La Commissione europea dice “no” al tetto del 30% nelle classi deciso dal governo italiano per ragazze e ragazzi di origine straniera. La pronuncia è arrivata a seguito di un’interrogazione presentata dal gruppo Pd a Bruxelles. La vicepresidente dell’esecutivo Ue, Roxana Mînzatu, ha risposto per scritto ricordando che i trattati “vietano la discriminazione in base alla nazionalità”. Valditara non se ne cura e annuncia che andrà avanti: “L'istruzione - ha dichiarato - non è una materia di competenza esclusiva della Ue” e “come indicano tutti i report internazionali, la norma è a favore della integrazione” perché riferita “a quegli stranieri che non conoscano la lingua e dunque non realizza alcuna discriminazione”.

La presa di posizione è stata invece accolta con grande soddisfazione dalla Flc Cgil che, per bocca della segretaria generale Gianna Fracassi, che rimarca come “la Commissione europea ci ha dato ragione e ha dato ragione alla Costituzione italiana e a tutte quelle scuole, quegli insegnanti, quel personale scolastico che, sfidando anche lo stesso ministero, hanno appeso fuori dalle aule la scritta ‘qui nessuno è straniero’ oppure ‘articolo 34’ perché la scuola è aperta”.

Grande apprezzamento anche dalla Rete degli studenti medi: “È una conferma importante di quello che sosteniamo da tempo: dividere studenti e studentesse sulla base della nazionalità è una scelta discriminatoria, che contrasta con i principi di uguaglianza e non discriminazione su cui si fonda l'Unione europea. La scuola deve garantire a tutte e tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità, senza creare categorie di studenti di serie A e di serie B”, dichiara Angela Verdecchia, coordinatrice nazionale.

Per Verdecchia “ancora una volta il governo Meloni sceglie di utilizzare la diversità come strumento di propaganda, distogliendo l'attenzione dai problemi reali che attraversano le nostre scuole: il definanziamento dell'istruzione pubblica, la carenza di personale, l'edilizia scolastica inadeguata e la mancanza di investimenti. Invece di costruire nuove divisioni, servirebbero risorse, strumenti per l'integrazione e politiche capaci di garantire a ogni studentessa e ogni studente un percorso scolastico dignitoso”.

Per tutto questo, conclude la coordinatrice, “il 20 novembre saremo nelle piazze di tutta Italia per chiedere più risorse per l'istruzione pubblica, maggiori investimenti e il ritiro immediato del Dl scuola. Vogliamo una scuola che non lasci indietro nessuno, che non discrimini e che garantisca a tutte e tutti il diritto di studiare e crescere insieme”.