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Era abbastanza prevedibile dopo i voti di fiducia, troppi e inappropriati ad una legge elettorale, è arrivato anche il voto definitivo, la nuova legge elettorale voluta strenuamente da Meloni per paura di perdere le elezioni se si fosse votato con i collegi, è stata approvata definitivamente dal Parlamento con 227 sì e 164 no.
“La forzatura sulla legge elettorale, a maggioranza e a colpi di fiducia, si è definitivamente compiuta. A nulla sono valsi gli appelli di tanta parte della società civile alla condivisione delle regole con l’opposizione e le critiche, più che motivate, degli esperti che hanno rilevato diversi e gravi profili di incostituzionalità”. È il commento del segretario nazionale della Cgil Christian Ferrari.
Una forzatura, non solo per il ricorso forsennato ai voti di fiducia, indice di grande debolezza della presidente del Consiglio che non si è fidata della sua maggioranza, ma anche perché a nulla son servite le audizioni di costituzionalisti e giuristi, ovviamente appartenenti a diversi schieramenti politici, quasi all’unanimità contrari a quel testo. E con motivazioni, appunto, che ne mettono in dubbio la costituzionalità su diversi punti. Dalla enormità del premio di maggioranza assegnato a una minoranza. E poi le finte preferenze, il listone bloccato, il non inserimento della norma che garantiva la rappresentanza femminile, fino ad arrivare al numero di firme necessario per presentare le liste se non si è presenti in Parlamento, davvero troppe.
E a muoversi per chiedere che quella legge non venga promulgata anche tante tantissime donne. Due giorni fa la Casa delle donne di Modena ha lanciato una lettera aperta al presidente della Repubblica Mattarella, “Senza le donne non è democrazia”. Nel testo si legge, tra l’altro: “Appellandoci al Suo giudizio imparziale siamo nello specifico a richiedere il Suo intervento in merito ai possibili profili di incostituzionalità rispetto all’osservanza del principio d’uguaglianza formale e sostanziale tra tutti i cittadini ‘senza distinzione di sesso’”. In due giorni, in calce alla Lettera, sono state già raccolte centinaia di firme e l’adesione di numerose associazioni femminili e femministe.
Il modo con cui quel testo è stato approvato forzando il Parlamento e le sue regole, secondo Ferrari, “è la conseguenza del considerare le istituzioni non un bene comune da preservare, ma una proprietà di cui poter disporre a piacimento. Così, avremo un Parlamento di nominati e non di eletti, con molte meno donne, che non rispecchierà la realtà politica del Paese, consegnando a una minoranza non solo il potere esecutivo, ma anche il controllo di tutti gli organismi di garanzia, compresa la Presidenza della Repubblica”.
Dicevamo dei costituzionalisti, Costituzione e Democrazia nasce dai 160 costituzionalisti del Comitato per il No al referendum sulla giustizia, settimane fa lanciarono un appello affinché quel testo non venisse approvato, hanno organizzato due convegni – uno a Roma e uno a Milano – per illustrare le ragioni di tale contrarietà. Ora, assieme a giuristi e avvocati hanno preparato i ricorsi da presentare nelle Corti di appello per attivare il percorso che li parti alla attenzione della Consulta. Lunedì 12 ottobre, in una conferenza stampa, Pietro Adami e Enrico Grosso e Roberto Zaccaria, esponenti della Rete per un voto libero e uguale, illustreranno il percorso dei ricorsi contro la legge elettorale con l’obiettivo di arrivare ad una pronuncia della Corte costituzionale prima del voto.
Anche la Cgil confida che la Corte si pronunci prima del voto smontando la legge. Dice, infatti, ancora Ferrari: “È quello che auspichiamo, nella convinzione che l’Italia soffra di una crisi di rappresentanza, non di governabilità, come conferma il governo più longevo della repubblica che non solo non ha saputo né voluto affrontare un’emergenza sociale senza precedenti, ma è riuscito addirittura a peggiorarla”.
È il popolo del referendum di marzo che si rimette in cammino, il primo appuntamento è il 17 ottobre, è la manifestazione convocata dalla Via Maestra, la rete composta da oltre cento associazioni, tra cui la Cgil e numerose realtà della società civile, per la difesa e la piena attuazione della Costituzione.
L’appuntamento è alle 13.30 in piazza della Repubblica a Roma per sfilare per le vie della capitale fino ad arrivare a Piazza del Popolo.
























