“La manovra toglie il respiro al mondo del lavoro, ai pensionati, ai cittadini in difficoltà”. È senza appello il giudizio del segretario generale Cgil Maurizio Landini sulla legge di bilancio che sta per varare il Governo Meloni, motivato oggi (martedì 31 ottobre) in un’intervista al quotidiano La Stampa.

“Una manovra che non affronta la questione salariale”, prosegue: “Il governo, invece che intervenire là dove è partita l'inflazione, cioè dai profitti, taglia sul fronte di lavoro e salari. Senza contare che colpisce la sanità, le pensioni e aumenta le tasse”.

La conseguenza è fin troppo diretta: “Con la Uil abbiamo proclamato uno sciopero nazionale di otto ore e manifestazioni articolate in tutta Italia. S'inizia il 17 novembre e si finisce il 1° dicembre. La misura è colma, non c'è scelta”.

Fisco

“La legge delega non allarga la base imponibile, mette in discussione il principio della progressività, non combatte l'evasione fiscale, non interviene con decisione sulle rendite finanziarie e immobiliari”, afferma il leader sindacale, rilevando che così “non si liberano le risorse necessarie per investire nella sanità pubblica e nella scuola, per far ripartire il Paese”.

Operazione-verità anche sullo sbandierato calo del cuneo fiscale. “Quello c'era già ed è un provvedimento temporaneo, lo avevamo ottenuto con gli scioperi già al tempo del Governo Draghi”, argomenta Landini, precisando che “dal 1° gennaio non entra nulla di nuovo: sono sette euro netti mensili per chi guadagna 20 mila euro lordi, con un’inflazione cumulata del 16,9% in tre anni”.

L’aumento dell'Iva sui pannolini dimostra che il governo “cerca di recuperare soldi ovunque, ma non va a prenderli dove sono. Davanti ai conti che non tornano, rispondono con le una tantum”. Un altro esempio? “Guardate la figura sulle banche: hanno annunciato sfracelli, ma non recuperano nulla, mentre calano i salari e aumentano i profitti”.

Pensioni

Il “capolavoro” del governo, però, è il peggioramento della legge Fornero: “Per confermare quota 103 ricalcolano la componente retributiva, cosicché se uno va in pensione perde mediamente il 15 per cento”. E ancora: “Il settore pubblico subisce la revisione delle aliquote, che è pure incostituzionale, perché tocca diritti acquisiti. E per giovani e donne si aggrava la situazione”.

Per il segretario generale Cgil, dunque, l’esecutivo “fa cassa con la previdenza, compresa la non piena rivalutazione degli assegni pensionistici, dopo aver anche tagliato il reddito di cittadinanza. In sintesi, è una manovra sbagliata e socialmente inaccettabile”.

La crisi della democrazia

“Il governo non ha discusso la manovra finanziaria con le parti sociali, poi la maggioranza l'ha sequestrata vietando gli emendamenti”, rimarca Landini: “È un’idea di gestione delle relazioni che umilia la democrazia e fa arretrare il Paese”.

Per il segretario generale Cgil stiamo vivendo “una crisi della democrazia. Quando il 50 per cento non vota, vuol dire che c'è una maggioranza che non si riconosce in nessuno. Anziché ascoltare gli elettori e affrontare i loro problemi, si fanno scelte sbagliate, come riformare la Costituzione e l'autonomia differenziata”.

La Via Maestra

“Il 7 ottobre c'è stata una manifestazione che non si vedeva da decenni, un percorso che ha messo insieme sindacato e mondo associativo”, sottolinea: “La Via Maestra è applicare la Costituzione, non cambiarla. La sanità è in crisi, l'economia non riparte, la spesa sociale scompare”.

E ancora: “Eurostat rileva che il 63% di italiani non arriva alla fine del mese. Istat avverte che la povertà assoluta è aumentata. Di fronte a questo, il problema è l'elezione diretta del premier? Non raccontiamoci storie”.

Lo sciopero

“È lo strumento che i lavoratori hanno quando non vengono ascoltati”, dice Landini: “Non siamo noi che votiamo in Parlamento, non siamo noi al governo. Anche il conflitto, quando è necessario, diventa un mezzo democratico. Adesso, lo è. Soprattutto perché la Cgil ha ascoltato più di 30 mila assemblee sui luoghi di lavoro, pubblici e privati. Abbiamo chiesto loro di votare. E hanno scelto il confronto, pronti allo sciopero”.

Il rapporto col governo

“L’esecutivo ha scelto di non confrontarsi con il sindacato e non ha seguito le nostre richieste”, sottolinea Landini: “Hanno fatto promesse che non sanno come realizzare, così cercano di dare la colpa a qualcun altro. Sulle pensioni fanno il contrario di quello che serve. Puntano sulla sanità privata. Parlano di asili e tagliano gli investimenti previsti dal Pnrr”.

L’ultima battuta è per i vertici con l’esecutivo. “I tavoli sono stati finti e finto è stato l'incontro sulla manovra”, conclude Landini: “Questo è solo l'inizio. Hanno fatto finta di chiederci cose ne pensassimo. Quando la democrazia viene messa in discussione, la risposta deve essere praticare la democrazia. Non ci fermeremo, è il nostro impegno”.