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C’è anche la pace, al centro de La Via Maestra, la manifestazione nazionale convocata a Roma, il prossimo 17 ottobre, da oltre cento associazioni, inclusa la Cgil. La pace da un lato e il no al riarmo dall’altro: i promotori mettono in relazione esplicita l’aumento per le spese militari e la sottrazione di risorse alle politiche e alle priorità sociali. Il no si dispiega in un menu che include: no alla conversione dell’economia in economia di guerra, stop all’aumento della spesa militare, investimenti su diplomazia, cooperazione e disarmo.
In Italia il riarmo sta toccando livelli da record. “Il cuore del Documento di finanza pubblica – ricorda Christian Ferrari, segretario confederale Cgil – è il più rilevante incremento di sempre della spesa militare, fatto, peraltro, indebitando ulteriormente il Paese. Ben 14 miliardi in più saranno infatti destinati al riarmo nel prossimo biennio, mentre imperversano la crisi economica e quella sociale”.
È allarmante che questo sia l’unico capitolo di spesa che aumenta, mentre gli altri si riducono per portare il deficit al 2,3% entro il 2029. Una manovra che si traduce in meno risorse per salari, pensioni, sanità, istruzione, casa, servizi pubblici. Una drammatica sottrazione di risorse ai pilastri di una democrazia fondata sullo stato sociale. Intanto l’inflazione cresce, l’Italia ha i salari fermi da decenni e l’energia più cara d’Europa, e un drenaggio fiscale che impoverisce lavoratori e pensionati. C’è una formula per sintetizzare tutto questo: “Austerità e riarmo”.
In base all’ultimo rapporto Sipri (Stockholm international peace research institute) l’Italia è dodicesima al mondo per spesa militare, ma nel 2025 cavalca con un +20% sul 2024 (1,9% del pil).
“Contro questa linea politica sbagliata e autolesionista, che non solo danneggia le persone che rappresentiamo, ma compromette le stesse prospettive di crescita della nostra economia, scenderemo in piazza il prossimo 17 ottobre a Roma con ‘La Via Maestra’”, chiosa sempre Ferrari.
“La risposta ai bisogni dei lavoratori non è mai stata la guerra. Il lavoro, i diritti, lo sviluppo e la giustizia muoiono nelle guerre”, ha dichiarato Maurizio Landini, numero uno della Cgil, pochi giorni fa in un’iniziativa europea. Ma Bruxelles – secondo Landini – invece di rafforzare il modello sociale e i valori di pace, democrazia e solidarietà, sta seguendo la strada degli Stati Uniti di Trump.
Di fatto la manifestazione del 17 ottobre non parla solo all’Italia ma si espone in un contesto necessariamente globale. È tutto il mondo che si va riarmando. Il Sipri fotografa il nuovo record della spesa militare mondiale: 2.887 miliardi di dollari (+2,9%). Stati Uniti, Russia e Cina pesano per quasi il 60% del totale. Russia: 190 miliardi (+5,9%). Cina: 336 miliardi (+7,4%). Ma è l’Europa l’area che cresce di più: +14% complessivo, +16% in Europa centrale e occidentale. Germania 114 miliardi (+24%), Polonia +23%, Spagna +50%.
Per quanto riguarda le zone di guerra: l’Ucraina spende 84,1 miliardi (+20%, settimo Paese), e Israele 48,3 miliardi (- 4,9%). I 32 Paesi della Nato raggiungono complessivamente 1.581 miliardi (quasi il 55% della spesa mondiale), e i membri europei arrivano a 559 miliardi (il 35% dell’Alleanza).
Secondo la Rete italiana pace e disarmo, “quando questi aumenti si materializzeranno nelle statistiche dei prossimi anni, il ‘record storico’ del 2025 apparirà come una tappa di passaggio verso cifre ancora più vertiginose”. Si tratta di cifre che rendono “ancora più urgente un cambio di rotta verso il disarmo e la diplomazia multilaterale”.
Proprio la Rete, assieme a Sbilanciamoci!, motiva la sua adesione alla manifestazione romana: “Saremo in piazza contro l’economia di guerra, a favore di un’economia di pace fondata su un modello di sviluppo che abbia al centro la lotta ai cambiamenti climatici, i diritti, il lavoro, l’istruzione, la salute, il welfare, fondata sull’interesse di tutti e non di pochi”.
“Saremo in piazza – concludono – per chiedere la riduzione delle spese militari, politiche di pace in grado di arginare i conflitti, la riforma e il rafforzamento delle Nazioni Unite”.
























