Primi passi della azienda, ma ancora insufficienti. Questo il commento di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil all’incontro che si è tenuto martedì 14 a Roma, presso la sede del ministero delle Imprese. Nel corso della riunione Electrolux ha sostenuto che, se si riuscisse a recuperare competitività su energia, produttività del lavoro e modifica della tassa Cbam (ossia la “tassa sul carbonio” dell'Unione Europea), il piano industriale potrebbe essere in parte modificato.

“Un’azione forte su questi tre ambiti, a detta della direzione aziendale, consentirebbe di tenere a Forlì la produzione di circa 200 piani cottura sui 400 mila attuali, nonché della grande maggioranza dei forni, di cui nel piano originario si prevedeva la delocalizzazione di circa il 25 per cento”, spiegano i sindacati, aggiungendo che questo “consentirebbe inoltre di provare ad attirare nuove tipologie di forni”.

La medesima azione “a Susegana consentirebbe di attirare nuovi prodotti, così da mantenere il livello dei volumi attuali seppure con un diverso mix; a Porcia consentirebbe di trasferire nuove gamme di lavatrici, così da passare da 500 mila a 600 mila annue, ma resterebbero comunque non difendibili le circa 200 mila lavasciuga”.

Ragionamento differente si pone invece per Solaro, che a detta della direzione di Electrolux “dovrebbe recuperare con la crescita dei volumi europei la perdita delle circa 100 mila macchine destinate al Nordamerica, fino ad arrivare alla assai ambiziosa previsione di 700 mila pezzi annui”.

Per quanto concerne gli staff, Electrolux ribadisce l’intenzione di procedere a una riorganizzazione con conseguenti esuberi. Infine, per Cerreto d’Esi la direzione di Electrolux ha dichiarato "di non essere stata in grado di trovare una soluzione, pur dicendosi impegnata a cercarla”.

Fiom, Fim e Uilm giudicano “insufficienti i passi fatti da Electrolux, per via naturalmente delle mancate risposte su Cerreto, ma anche per le aperture solo parziali negli altri stabilimenti, che non escludono del tutto le delocalizzazioni, essenzialmente dirette verso la Polonia, la Cina e la Thailandia”.

I sindacati evidenziano che “i cambiamenti del piano industriale prospettato dalla direzione aziendale restano condizionati a importanti azioni di recupero di competitività, in gran parte fuori dalla portata di sindacato e impresa, come la modifica della normativa europea del Cbam e il taglio del costo della energia. Non è chiaro come Electrolux vorrebbe recuperare competitività sul versante del costo del lavoro, giacché da una parte l’abbassamento degli stipendi sarebbe del tutto inaccettabile e dall’altra gli incrementi di produttività trovano il limite invalicabile della salute e della sicurezza sul lavoro, nonché della necessaria applicazione degli accordi già siglati”.

A preoccupare, infine, sono anche “le linee guida di riorganizzazione degli staff, a fronte di processi gestiti con l’Intelligenza artificiale e la digitalizzazione sono confermati 725 esuberi”. Le tre sigle così concludono: “Al prossimo incontro del 21 luglio chiediamo a governo e Regioni di mettere in atto quelle azioni strutturali indispensabili a rilanciare il settore degli elettrodomestici e a sbloccare la vertenza”.