa una situazione molto differenziata tra le varie componenti del gruppo. Le speranze maggiori riguardano la rete commerciale: l’obiettivo è favorire la cessione del maggior numero possibile di supermercati, consentendo ai lavoratori dei punti vendita di mantenere una prospettiva occupazionale attraverso il passaggio ai nuovi gestori.

Molto più complessa appare invece la situazione della sede storica di via Pertini a Reggio Emilia e del polo logistico collegato. Alcuni operatori avrebbero manifestato interesse per l’immobile, ma senza prevedere il riassorbimento degli attuali dipendenti. È qui che si concentra oggi la principale emergenza occupazionale della vertenza.

Impiegati e magazzinieri sono i più esposti

A pagare il prezzo più alto della crisi potrebbero essere i lavoratori amministrativi e quelli della logistica. In particolare, risultano particolarmente esposti gli occupati di Realco e Flexilog che operano nella sede reggiana e nel magazzino. Per loro l’eventuale vendita degli immobili non coinciderebbe automaticamente con il mantenimento del posto di lavoro. Una prospettiva che rende necessario individuare percorsi di ricollocazione già nelle prossime settimane, senza attendere la conclusione della procedura giudiziaria.

La crisi coinvolge complessivamente circa 400 lavoratrici e lavoratori tra punti vendita, logistica, uffici amministrativi e attività commerciali, con ricadute che interessano direttamente centinaia di famiglie del territorio.

Come si è arrivati a questo punto

La vicenda continua a sollevare interrogativi sulle ragioni che hanno portato al rapido declino di uno dei marchi storici della distribuzione reggiana. Tra le questioni evidenziate dal sindacato figurano l’impatto dell’uscita dei supermercati riconducibili a Manzini & Co, la velocità con cui la situazione economica si è deteriorata e il ruolo del sistema cooperativo locale, chiamato a interrogarsi sulla capacità di cogliere per tempo i segnali della crisi.

Nei giorni scorsi la Cgil aveva inoltre criticato l’atteggiamento delle istituzioni locali, accusandole di essersi affidate alle rassicurazioni dell’azienda nelle prime fasi della vicenda senza promuovere iniziative sufficientemente incisive per anticipare l’emergenza.

Nasce un “tavolo nel tavolo” per cercare nuovi sbocchi occupazionali

La proposta più concreta emersa dall’incontro in Regione porta la firma dell’assessore regionale Vincenzo Paglia. L’idea è quella di creare un gruppo di lavoro dedicato esclusivamente alle prospettive occupazionali delle persone che rischiano di rimanere escluse dalla futura riorganizzazione.

Il cosiddetto “tavolo nel tavolo” dovrebbe coinvolgere organizzazioni sindacali, istituzioni, associazioni datoriali e operatori della grande distribuzione con l’obiettivo di individuare opportunità di impiego per gli eventuali lavoratori in esubero al termine della nuova asta. Una proposta accolta favorevolmente da Cgil, Filcams e Filt, che vedono nell’iniziativa uno strumento utile per affrontare la fase più delicata della vertenza.

La richiesta dei sindacati: nessuno sia lasciato indietro

Per le organizzazioni sindacali il rischio di una pesante crisi sociale sul territorio reggiano è ormai concreto. Con il tramonto definitivo dell’ipotesi di una vendita unitaria, la priorità diventa costruire alternative occupazionali per chi potrebbe restare escluso dalle operazioni di cessione.

Da qui l’appello rivolto a istituzioni, associazioni imprenditoriali e mondo cooperativo affinché nessuna possibilità venga trascurata. La partita non riguarda soltanto il destino di una storica insegna della distribuzione, ma il futuro di centinaia di persone che rischiano di trovarsi senza lavoro nel giro di poche settimane. 

“Le lavoratrici e i lavoratori del gruppo non possono essere chiamati a pagare il prezzo di una crisi di cui non hanno alcuna responsabilità”, affermano Cgil, Filcams e Filt. È attorno a questa richiesta che si giocheranno i prossimi passaggi di una vertenza destinata a segnare il territorio reggiano.