Una giornata dedicata alle vittime del lavoro, ma soprattutto alle responsabilità dello Stato e alle misure necessarie per evitare che altre vite vengano spezzate. È stato questo il filo conduttore della seconda edizione de "La Repubblica delle vittime del dovere", promossa dalla Fillea Cgil il 23 settembre a Quinto di Treviso. Un appuntamento che ha riunito familiari delle vittime arrivati da tutta Italia, rappresentanti sindacali e istituzionali, mettendo al centro non soltanto il tema della giustizia, ma quello della prevenzione e della tutela concreta di chi resta.

La giornata è stata preceduta dall'assemblea nazionale Rlst/Rls della Fillea Cgil, dedicata alla sicurezza nei luoghi di lavoro, con una lezione dell'avvocato e professore Alberto Berardi sul diritto penale e la sicurezza e l'intervento della segretaria nazionale Fillea Cgil Giulia Bartoli. Nel corso dell'iniziativa si è svolta quindi la tavola rotonda alla quale hanno partecipato, tra gli altri, la presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia Chiara Gribaudo, il segretario generale della Fillea Cgil Veneto Mauro Visentin e la segretaria generale della Cgil Treviso Sara Pasqualin.

La giornata si conclude con lo spettacolo "El paron è sempre assolto", di e con Donatella Allegro e con le musiche di Daniele Branchini, dedicato alla memoria di Mattia Battistetti.

Il gratuito patrocinio per le famiglie

La giornata di Treviso tiene insieme la memoria delle vittime e una piattaforma di proposte. Tra le richieste portate al centro dell'iniziativa c'è stata l'approvazione della proposta di legge n. 2904, presentata nell'aprile 2026, per introdurre il gratuito patrocinio a favore dei familiari delle vittime del lavoro, indipendentemente dal reddito. Per la Fillea, chi perde un familiare in un infortunio mortale non può essere costretto ad affrontare anche il peso economico di un processo che può durare anni.

Nel documento presentato dal sindacato si chiede inoltre il riconoscimento dello status di "vittime del dovere" per i lavoratori deceduti o rimasti invalidi a causa del lavoro, con l'estensione delle relative tutele ai familiari. L'obiettivo è garantire un riconoscimento uniforme e strumenti di sostegno a chi oggi, oltre alla perdita, deve spesso affrontare lunghi procedimenti giudiziari e rilevanti spese legali.

Una Procura nazionale per gli infortuni

Un altro punto centrale delle proposte riguarda la giustizia. La Fillea ha chiesto l'istituzione di una Procura nazionale del lavoro, con competenze specifiche sui reati legati alla salute e alla sicurezza, capace di assicurare indagini specialistiche e tempi più rapidi e uniformi.

Il sindacato ha sottolineato come, nei procedimenti seguiti dalla categoria, i processi inizino mediamente dopo tre anni. Da qui la richiesta di superare la frammentazione delle indagini e di mettere le Procure nelle condizioni di affrontare procedimenti complessi con personale e competenze adeguate.

Appalti, imprese e controlli

Una parte consistente delle proposte ha riguardato il sistema degli appalti e la qualificazione delle imprese. La Fillea ha chiesto di rafforzare l'applicazione dei Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative e di contrastare il dumping contrattuale. Nel mirino anche i subappalti a cascata: la proposta è limitarli a un solo livello e alle sole lavorazioni specialistiche, estendendo al privato regole già previste per gli appalti pubblici.

Nel pacchetto figura anche l'abolizione della patente a crediti e la sua sostituzione con un sistema effettivo di qualificazione delle imprese. La Fillea contesta infatti un meccanismo che, secondo il documento, non garantisce sufficienti controlli preventivi e successivi. Nel documento si ricorda che le patenti rilasciate dall'Ispettorato nazionale del lavoro erano circa 400 mila, a fronte delle 800 mila imprese attese, mentre le imprese in possesso di determinate certificazioni Soa sono escluse dall'obbligo.

Tra le richieste c'è anche l'abrogazione delle norme sul cosiddetto "preavviso di ispezione" e sull'"immunità ispettiva", insieme al rafforzamento degli organici degli ispettori del lavoro.

Più tutele per i preposti

La Fillea ha dedicato un capitolo specifico anche alla figura del preposto. Il sindacato ha chiesto di chiarirne ruolo e responsabilità, prevedendo un'assicurazione obbligatoria a carico del datore di lavoro, limiti numerici per azienda, tutela del posto di lavoro e ricollocazione in caso di discriminazioni conseguenti a una denuncia.

La richiesta nasce anche dalle condizioni registrate nei cantieri, dove, secondo la Fillea, vengono nominati preposti tra lavoratori con livelli professionali bassi e, in molti casi, tra lavoratori migranti esposti a condizioni di ricatto legate alla precarietà e al rinnovo del contratto.

Formazione e cambiamento climatico

Al centro delle proposte anche la formazione. La Fillea ha chiesto di valorizzare il sistema delle Scuole edili e degli Enti bilaterali, garantendo una formazione verificabile, specifica e realmente collegata alla prevenzione. Nel documento viene contestata anche l'insufficiente verifica dell'apprendimento prevista dall'Accordo Stato-Regioni del 2025 e viene rivendicata una maggiore qualificazione degli imprenditori edili.

Un altro fronte è quello del cambiamento climatico. Per la Fillea, caldo e stress termico devono entrare stabilmente nella valutazione dei rischi. Il sindacato propone che nei Dvr siano considerati esposizione al calore, sorveglianza sanitaria, pause, zone d'ombra e dispositivi di protezione e che, oltre i 35 gradi percepiti o in presenza di condizioni ambientali comunque pericolose, sia prevista la sospensione delle attività.

La proposta riguarda anche la riorganizzazione dei cantieri e dei tempi di lavoro, con locali refrigerati, riprogrammazione delle opere nei periodi più caldi e possibilità di svolgere alcune lavorazioni, come le pavimentazioni stradali, nelle ore notturne.

Amianto e una nuova Authority

Infine, la Fillea ha rilanciato il tema dell'amianto, chiedendo una mappatura degli edifici pubblici e privati e l'obbligo di bonifica. Nel documento vengono ricordati circa 4.400 decessi l'anno attribuiti all'esposizione all'amianto, secondo dati Iss, con una stima considerata sottodimensionata per le difficoltà nel collegare le patologie all'esposizione.

A completare il pacchetto, la proposta di istituire un'Authority indipendente per la sicurezza del lavoro, capace di riunire e coordinare le competenze dei diversi enti che si occupano di prevenzione e di favorire l'interoperabilità delle banche dati. Un insieme di misure che, nelle intenzioni della Fillea, dovrebbe spostare il tema della sicurezza dalla gestione dell'emergenza a una politica strutturale di prevenzione, controllo e tutela.

I numeri del settore

Anche quest’anno le costruzioni pagano al Paese un tributo di sangue in Italia come in Veneto. Secondo i dati provvisori rilasciati dall’Inail, il comparto edile conta almeno 86 vittime del dovere nel 2026 (dati da gennaio a luglio), mentre negli “impianti fissi” si contano 14 morti, dati molto vicini ai 91 lavoratori morti in edilizia e ai 21 morti negli impianti fissi nel 2025. Gli infortuni nel settore avvengono perlopiù sul luogo di lavoro, per l’81% in edilizia e per il 77% negli impianti fissi, a conferma della persistenza di deficit di natura organizzativa e gestionale.

In Veneto sono 22 i morti sul lavoro nel comparto da gennaio 2025 a luglio 2026, di cui 16 nel settore edile (prevalentemente lavori di costruzione di edifici o specializzati) e 6 negli impianti fissi, di cui 4 nel settore del legno e dell’arredo, un lavoratore del lapideo e un lavoratore nel settore della produzione di materiali edili. Dati preoccupantemente vicini al valore consolidato del 2024, nel quale l’Inail aveva registrato 12 decessi in edilizia e 3 negli impianti fissi. Solo nella provincia di Treviso si contano cinque morti tra il 2025 ed il 2026, due nell’edilizia, e tre negli impianti fissi, di cui quattro in occasione di lavoro.

“Non bastano i cordogli del giorno delle stragi sul lavoro e nemmeno l’ipocrisia dei numeri che, in aumento o in diminuzione, sono sempre troppi e inaccettabili. Dietro quei numeri, infatti, ci sono i nomi delle vittime del dovere che lo Stato non ha saputo proteggere e anche quelli dei loro familiari, a cui troppo spesso non viene garantito nemmeno l’accesso e l’effettività del diritto alla difesa”, dichiara il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco.