“Quanta strumentalità e propaganda c’è dietro il dibattito sul tetto degli alunni stranieri al 30% che la Meloni ha introdotto, di fatto, per aprire la propria campagna elettorale. Sono anni che chiediamo di intervenire sui parametri per la formazione delle classi – dichiara Monica Ottaviani, segretaria generale Flc Cgil Emilia-Romagna –, abrogando una legge del 2009 (quando ministro dell’Istruzione era Maria Stella Gelmini) che ha di fatto introdotto le cosiddette classi pollaio. L’articolo 34 e l’articolo 3 della Costituzione affermano che ‘la scuola è aperta tutti… senza discriminazione di sesso, di razza, di lingua o di religione’. Questi sono i principi ispiratori a cui guardare”. 

“La scuola pubblica, e quindi la Costituzione – dichiarano Massimo Bussandri, segretario generale Cgil Emilia-Romagna, e Monica Ottaviani, segretaria generale Flc Cgil Emilia-Romagna – non si difende alzando muri ma garantendo a tutte e a tutti gli strumenti per la crescita del pensiero critico e dell’integrazione. E il vero problema della scuola non sono gli stranieri, ma l’assenza di investimenti, i tagli continui e la riduzione degli anni di scuola”. In Italia sono oltre 930 mila gli studenti stranieri sul totale degli iscritti, ovvero l’11,6%. Oltre i 2/3, il 65%, sono nati in Italia. E oltre 2/3 sono concentrati nelle regioni del Nord, in particolare Lombardia ed Emilia-Romagna. L’Emilia-Romagna è la seconda regione d’Italia per numero assoluto di alunni stranieri (in aumento); sono circa 113.000, con una incidenza percentuale sulla popolazione scolastica di oltre il 20,5%.

Un dato che disaggregato ci consegna questa fotografia. Su oltre 24.000 classi funzionanti in Emilia-Romagna, sono oltre 5 mila le classi in deroga al tetto del 30%. Con punte significative a Modena, Bologna, Parma, Reggio Emilia, rispettivamente con 980, 880, 817, 623 classi che derogano dai cosiddetti tetti (Fonte USR ER). Un’attenta segnalazione merita Piacenza, la seconda provincia in Italia, dove si registra la concentrazione di alunni stranieri più alta della regione, oltre il 25%. Complessivamente, sono circa il 21% le classi in deroga ai tetti. Un dato in decisa crescita nel corso degli ultimi anni otto anni (dal 12,4% nel 2016/2017 al 2024/2025) con un’incidenza di alunni stranieri che oscilla tra il 15,6% e il 18,4% a seconda degli ordini di scuola. Superiore, e non di poco, alla media nazionale che è pari all’11,6%. Dato, peraltro, destinato ad aumentare in base al trend demografico che vede il progressivo calo degli “alunni italiani bianchi” (negli ultimi sei anni il 14%) a fronte di un incremento degli alunni stranieri (+1%) ma che non compensano il trend negativo (cosiddetto inverno demografico) dei bambini Italiani.

“Se Meloni e Valditara, invece di fare propaganda sulla pelle delle bambine e dei bambini ma con l’obiettivo chiaro di scardinare la Costituzione – proseguono Bussandri e Ottaviani – definendo quella del tetto una questione di civiltà, leggessero i dati pubblicati dal ministero dell’Istruzione e del Merito, si accorgerebbero che il tema, che merita ogni attenta considerazione e valutazione nella ricerca di una soluzione non ideologica ma pedagogica, va affrontato non introducendo estremismi di destra che puntano sulla discriminazione e sulla paura, ma ricercando soluzioni efficaci che prevedano adeguati investimenti su organici, sulla riduzione del numero degli alunni per classe, su docenti specializzati in lingua 2 (che questo governo ha tagliato), mediatori culturali, stabilità del personale. Questo è il modo serio per affrontare una criticità che affonda le proprie radici in una assenza di soluzioni e di politiche giuste (per esempio, dalla concentrazione degli immigrati nelle periferie all’assenza di vere politiche di supporto linguistico alla casa) –  puntualizzano Bussandri e Ottaviani –. La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di migranti. La scuola prepara tutti ed è aperta a tutti. Non servono ghetti e barriere. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”, afferma il Presidente Mattarella a precisazione di quanto sostenuto dalla Presidente del Consiglio.

“Noi non solo siamo d’accordo – riprendono Bussandri e Ottaviani –, ma aggiungiamo che nessun bambino o bambina, studente o studentessa è straniero o straniera in una scuola. La scuola pubblica ha il compito costituzionale di unire, integrare ed emancipare. Liquidare la complessità del sistema educativo con slogan securitari o quote burocratiche è un atto di propaganda che ignora la realtà quotidiana dei nostri istituti. Per questo motivo, respingiamo con forza ogni logica di discriminazione, rivendicando la necessità di un vero processo di inclusione che passi unicamente attraverso investimenti concreti sul personale e sulle strutture e non attraverso atti di arroganza istituzionale come la decretazione d’urgenza”, puntualizzano i

due sindacalisti.

La Cgil e la Flc Cgil dell’Emilia-Romagna richiamano l’attenzione delle istituzioni democratiche, di tutta la società civile, dell’associazionismo militante, degli intellettuali, di tutti coloro che hanno a cuore le nostre libertà, a reagire contro ogni tentativo di torsione autoritaria che utilizza la scuola pubblica come clava per demolire la Costituzione. “Non accetteremo che la scuola pubblica sia utilizzata per finalità che puntano a scardinare la democrazia”, concludono Bussandri e Ottaviani.