“Questo governo vuole uscire dalla Costituzione, noi chiediamo di applicarla”. È questa la richiesta che sabato 17 verrà dalla piazza della Via Maestra, spiega il segretario generale Cgil Maurizio Landini, intervistato oggi da Repubblica. Una piazza che pretende “lavoro non precario, salari e pensioni dignitose, sanità, istruzione, casa e una vera riforma fiscale. I giovani cercano un futuro, la Cgil deve mettersi a loro disposizione. Vogliamo unire le lotte, dall’ex Ilva agli studenti con le tende, per ottenere risultati in Italia e in Europa”.

Sabato, dunque, Roma si riempirà di migliaia di persone per dire al governo che “la gente sta peggio di quattro o cinque anni fa. I giovani vanno via, chi resta pianta le tende per l’emergenza casa. Tanti anziani, e non solo, non hanno soldi per curarsi. Le diseguaglianze aumentano: i ricchi sono sempre più ricchi, gli altri non arrivano a fine mese”.

La manovra finanziaria

“Salari e pensioni sono la prima vera emergenza”, argomenta Landini: “Dipendenti e pensionati hanno pagato oltre 30 miliardi di tasse in più dal 2022 al 2025 per il fiscal drag. Vanno rivalutati automaticamente scaglioni e detrazioni. Con il taglio ipotizzato dell’Irpef, se mai lo faranno, chi guadagna 51 mila euro lordi risparmierebbe 100 euro. Ma continuerà a pagarne anche quest’anno 1.500 netti in più per il fiscal drag. Neutralizzare il drenaggio significa restituire quest’anno più di quattro miliardi a lavoratori e pensionati”.

Landini pone l’accento anche sulla questione della spesa militare: “Hanno accettato di portarla al 5 per cento del Pil, e siamo solo all’inizio. Non si sta costruendo una difesa europea comune, ogni Paese si riarma. Per fermare le guerre serve un’azione politica e diplomatica dell’Europa”.

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Riguardo i fondi per l’energia, il leader Cgil sottolinea la necessità di “un piano strutturale sulle rinnovabili. Partiamo dall’ex Ilva e investiamo nella decarbonizzazione con il preridotto e i forni elettrici. Quei lavoratori non vogliono la cassa integrazione, vogliono lavorare. Serve un intervento pubblico”.

Ma dove prendere i soldi? I soldi vanno presi “dove sono. Basta flat tax. Irpef e progressività devono valere per tutti i redditi: rendite finanziarie, immobiliari e profitti. Un piccolo contributo di solidarietà sui 500 mila più ricchi del nostro Paese darebbe 25 miliardi da destinare per lavoro, sanità, istruzione, industria e casa. Non farlo è una scelta politica”.

Le morti sul lavoro

“Le morti sul lavoro sono un modello d’impresa che uccide”, commenta Landini: “Appalti, subappalti al massimo ribasso, sfruttamento, lavoro nero e bassi salari mettono in conto che si possa morire: qualcun altro farà il tuo lavoro. Si rompe la solidarietà, ognuno deve arrangiarsi, la competizione è tra persone: una logica devastante. Nelle prossime settimane presenteremo due proposte di legge: una sugli appalti e contro il massimo ribasso e una per la sanità pubblica”.

La rappresentanza

Entro ottobre, quindi prima dei rinnovi contrattuali, si dovrebbe chiudere l’accordo con Cisl, Uil e 13 associazioni d’impresa sulla rappresentanza. “Basta contratti pirata”, afferma il leader sindacale: “Servono rappresentanza misurata e certificata, diritto di voto per tutte le lavoratrici e i lavoratori, sicurezza e formazione per tutti, contrattazione e partecipazione. Il contratto nazionale deve tutelare e aumentare il potere d’acquisto”.

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La nuova legge elettorale e la torsione autoritaria

“È incostituzionale. Parlano di Terza Repubblica: vogliono uscire dalla Costituzione”. Per il segretario generale Cgil “questa legge mette in discussione il ruolo del capo dello Stato e l’uguaglianza del voto. Un voto pesa più di un altro. Chi è minoranza nel Paese può avere la maggioranza per fare quello che vuole”.

Una legge elettorale che ben dimostra la torsione autoritaria messa in atto dal governo. “Hanno tentato di colpire l’indipendenza della magistratura e hanno perso il referendum”, conclude Landini. “La Consulta ha bloccato l’autonomia differenziata, ma vanno avanti uguale. Hanno tentato di fare il premierato con una legge ordinaria, votata con la fiducia, senza confronto. E con i decreti sicurezza peggiorano il diritto di sciopero”.