La notizia è che il governo prende in giro i cittadini e le cittadine. Mentre afferma di essere l’esecutivo che abbassa le tasse, vedi la sospensione per un anno del bollo auto per le utilitarie, in realtà le incrementa. Come? Aumentando i ticket sanitari su ben 700 prestazioni.

“Una spesa in più che graverà sui cittadini che già pagano di tasca propria oltre 46 miliardi di euro all’anno per visite ed esami”, commenta Daniela Barbaresi, segretaria nazionale della Cgil. Che aggiunge: “Ovviamente per chi può permetterselo, mentre un decimo della popolazione, che non può pagare, rinuncia a curarsi: un'ingiustizia intollerabile”.

La legge del 1978 che istituì il Servizio sanitario nazionale si fonda su alcuni pilastri, uno di questi è l’universalità e la gratuità del Servizio. Ormai questo principio non è più rispettato. I ticket, le lunghe liste di attesa, la difficoltà di accedere nei tempi giusti alle prestazioni, fanno sì che universalità e gratuità siano un’aspirazione, un desiderio, forse una buona intenzione, ma certo non una realtà. E a dirlo sono i numeri ufficiali, questi ancora non contestati da Meloni, ma non è detta l’ultima parola.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire le ragioni di questo aumento. L’origine è la richiesta degli ambulatori e studi privati di aggiornare il tariffario delle prestazioni ritenendo che i rimborsi che arrivano dallo Stato fossero insufficienti. Risultato: il tariffario è stato aggiornato e non solo il Ssn pagherà di più le prestazioni erogate dai privati in convenzione, ma anche gli utenti dovranno – appunto – pagare ticket maggiorati.

Lunga vita ai privati – dunque – e i cittadini e le cittadine sono turlupinati due volte. Non solo con i soldi pubblici vengono foraggiate strutture private, ma per di più gravando ulteriormente sulle tasche degli utenti.

Cosa c’è al fondo di tutto questo? La risposta arriva dalla segretaria delle Cgil: “L’insufficiente finanziamento del Ssn, che già oggi colloca l’Italia al 20° posto tra i Paesi europei. Un finanziamento che, se non si inverte rapidamente la rotta, a partire dalla prossima legge di bilancio, è destinato a scendere al di sotto del 6% del Pil”.

Cosa succederà con la prossima legge di bilancio ancora non si sa, ma è prevedibile. Le scelte operate fin qui dal governo non hanno ridotto il debito e – lo ha certificato l’Istat – a causa del superamento del 3% del rapporto deficit Pil il nostro Paese rimane in procedura di infrazione europea disponendo così di minor risorse e minor possibilità di manovra nello scrivere la legge di bilancio.

Dunque, è prevedibile che i 5 miliardi in più chiesti in estate dal ministro della Salute Schillaci non ci saranno, e comunque sarebbero insufficienti. E a pagare continueranno ad essere quanti hanno bisogno di cure. Ci domandiamo, così stando le cose, come si faranno ad assumere medici e infermieri per far funzionare case e ospedali di comunità? In Lombardia, ma non solo, la soluzione l’hanno trovata: affidare queste strutture ai privati, con buona pace dell’universalità e della gratuità de servizio sanitario. La privatizzazione, ormai, non è più strisciante, è realizzata alla luce del sole.

Siamo, ormai, in dirittura di arrivo nella raccolta delle firme in calce alla legge di iniziativa popolare sulla sanità pubblica voluta dalla Cgil insieme a decine di associazioni. Quel testo prevede – tra le altre cose - di portare il finanziamento del Ssn al 7,5% del Pil. Oggi grazie a Meloni, Giorgetti e Schillaci siamo al 6,2% e il rischio che il prossimo anno si scenda sotto il 6% è reale e va scongiurato.

Conclude Barbaresi: “L’innalzamento dei ticket, contestualmente alla scelta del governo di sottofinanziare il Servizio sanitario nazionale, privatizzando sempre più la sanità e costringendo milioni di persone a pagare sempre più per potersi curare, rende ancor più necessario sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per il rafforzamento del Ssn, pubblico e universale. Invito tutto e tutti a firmare per rendere effettivo il diritto alla tutela della salute”. Firmare è facile, si può fare online collegandosi alla apposita pagina del ministero dell’Interno.