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A più di un mese dall’emergenza provocata dalla cenere dell’Etna, per Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti gli impegni assunti dalla Regione siciliana sono ancora soltanto sulla carta. I sindacati denunciano la mancata predisposizione di un piano strutturato per affrontare le emergenze legate all’attività del vulcano e di un fondo destinato a riconoscere il lavoro svolto dal personale aeroportuale durante le chiusure del mese scorso dello scalo di Catania.
In quei giorni l’aeroporto di Fontanarossa era stato costretto a sospendere l’attività a causa della cenere vulcanica: l’8-11 agosto erano stati cancellati circa 700 voli e il 13 agosto la chiusura era stata ulteriormente prorogata.
“Le nostre richieste sono state accolte ma ad oggi nessun piano, nessun fondo, nessuna comunicazione”, scrivono le segreterie regionali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Secondo le organizzazioni, durante le chiusure gli aeroportuali hanno garantito l’operatività dello scalo lavorando con turni prolungati, in condizioni ambientali gravose e gestendo direttamente le conseguenze dei disagi per i passeggeri.
Il piano per le emergenze e il nodo della sicurezza
Per i sindacati la questione non riguarda soltanto la gestione della prossima emergenza, ma la necessità di definire procedure stabili per un fenomeno che potrà certamente ripresentarsi. L’attività eruttiva dell’Etna ha già avuto ripercussioni sugli aeroporti siciliani e l’Enac, durante l’emergenza di agosto, aveva richiamato alla necessità di coordinare le azioni tra gli scali e di garantire la sicurezza dei voli.
“La gestione di un’emergenza di carattere strutturale non può essere affidata a tavoli pletorici, privi delle professionalità specifiche che la materia richiede”, affermano Alessandro Grasso, segretario regionale Filt Cgil, Dionisio Giordano, segretario regionale Fit Cisl, e Katia Di Cristina, segretaria regionale Uiltrasporti.
Nel mirino c’è anche il confronto successivo a quello del 13 agosto, al quale le tre organizzazioni spiegano di non avere preso parte. La ragione, riferiscono, è stata la presenza di soggetti considerati estranei al trasporto aereo. Per i sindacati, il confronto tecnico si sarebbe così trasformato in una “platea generica e dispersiva”.
Sul fronte della tutela dei lavoratori, le organizzazioni richiamano inoltre il decreto legislativo 81/2008 sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sostenendo la necessità di valutare e prevenire anche i rischi connessi all’esposizione al particolato vulcanico.
I sindacati: pronti a lavorare con Enac sul backup
Il tema del piano operativo torna adesso al centro anche alla luce delle dichiarazioni del commissario straordinario dell’Enac Carlo Mearelli che ha sostenuto la necessità di effettuare un “backup strutturato” dell'aeroporto Fontanarossa per affrontare le conseguenze dell’attività dell’Etna.
“È ciò che chiediamo da mesi”, sottolineano Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, che dichiarano la propria disponibilità a lavorare con Enac alla definizione del piano. L’idea è mettere in rete gli altri aeroporti siciliani e il trasporto pubblico, così da garantire la continuità della mobilità anche quando Fontanarossa deve ridurre o sospendere le operazioni.
La richiesta alla Regione è quindi quella di convocare un nuovo tavolo, questa volta limitato ai soggetti direttamente coinvolti nel sistema dei trasporti: Enac, gestori degli aeroporti siciliani, compagnie aeree, società di handling, aziende del trasporto pubblico, Trenitalia e organizzazioni sindacali di settore.
Tra le priorità indicate dalle tre organizzazioni c’è anche il fondo per riconoscere il lavoro svolto dalle maestranze durante l’emergenza. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un piano operativo prima di una nuova fase eruttiva, evitando che la gestione della cenere torni a essere affrontata soltanto quando l’emergenza è già in corso.






















