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Tra il 2019 e il 2026 la popolazione giovanile, di età compresa tra 18 e 35 anni, residente in Sicilia, è diminuita di 96.328 unità, pari al 9,6% (da 1.036.709 a 939.880). Considerando che nelle stesse fasce d’età e nello stesso periodo i giovani stranieri residenti sono aumentati di 5.294 unità (+ 8,28%), passando da 63.941 a 69.235, si deduce che al netto di questo dato la percentuale di migrazione giovanile di siciliani e siciliane è anche superiore.
Ogni anno 30 mila ragazzi e ragazze si iscrivono alle università del Nord
Non si tiene conto peraltro di chi studia o lavora stabilmente fuori dalla Sicilia ma ha mantenuto nell’isola la residenza. Ogni anno 30 mila ragazzi e ragazze si iscrivono alle università del Nord. Lo rivela uno studio della Cgil Sicilia basato su dati Istat. “Numeri – sottolinea il segretario generale del sindacato Alfio Mannino – che confermano la continua emorragia delle forze più fresche della società siciliana che scelgono o sono costrette a emigrare in cerca di migliori opportunità di vita e di lavoro”.
Tra il 2025 e il 2026 la perdita di residenti tra 18 e 35 anni è stata di 1.359 unità pari allo 0,14%. Un’emorragia che nell’arco di un anno vede coinvolte soprattutto chi ha 31 e 32 anni e giovani di 18, 19, 20, 24, 30, 34 anni. “Un quadro variegato – commenta Mannino – che rivela l’alto numero di chi per età si presume vada via per ragioni di studio, probabilmente per non fare più ritorno e chi per lavoro. Il diritto allo studio – sottolinea – non è del resto garantito nella nostra regione per mancanza di servizi, alloggi, interventi seri di abbattimento della contribuzione universitaria. Tantomeno quello al lavoro in un contesto che ha visto il tracollo dell’apparato produttivo e la mancanza di interventi sull’innovazione e per la valorizzazione di nuove competenze e nuove professioni, cosa che determina un’emigrazione anche di laureati e di persone altamente qualificate”.
L’analisi della Cgil rivela che tra il 2019 e il 2026 le variazioni in negativo più significative si hanno dai 26 ai 30 anni con punte di oltre il 15% tra i giovani di età compresa tra 28 e 30 anni. Tra i 21 e i 29 anni si registrano invece gli incrementi più significativi di stranieri il cui numero aumenta in termini rilevanti dal punto di vista statistico ma non numerico, anche se ci sono province, come quella di Ragusa, dove l’apporto degli stranieri residenti, +2.621 pari a +27,06% fa scendere la variazione percentuale in negativo al -2,20% (- 1.524 persone).
Per quanto riguarda il dato del saldo al netto della migrazione internazionale relativo agli anni presi in considerazione, a perdere il 14,32% dei propri giovani, la quota più consistente, è stata la provincia di Enna (-4.694)., seguita da Caltanissetta con - 12,29% ( -6.571 unità), Agrigento, -11,80% ( -10.063 unità), Palermo con – 10,61% (- 26. 416 unità), Trapani ( -10, 23% pari a -8.210 giovani) ,Catania con – 9,54% ( - 21.179 persone), Messina con – 11,84% (- 13.685 giovani), Siracusa ( 9,55% pari a -7.160 unità), Ragusa ( -6,97% pari a -4.145 unità). In termini numerici l’emorragia più consistente la soffrono le città metropolitane: Palermo, Catania e Messina perdono 61.280 giovani. In termini percentuali sono invece le aree interne, Enna e Caltanissetta , a perdere di più.
I dati in positivo dell’immigrazione internazionale, con l’esclusione della provincia di Caltanissetta che perde il 18,99% dei giovani stranieri (-623), e di Catania che perde il 21% ( -138), “aggiusta” in positivo percentuali e numeri, come detto per Ragusa, ma anche per Messina, dove il 28,10% in più di stranieri residenti (+2.154) porta la variazione di residenti al -9,36%, ridimensionando il calo del 2,48%.
Mannino, Cgil Sicilia: “Una persona su due ha un contratto precario o un contratto pirata”
“Oltre alle criticità sul fronte del diritto allo studio – osserva Mannino – e la mancanza di opportunità di lavoro, va considerato che il lavoro, quando c’è, è lavoro povero, caratterizzato da precarietà, discontinuità, bassi salari. Una persona su due ha un contratto a tempo determinato o un contratto pirata, con retribuzione e diritti diminuiti. Il governo regionale parla di aumento del Pil –sottolinea –, ma cantare vittoria quando i dati dell’emigrazione giovanile e dello spopolamento, soprattutto delle aree interne, non cambiano, è fuori luogo e velleitario, pura propaganda. Finché non ci saranno mutamenti strutturali e un cambiamento nel modello di sviluppo – dice Mannino – è difficile ipotizzare una reale inversione di tendenza”.
Aggiunge la segretaria confederale regionale, Gabriella Messina: “I giovani devono potere avere il diritto di restare o di tornare nella propria terra. Affermarlo significa riconoscere un diritto individuale e garantire alla Sicilia di non perdere le energie migliori che possono contribuire a porre le basi per un nuovo modello di sviluppo. Ci sono tante associazioni giovanili in campo per il diritto alla restanza e la Cgil è con loro e continuerà a sviluppare iniziative perché la Sicilia possa superare le tante criticità aperte e diventare una terra piena di opportunità”.
























