Niente pacchi anche in Veneto, dove i sindacati, in occasione dello sciopero nazionale di oggi, hanno organizzato presìdi e conferenze stampa davanti alle Prefetture di Padova, Verona e Rovigo, per ribadire le ragioni della protesta spiegate nella lettera che i lavoratori hanno rivolto ai consumatori, chiedendo sostegno. "Per vincere questa battaglia - scrivono i sindacati - che non è semplicemente una battaglia sindacale, ma di civiltà, non bastano i lavoratori, serve il sostegno delle consumatrici e dei consumatori, serve l'appoggio dei cittadini, ai quali ci rivolgiamo". Dipendenti diretti e dei servizi di logistica in appalto incrociano le braccia.

 

 

Nel vicino Friuli Venezia Giulia ad essere coinvolti dalla giornata di mobilitazione sono almeno 400, in buona parte driver e ruotano attorno ai due centri di Fiume Veneto e Sgonico e al magazzino di Colugna, alle porte di Udine. 

"Uno stop brusco – spiegano Valentini Lorelli e Flavio Venturoso, della Filt Cgil Friuli Venezia Giulia, parlando dell'interruzione della trattativa sul contratto di secondo livello – causato dall’indisponibilità dell’associazione datoriale ad affrontare in modo positivo e costruttivo le legittime richieste poste dai sindacati a nome di una categoria di lavoratori fortemente esposti agli effetti della precarietà, a carichi resi insostenibili dalla crescita del commercio online, a un mancato riconoscimento della durata e della pesantezza effettiva dei turni, con ritmi che arrivano, per i driver, fino a 180-200 consegne al giorno. A scioperare – spiegano ancora Lorelli e Venturoso – sono le persone che, mai come in questo ultimo anno, ci hanno permesso di ricevere nelle nostre case ogni tipologia di merce in piena comodità. Si tratta di un esercito composto da migliaia di lavoratori che non si fermano mai e che costituisce la spina dorsale dell’e-commerce e della sua crescita". Una crescita di cui i lavoratori, però, vedono spesso soltanto le briciole, mentre aumentano esponenzialmente i profitti di colossi come Amazon, senza che parallelamente crescano le garanzie per chi opera nella filiera, sopportando interamente sulle proprie spalle le incertezze legate al traffico, a incidenti e contrattempi, al rischio di un cambio dei contratti di committenza e fornitura.

Centinaia di chilometri più a sud, in Campania, stesso scenario davanti al centro di distribuzione Amazon di Arzano, provincia di Napoli, a sostegno della lotta dei lavoratori del colosso americano dell’e-commerce, in sciopero per 24 ore "per rivendicare il rispetto dei ritmi e dei turni di lavoro, per la stabilizzazione dei lavoratori precari e per il riconoscimento della clausola sociale”. Ad annunciarlo sono la Cgil Napoli e Campania, la Filt e il Nidil  che, in una nota, denunciano "la reticenza di Amazon e dell’AssoEspressi a partecipare al tavolo di confronto con i sindacati”. 

"I lavoratori diretti ed indiretti della filiera di Amazon - precisa il sindacato - attualmente sono più di 40.000 in Italia e, di questi, oltre 10.000 sono precari e somministrati, con lavori trimestrali spesso non rinnovati. Un turn-over esasperato, nel quale priorità produttività e flessibilità sono le uniche caratteristiche, dove chi dispone è un algoritmo che controlla tutto". "In particolare, nel sito di Arzano - ricordano i sindacati territoriali - lavorano come drivers circa 7 aziende che costringono i lavoratori ad un turnover esasperato, dal momento che il loro impegno dura al massimo 3 mesi. Nei periodi in cui si registrano i picchi maggiori di lavoro, come Pasqua, Natale e durante i lockdown, sono circa 200 i driver che si alternano ogni 3 mesi. Gli ‘stabilizzati' sono pochissimi, dal momento che le aziende nascono e muoiono in base ai contratti con Amazon, che non sono continuativi. I driver, costretti per più settimane ad operare senza soste, in spregio all’orario contrattualmente stabilito, hanno l’obbligo di dover effettuare fino a 200 consegne giornaliere, festività comprese. Intanto, sul suo sito, Amazon promette nuovi posti di lavoro e la possibilità di stabilizzazione".

"In un momento così difficile - conclude il sindacato - tali proposte attirano, sembrano positive e facilmente perseguibili. Non è possibile però, accettare che la logica del profitto prevalga sui diritti dei lavoratori, spesso precari, sfruttati al massimo, con diversi livelli di retribuzione e garanzie nella filiera, vessati qualora si iscrivono al sindacato. É ora che i lavoratori facciano sentire la propria voce”.

Anche nel Lazio, che conta tra le sedi Amazon quella di Passo Corese (Rieti) e quella di Colleferro, alle porte di Roma, giornata di protesta. "Amazon - si legge nella nota del Nidil Cgil di Roma e del Lazio - utilizza oltre 10 mila lavoratrici e lavoratori assunti dalle agenzie per il lavoro, con contratti a termine di 3 mesi, che vengono prorogati in media fino a 9 mesi, per essere lasciati a casa. Un turnover esasperato che colpisce soprattutto i lavoratori svantaggiati".

In Toscana coinvolte circa 800 persone tra dipendenti diretti e indiretti (appalti e delivery). Presìdi ore 9:30-12 a Calenzano (Firenze) e Pisa.

In Lombardia, dove i lavoratori coinvolti sono oltre 5 mila, presidi, iniziati tutti questa mattina alle 7, si stanno svolgendo davanti alle 8 sedi Amazon di Burago di Molgora (Monza Brianza), di Milano e provincia, Buccinasco e Mezzate, di Origgio (Varese), di Castegnato (Brescia) e di Casirate d’Adda (Bergamo).

“Nonostante il boom di fatturato, Amazon non intende dedicare maggior attenzione alle condizioni dei lavoratori”, è la denuncia è di Cgil Cisl Uil regionali insieme ai sindacati dei trasporti e dei lavoratori atipici. “I lavoratori sono stremati. Nei mesi della pandemia hanno garantito un servizio fondamentale e continuo, anche in condizioni di rischio. Con l’ulteriore aggravante, per i somministrati, di dover garantire la massima flessibilità sul lavoro, spesso senza la corretta parità di trattamento economico e perennemente posti sotto minaccia di non avere rinnovato il contratto”.

In Liguria, a Genova l’appuntamento è fissato a Campi presso il centro Amazon con presidi ai due ingressi del centro, in corso Perrone e in Via 30 Giugno. 

in Emilia-Romagna il punto caldo della protesta resta la storica prima sede italiana del colosso dell'e-commerce, quella di Castel San Giovanni, provincia di Piacenza. L'altra bandierina della protesta sulla cartina regionale sarà puntata sul magazzino Amazon di Crespellano, provincia di Bologna, con un presidio dalle 7 alle 14 al quale parteciperanno le lavoratrici e i lavoratori dipendenti diretti della logistica, e in appalto della delivery.

Il terzo appuntamento da segnalare è quello di Parma, con presidio davanti alla sede di via Diesel.

(Qui sotto la testimonianza di una lavoratrice al presidio di Parma).

 

 

In Piemonte sono cinque i presidi indetti. A Brandizzo e Torrazza Piemonte, in provincia di Torino, a Cherasco (Cuneo), Fubine (Alessandria) e Vercelli.

Oggi, scrive nella nota la Cgil Piemonte, "scioperano anche le lavoratrici e i lavoratori in somministrazione, che condividono le rivendicazioni dei loro colleghi e, a loro volta, rivendicano continuità occupazionale e dicono basta al turn over esasperato. Chiedono garanzia di parità di trattamento e una soluzione per i problemi abitativi con la partecipazione economica di Amazon. Sono circa 2 mila nei siti di Torrazza e Brandizzo e risultano prevalenti rispetto al personale dipendente diretto.

(Qui sotto la testimonianza di Eduard, driver della sede di Brandizzo)

 

Nella stragrande maggioranza sono rapporti di lavoro a termine di tre mesi rinnovabili con una durata media di 9 mesi. Il superamento delle percentuali contrattuali è spesso dovuto al non computo dei cosiddetti “svantaggiati” che non rientrano nel computo del numero massimo di lavoratori temporanei previsto da leggi e contratto. Questa situazione determina un elevatissimo turn-over e la continua ricerca di personale, che in molti casi travalica i confini territoriali, crea - in particolare in alcuni hub e siti - problemi di difficoltà abitative, scaricati sulle persone senza nessuna responsabilità sociale di Amazon, I disagi che gravano sul personale diretto e somministrato - continua la nota - si riflettono e coinvolgono anche i lavoratori e le lavoratrici degli appalti, che vivono le medesime condizioni di precarietà aggravate da salari molto bassi spesso derivanti da applicazioni contrattuali inadeguate. Il personale degli appalti mense, vigilanza e pulizie impiegati nei siti Amazon di Torrazza e Brandizzo solidarizzano con le ragioni dei lavoratori diretti e somministrati e si asterranno dal lavoro per l’intera giornata, per rivendicare: adeguate applicazioni dei contratti nazionali, migliori condizioni di lavoro e di reddito delle lavoratrici e dei lavoratori di tutta la filiera degli appalti, lo stop alla precarietà aggravata dal continuo ricambio del personale a tempo determinato e somministrato".

Leggi anche