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Il voto delle elezioni nei Land di Sassonia, Meclemburgo e Berlino è relativo a specifiche peculiarità tedesche, ma segnala anche scelte probabilmente non riferibili solo alla Germania e su cui riflettere.
Anzitutto aumenta la partecipazione degli elettori al voto (rispetto ad una media già superiore all’Italia) dal 10% al 20%, a seconda del Land. Questo ritorno di partecipazione premia principalmente la destra (Afd) e, a Berlino, la Linke.
I risultati sono in parte diversi (a parte il generale avanzamento Afd). In Meclemburgo, ad esempio, tiene la Spd, ma va ricordato che la candidata (quasi certamente nuova governatrice) è fermamente contraria alla politica del governo federale di cui la Spd è parte.
Le due principali forze che emergono dal voto (Afd e Linke) si avvantaggiano anche di un travaso di voti dai partiti tradizionali (molto forte da Cdu verso Afd). Il crollo della Cdu è generale (addirittura in Meclemburgo non supera la soglia di sbarramento del 5%, la prima volta dal dopoguerra) e non sarà al governo di nessuno dei tre Land e scompare il partito liberale Fdp, tanto da far scrivere a Die Welt che in Germania sparisce il “Centro borghese”. Il calo della Spd è consistente a Berlino e in Sassonia.
Afd almeno raddoppia in tutti e tre i Land (oltre il 40% in 2 – 16% a Berlino); la Linke ha un risultato straordinario a Berlino (25%), di tenuta negli altri 2 Land, i verdi un lieve calo ma superano sempre lo sbarramento con una punta del 14% a Berlino. I così detti “rosso/bruni” superano il 5% solo in Sassonia.
Il voto riguardava oltre 5 milioni di cittadini tedeschi, un campione non grande ma significativo, tutto concentrato ad est.
I governi dei Land dovrebbero vedere ancora esclusa Afd, a parte forse il caso Sassonia in cui incredibilmente il partito “Rosso/Bruno” (che da ora, visto le scelte, sarà meglio definire solo “Bruno”) si è detto disponibile a dare i seggi necessari a governare.
In Meclemburgo e Berlino la coalizione (Linke-verdi-Spd) dovrebbe formare i governi regionali a guida Spd il primo; Linke il secondo.
Nei primi flussi presi in esame dagli istituti demoscopici tedeschi, si evidenzia un marcato voto degli uomini a destra, mentre le donne sono maggiormente indirizzate verso la formazione di sinistra.
In Sassonia e Meclemburgo il voto operaio è a maggioranza di destra, così come (sia pure con percentuali più attenuate) il voto dei lavoratori dipendenti e autonomi. Così come il voto delle persone economicamente svantaggiate che nella maggioranza dei casi hanno anche bassi livelli di istruzione; non sono ancora disponibili dati di queste tendenze su Berlino, che ovviamente visto il risultato saranno migliori.
Sono interessanti anche le motivazioni di voto: i temi della sicurezza, immigrazione, welfare, economia, costo della vita e bollette, pace sono tra i primi cinque motivi che vengono declinati in scelte di voto evidentemente diverse nei tre Land. Il che lascia intendere che la fiducia o viceversa la sfiducia e le paure, così come alcuni tratti di riconoscibilità e attenzione, sono elementi essenziali di scelta oltre al merito.
Si votava, come detto, solo in Land dell’Est e quindi molti hanno collegato i risultati con riferimenti a nostalgia e orgoglio del passato, oltre che con protesta. La protesta rispetto ai meccanismi della riunificazione e alla condizione di svantaggio che permane ad est è sicuramente presente. Il passato meno, visto che il voto per fasce di età vede la percentuale più alta che vota a destra fra i 35 e i 55 anni, la più bassa (relativamente) fra gli over 70.
I più giovani votano diversamente nei tre Land. Si tratta di un voto nazionale/regionale, come tale non automaticamente applicabile ad altre realtà (probabilmente in parte diverso già nell’ovest della Germania).
Ma su alcuni aspetti si può riflettere. La destra estrema avanza in tutti i Paesi europei collocandosi oltre il 30% nelle sue diverse forme (Afd è quotata al 30% nella Repubblica Federale, F.n. al 35% per le presidenziali francesi, Vox al 18% in Spagna ma con probabile alleanza con i popolari; Fdi e Lega in Italia con F.n. in rapida ascesa).
Nel 2027 si vota in questi tre Paesi; la Germania è un’incognita e si vota anche in Polonia. Fortunatamente nel voto in Svezia appena svolto il governo (per 3 seggi) dovrebbe essere a guida socialdemocratica; ma è evidente che il risultato nei 4/5 più grandi Paesi europei sarà decisivo non solo per il futuro dei singoli Paesi ma dell’Europa stessa.
Si può inoltre ragionare e trarre indicazioni più generali da questo voto? Regioni piccole, a forte deindustrializzazione e forte immigrazione non sono certo solo un caso tedesco, così come un forte voto a destra delle fasce di popolazione più disagiate. L’interpretazione del disagio e il conseguente modello economico e culturale di proposta che ne consegue è un aspetto evidente e centrale. L’unità o la frammentazione delle forze politiche fanno la differenza (nel modello tedesco non sono previste coalizioni, ma gli elettori sanno con relativa certezza le dinamiche del post voto); il no alla destra estrema e la disponibilità a governare assieme nei Land della sinistra è importante come messaggio.
C’è dunque, pur nella specificità, materia di riflessione utile per le scelte, urgenti, che anche in Italia e in altri Paesi europei si devono rapidamente fare.






















