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“Concedere la cassa integrazione per cessazione di attività, almeno per le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Portico di Romagna”. È questa la richiesta della Fiom Cgil Forlì e Cesena al tavolo che si tiene oggi (venerdì 29 maggio) in Regione Emilia Romagna, sulla vertenza Bipres.
“La crisi della storica azienda metalmeccanica della Valle del Montone, con stabilimenti a Rocca San Casciano e Portico di Romagna, si avvia verso l’epilogo più amaro”, spiega il sindacato: “Decine di lavoratrici e lavoratori senza certezze, famiglie lasciate senza reddito e un territorio ancora una volta impoverito”.
Dopo il cambio di proprietà del 2014, con l’ingresso alla guida di Terenzio Maria Servetti, Riccardo Ragazzini e Romano Monti, l’azienda ha progressivamente perso commesse, capacità produttiva e prospettiva industriale. “Alla crisi del settore – argomenta la Fiom – si sono sommate scelte gestionali profondamente contestate, l’assenza di investimenti, una gestione interna opaca e divisiva e, soprattutto, la mancanza di un vero piano industriale capace di dare futuro agli stabilimenti e al lavoro”.
La Fiom rileva che “la situazione è precipitata con la liquidazione giudiziale. Oggi le lavoratrici e i lavoratori dello stabilimento di Rocca San Casciano restano sospesi, senza salario e senza contributi, mentre una parte dei dipendenti di Portico di Romagna continua a lavorare con orario ridotto, in una condizione di incertezza pesantissima”.
Per i metalmeccanici Cgil questa vicenda non è una fatalità: “È il risultato di scelte precise, compiute nel corso degli anni da chi ha avuto la responsabilità della gestione aziendale. Le responsabilità del collasso di una delle realtà industriali più importanti della Valle del Montone hanno nomi e cognomi: Riccardo Ragazzini, Terenzio Servetti e Romano Monti”.
Ora sarà responsabilità della curatrice attivare tutti i passaggi necessari per “richiedere l’autorizzazione e garantire almeno una tutela minima a chi, dopo anni di lavoro, rischia di ritrovarsi senza stipendio, senza contributi e senza prospettiva”.
La Fiom rileva però che “in precedenza è stata negata la possibilità di estendere questa misura a tutti i dipendenti, compresi quelli dello stabilimento di Rocca San Casciano. Una scelta che, se confermata, produrrebbe una divisione inaccettabile tra lavoratori della stessa azienda e della stessa crisi”.
Il comunicato sindacale così conclude: “Continueremo a sostenere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori della Bipres, senza distinzioni tra stabilimenti, chiedendo che nessuno venga abbandonato e che le responsabilità di questa crisi non vengano scaricate, ancora una volta, sulle spalle di chi ha lavorato per anni dentro quelle fabbriche”.






















