Nella piscina romana di Tor tre teste i gestori hanno deciso che in alcune fasce orarie di alcuni giorni della settimana l’ingresso è consentito solamente alle donne, che possono indossare costumi di qualsiasi genere, burkini compreso. Questo con lo scopo di riservare maggiore privacy alle donne musulmane e di consentire loro di farsi un bel bagno refrigerante in queste caldissime giornate estive senza incorrere in trasgressioni alla loro fede religiosa.
L’iniziativa è stata usata a pretesto per fare partire una serie di notizie false, come quella secondo la quale sarebbe consentito l’ingresso in piscina alle sole donne musulmane, e le consuete polemiche. A destra si è andati dal sostenere (falsamente) che non si può interdire l’accesso alla piscina alle donne non musulmane all’annunciare un’interrogazione ai ministri di Sport e Interni affermando che quello delle piscina in causa è esperimento di “introdurre norme islamiche nelle nostre vite” e che non consentire agli uomini l’ingresso è discriminazione di genere.
Anche noi lo usiamo a pretesto, ma per fare un’analisi del tentativo in atto di divulgare l’islamofobia con una studiosa e ricercatrice, Sumaya Abdel Qader. Una donna di origini giordano-palestinesi che a Milano è diventata la prima consigliera municipale musulmana e da sempre si occupa di diritti delle donne e degli immigrati di seconda generazione.























