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La voce arriva distante e sembra portarsi dietro la terrificante canicola del mezzogiorno nel sud della Sicilia. Lui si chiama Antonio e sta andando a pranzo. È sceso giù dai ponteggi del cantiere nel quale sta lavorando a Trapani mentre la temperatura percepita urla 38°.
Nel suo fortissimo accento siciliano ce lo dice senza mezzi termini: “Qui ci vogliono ammazzare”. Ogni mattina di questa estate torrida che sta polverizzando ogni record di temperature Antonio attacca in cantiere alle 7:30 e va avanti fino alle 4 del pomeriggio, con un’ora di pausa pranzo tra le 12 e le 13. “Ma quando riprendi all’una, l’una e un quarto, il caldo ti squaglia letteralmente. Troppo dura”.
Per due settimane si erano fermati grazie all’intervento dei sindacati, ci dice. Poi lunedì 27 luglio il cantiere è ripartito. “Con questo caldo rischi tanto. Ti può venire un infarto, un colpo di calore e cadi giù dal ponteggio. Non ci sono controlli, e chi potrebbe controllare e bloccare i lavori, quando passa neanche si ferma”.
Lavorate sempre all’esterno? “Purtroppo sì. Adesso, in questo cantiere, stiamo ristrutturando un palazzo, lavoriamo tanto sul tetto, siamo esposti fuori tutto il tempo, non siamo mai dentro, spesso siamo anche sulle impalcature”.
C’è l’ordinanza ma poi, di fatto? “La verità è che ai lavoratori non li vuole aiutare nessuno – dice con amarezza Antonio –. Ci fanno morire e tanti saluti”.
“Abbiamo il numero dei sindacalisti ed è grazie a loro se siamo riusciti a fermarci per due settimane, ma uno si spaventa a chiamarli, magari poi ci licenziano se lo vengono a sapere. Io ho tre bambini, non voglio restarci secco al cantiere, ma qui è davvero da morire di caldo”.
























