Deliveroo, un orco dall’equilibrio fragile
Le Monde, 1 aprile 2021

Chen, il nome è stato inventato per convenienza, possiede tre ristoranti asiatici a Londra, costruiti in dieci anni di duro lavoro. Come la stragrande maggioranza dei ristoratori non vuole accusare apertamente Deliveroo facendo il suo vero nome. Afferma che ne è dipendente, come la maggior parte dei ristoratori. In Inghilterra, i ristoranti sono chiusi da novembre 2020, e solo le vendite da asporto e gli aiuti statali consentono ai ristoranti di sopravvivere. Chen chiede ai suoi clienti fedeli di ritirare loro stessi i pasti per evitare Deliveoo e Uber Etas, l’altra piattaforma per la consegna dei pasti. Deliveroo prende una commissione del 30%, Uber Eats il 22,5%. “Mi è difficile guadagnare con questi prezzi. Se voglio lavorare onestamente, non chiedo di essere pagata in contanti e devo dichiarare tutto. Il caso di Chen sintetizza il rapporto di amore odio tra i ristoranti e Deliveroo (ma anche UberEtas, Just Eat e gli altri). Mercoledì 31 marzo, la piattaforma britannica è diventata pubblica ed è quotata alla borsa di Londra con 8.9 miliardi di euro. È diventata assolutamente necessaria. Da quando è scoppiata la pandemia gli ordini effettuati su Deliveroo nei 12 paesi in cui il gruppo britannico è presente hanno registrato un’impennata del 64%, di 4.1 miliardi di sterline. L’uso di questa piattaforma sta crescendo in un’intera generazione. Secondo lo studio realizzato da Ubs sui mercati di 14 pasi, le persone al di sotto di 35 anni ordinano in media più di una volta la settimana su queste piattaforme per le consegne, tre volte in più rispetto alle persone con età superiore ai 55 anni. Lo studio stima che il mercato raddoppi entro il 2024. Nel Regno Unito domina il cibo spazzatura, la catena Nando’s che vende pollo fritto è la principale catena per Deliveroo, mentre McDonald’s lo è per Uber Eats. I risultati sono a volte straordinari. Due dei tre ristoranti di Chen che si trovano in zone ad alto traffico non hanno coperto gli affari con la chiusura delle attività. Il terzo ristorante, situato in periferia, mantiene lo stesso giro di affari di prima della pandemia, ma non lo stesso profitto, a causa delle commissioni. La quotazione alla borsa londinese dell’azienda ha avuto un successo relativo. Il prezzo delle azioni è stato fissato al minimo della forchetta, a 3.90 sterline, mentre le aspettative di Deliveroo erano più alte, in quanto sperava di portarlo a 4.60 sterline. Diversi fondi di investimento, tra cui Aviva e Aberdeen Standard, hanno affermato di non essere interessati ad investire danaro perché sono preoccupati per le condizioni di lavoro degli addetti alle consegne, ma anche per le perdite abissali dell’azienda. Con un giro di affari di 1.2 miliardi di sterline nel 2020, l’azienda ha registrato una perdita netta di 226 milioni di sterline. Tuttavia, l’azienda assicura che gli ordini sono stati del tutto eccezionali, poiché ha “dimostrato che l’attività è redditizia a livello operativo” in undici dei suoi dodici mercati.

Concorrenza feroce

Per far quadrare i conti, Deliveroo è costretta a mettere sotto pressione l’intera catena economica, dai ristoranti ai riders in particolare. L’azienda sta, però, affrontando da parte dei ristoranti e degli addetti alle consegne una forte resistenza, che alimenta dubbi sulle sue capacità di realizzare profitti. I ristoranti sono in prima linea. La piattaforma del food delivery chiede sempre più spesso una commissione del 35%. Chen sta facendo una concorrenza feroce tipica del settore. “Posso aumentare o diminuire sul mio computer i tempi di attesa per la consegna dei pasti. Inserisco ad esempio 40 minuti per Deliveroo e 20 minuti per Uber Eats, perché quest’ultima applica una commissione più bassa”, racconta Chen. L’altra spina dolente per Deliveroo riguarda le condizioni di lavoro dei riders che sono pagati esclusivamente in base alle corse che fanno, considerati lavoratori autonomi, si stanno organizzando e ribellando sempre più per migliorare la loro condizione. Ad Aberdeen, nel nord della Scozia, lo studente francese, Martin Le Brech, di 21 anni, ha lavorato per Deliveroo dall’ottobre del 2019. “Lavoro solo nelle ore di punta, il venerdì, il sabato e la domenica sera. Eppure, guadagno in media solo 8.40 sterline. Poco più del salario minimo di 8.20 sterline, ma meno del salario minimo stabilito per coloro che hanno più di 25 anni (8.70 sterline)”. Racconta le ore di attesa fuori dai ristoranti, nel vento freddo della Scozia, perché la consegna è affidata al rider più vicino che non è tenuto ad allontanarsi. Martin Le Brech insieme a trecento riders si sono rivolti al sindacato Independent Workers’ Union Of Great Britain per presentare le loro buste paghe, dalle quali è emerso che la metà dei riders guadagna più di 10 sterline l’ora, un terzo riceve meno del salario minimo (8.70 sterline l’ora), e un rider su sei guadagna meno di 6.45 sterline l’ora. Secondo Deliveroo i rider apprezzano la flessibilità del lavoro, che permette loro di collegarsi quando vogliono. Tuttavia, le leggi in Europa si stanno inasprendo e stanno creando rischi grossi al modello aziendale di Deliveroo. Ad esempio, la piattaforma in Italia è stata condannata a pagare retroattivamente il salario minimo di settembre 2015 e ottobre 2020 e a riconoscere ai riders tutti i benefici del lavoratore dipendente. L’azienda ha fatto ricorso e modificato i contratti, in modo che la sentenza non sia più applicabile.  Ma è costretta ad ammettere che “potrebbe essere colpita gravemente se il suo modello per le consegne fosse citato in giudizio con successo o se la legge dovesse cambiare”.

Appetito avido

Nonostante queste resistenze, l’azienda britannica e i suoi concorrenti stanno cambiando profondamente il mercato della ristorazione. Hadi Mussa, responsabile delle operazioni Deliveroo al di fuori del Regno Unito, che rappresentano la metà del fatturato aziendale, afferma: “Dei ventuno pasti la settimana, almeno uno è fornito online”. “Intendiamo allargare la nostra presenza, diventando l’azienda di riferimento delle consegne alimentari”. Hadi Mussa ha lavorato precedentemente per Facebook e Airbnb e fa un parallelismo: “Nel settore turistico, le vendite online sono circa il 50%. Nel settore degli alimenti, siamo all’inizio della transizione”.  Nel 2019, lo studio OC & C stimava solo al 3% il livello di penetrazione degli ordini fatti ai ristoranti via Internet. Deliveroo conta sulle "proprie cucine" per espandersi. Questi punti di vendita non dispongono di sale per ricevere i clienti, e vendono esclusivamente online. A Parigi, ristoranti come Le Petit Cambodge e Tripletta li stanno usando per espandersi. La piattaforma sta anche iniziando a consegnare generi alimentari ai supermercati. Ha sottoscritto un accordo con Casino in Francia, Aldi nel Regno Unito e Carrefour in Italia, per la consegna di piccoli ordini dell'ultimo minuto. "La metà dei pasti è decisa con meno di mezza giornata di anticipo", dice Moussa. “Il nostro obiettivo è servire questo mercato".

Come ha fatto Amazon, anche Deliveroo ha introdotto il servizio di abbonamento mensile in cambio di consegne gratuite.

L'improvviso sviluppo di queste piattaforme sta stravolgendo il sistema della ristorazione. Anton Soulier è stato l'amministratore delegato di Deliveroo, è stato l'ottavo dipendente di Deliveroo nel 2014. Ha lanciato la piattaforma in Francia, poi ha lasciato Deliveroo nel 2017. Il suo obiettivo è stato quello di "creare la più grande società di ristoranti del mondo". La sua start-up, Taster, crea marchi di ristoranti destinati ad essere solo online. "Mi sono chiesto: se McDonald's si lanciasse ora, userebbe lo stesso modello?”.

Qualità imprevedibile

"Secondo Soulier, il futuro del settore della ristorazione sta nel web e nelle ordinazioni online. "Il problema è che la qualità a volte è imprevedibile. Il cibo può arrivare freddo, può gocciolare”. Ha creato i suoi piatti pensando proprio a questo. Il pollo è impanato due volte, per mantenere il calore più a lungo. Per la stessa regione, i suoi hamburger sono più compatti e confezionati subito dopo la cottura. I menu sono semplici, ridotti a poche scelte limitate. Niente formaggio fuso o zuppa, perché non sono idonei al trasporto. Il segreto di un ristorante online è "Ridurre il tempo della preparazione", dice Patrick Sriban, direttore delle operazioni di Taster. Per attirare i clienti, devi essere in grado di consegnare in meno di 30 minuti. È difficile ridurre i tempi necessari per consegnare i pasti, quindi bisogna ridurre i tempi nella fase della preparazione. Sriban, che è stato proprietario di sei ristoranti e ha apprezzato il contatto con i clienti, si chiede: "All’inizio non volevo lavorare nel settore dell’asporto. Ma la mentalità della gente è cambiata. La consegna a domicilio esiste e non scomparirà”.

Per leggere l'articolo originale: Deliveroo, un ogre à l'équilibre fragile

Marco Merlini

Amazon mobilita i lavoratori contro i sindacati sui social media
Le Monde, 31 marzo 2021

Gli account gestiti dai lavoratori retribuiti per parlare bene di Amazon fanno parte dell’offensiva del gigante del web contro la formazione di un sindacato. Il sito di informazione americano “The Intercept” ha pubblicato, mercoledì 31 marzo, diversi documenti interni riservati di Amazon. Questi descrivono l’attivazione di un sistema di “influencer” retribuiti dal gigante della distribuzione per difendere sui social media il loro datore di lavoro. Il sistema, battezzato “Veritas” e lanciato nel 2018, si dava come obiettivo quello di rispondere con franca onestà alle critiche espresse online dai singoli individui e dai politici. I documenti raccomandano la selezione di lavoratori “con senso dell’umorismo” e incoraggiarli a “dire la verità” sull’azienda, senza mentire. L’efficacia di questo sistema è discutibile: gli account individuati nell’ambito del sistema “Veritas” hanno pubblicato messaggi estremamente scioccanti, caratterizzati da un tono insolito, un po' robotico, e spesso derisi sui social media.
L’esistenza di account di lavoratori di Amazon che vantano grandi qualità dell’azienda, a volta in modo surreale, non è una novità. Nell’estate del 2018 erano stati individuati diversi account. Ma negli ultimi mesi questi account hanno svolto un ruolo particolare nel braccio di ferro tra il gigante del web e una parte dei suoi lavoratori e di deputati di sinistra, mentre l’azienda cercava di annientare il tentativo storico di formare un sindacato al suo interno. Le rivelazioni di “The Intercept” giungono mentre i risultati delle votazioni straordinarie per eleggere la rappresentanza sindacale nell’impianto Amazon di Bessemer, nello Stato dell’Alabama, sono attesi per il fine della settimana. Se i lavoratori di questa gigantesca piattaforma logistica da 5.600 posti di lavoro voteranno per la formazione di un sindacato, sarà il primo sindacato a nascere negli Stati Uniti, dove il sistema sindacale, molto diverso da quello esistente in Europa, crea enormi difficoltà ai lavoratori che intendono eleggere una rappresentanza sindacale che gode di ampi poteri. In questi ultimi mesi, Amazon ha investito molto nella campagna antisindacale per convincere i lavoratori a votare contro l’iniziativa sindacale portata avanti dal sindacato per la vendita al dettaglio – il Rwdsu – principale sindacato del settore negli Stati Uniti. L’azienda ha fatto pubblicità e promosso siti antisindacali, accelerando i tempi del semaforo dove gli attivisti sindacali distribuivano i volantini…L’azienda, che è stata già criticata dalla Commissione Nazionale per le Relazioni Industriali per le pressioni esercitate sui militanti sindacali, ha moltiplicato le iniziative per scoraggiare i lavoratori a votare SÌ alla nascita di una sezione sindacale.

Offensiva contro i deputati americani di sinistra

I lavoratori di Amazon chiedono innanzitutto di migliorare le condizioni di lavoro. Nelle scorse settimane, gli “influncer” dell’azienda e gli account ufficiali hanno avuto il compito di cercare di contrastare le numerose testimonianze di lavoratori che hanno spiegato sui social media di dover urinare nelle bottiglie di plastica a causa dei tempi imposti che impediscono loro di fare una pausa per andare al bagno. L’azienda ha avviato una battaglia online contro due senatori americani che rappresentano la sinistra del Partito Democratico, Bernie Sanders ed Elizabeth Warren. Gli attacchi contro i due senatori hanno assunto un tono aggressivo in queste ultime settimane, Amazon ha affermato che Elizabeth Warren sperava di “smantellare un’azienda americana soltanto perché non potesse più criticarla”. Secondo le informazioni del sito web Recode, sarebbe lo stesso Jeff Bezos ad aver chiesto alla direzione di Amazon di mostrarsi più aggressiva nei confronti dei senatori eletti che esprimono critiche all’azienda. I documenti pubblicati da “The Intercept” sottolineano che le domande sui sindacati sono uno dei pochi argomenti su cui non possono scrivere, ma forniscono esempi di come i partecipanti al sistema “Veritas” possono rispondere sarcasticamente alle critiche rivolte all’azienda e al suo fondatore. Nei diversi esempi riportati nel documento si fa esplicito riferimento a Bernie Sanders.

Per leggere l'articolo originale: Contre les syndicats, Amazon mobilise des employés sur les réseaux sociaux


L’ultima storia di David e Golia: la lotta per creare un sindacato ad Amazon
Financial Times, 30 marzo 2021

Il rivenditore online si è sviluppato rapidamente durante la pandemia, ma ora è al centro del dibattito sui salari, sulla razza e sulla disuguaglianza. Peryy Connelly ha lavorato ad Amazon per 11 mesi, un periodo abbastanza lungo da fargli guadagnare lo status di “veterano” tra i suoi colleghi nell’impianto di Bessemer, in Alabama. Poco dopo aver iniziato a lavorare e dopo aver avuto un confronto con la direzione, ritenuto ingiusto da lui e dagli altri colleghi di lavoro, ha chiamato con discrezione da parte due lavoratori ai quali ha detto: “Sono un uomo…Abbiamo bisogno di un sindacato”. Non sarebbe stato facile per Connelly, 58 anni, che era stato un iscritto al sindacato nei lavori precedenti. Ma non ne aveva mai creato uno, e non sapeva neanche come fare. Aveva contro Amazon, che in 26 anni di storia aveva dato prova di essere realmente contro il sindacato.
Il 2020 non è stato un anno normale: il Covid-19 ha acceso una luce sui lavoratori essenziali; l’uccisione di George Floyd ha dato energia nuova al movimento Black Lives Matter e il divario tra ricchi e poveri, tra Jeff Bezos e i suoi 1.300.000 lavoratori nel mondo, si è allargato ancora di più. Nel magazzino di Bessemer, dove la forza lavoro di 6.000 lavoratori è rappresentata dal 75% da neri, ci sono tre problematiche profondamente collegate e interdipendenti. “Paga questo danaro al Black Lives Matter”, racconta Connelly di Bezos, che quest’anno lascerà l’incarico di amministratore delegato. “Ma lui non vuole davvero aiutare i lavoratori neri che lavorano per lui”.
In estate, uno dei compagni di lavoro di Connelly, Darryl Richardson, ha contattato il sindacato della vendita al dettaglio – il Retail, Wholesale and Department Store Union – RWDSU - nato nel 1937, oggi rappresenta oltre 100.000 lavoratori nelle aziende di Macy’s, H&M e Zara, come anche tra i lavoratori delle aziende avicole e della logistica. Il sindacato ha raccolto tra i lavoratori di Bessmer sufficienti autorizzazioni a rappresentarlo per superare la soglia richiesta dalla Commissione Nazionale per le Relazioni Industriali per indire le elezioni della rappresentanza sindacale, che a causa del coronavirus si terranno via posta. Il voto è iniziato l’8 marzo e terminerà lunedì 29 marzo. Il conteggio delle schede da parte della Commissione Nazionale per le Relazioni Industriali richiederà diversi giorni, e il sindacato dovrà ottenere la maggioranza dei voti espressi per essere rappresentato. Secondo gli osservatori sarebbe il risultato sorprendente più significativo per il movimento del lavoro realizzato da decenni: Bessemer sarebbe il primo impianto sindacalizzato di Amazon negli Stati Uniti.
Una vittoria del sindacato significherebbe uno spostamento a sinistra della politica americana a seguito della pandemia. Joe Biden ha rilasciato una dichiarazione decisamente a favore del sindacato dopo poche settimane dalla sua entrata alla Casa Bianca, nella quale ha esortato i lavoratori a “far sentire la propria voce”. Inoltre, la sua squadra ha sfidato le idee sul debito, sull’inflazione e sul ruolo del governo, considerate parte integrante dell’ortodossia economica degli ultimi 40 anni.
“Quanto sta accadendo a Bessemer, in Alabama, è l’ultima storia di David e Golia”, afferma Marc Bayard, direttore del Black Worker Initiative, presso l’Institute for Policy Studiesdi Washington. “E’ una delle aziende più grandi al mondo, e in questo caso i lavoratori si trovano in uno degli stati più conservatori e razzisti degli Stati Uniti. Questa è la miccia che più preoccupa Amazon”. “Se si può vincere a Bessemer, allora si può vincere ovunque”.
Lo sconto sull’Alabama

La pandemia ha visto Amazon rafforzarsi sempre più, perché i consumatori costretti a restare a casa hanno fatto affidamento sulle consegne di Amazon, tra cui le forniture mediche. Le vendite dell’azienda hanno registrato un incremento straordinario del 38% e le assunzioni ranno riguardato 500.000 lavoratori in più. Ma l’impatto economico della crisi dovuta al coronavirus ha sollevato un dibattito nuovo sui salari e sulla disuguaglianza sociale. La pressione su Amazon giunge mentre il sostegno al sindacato in America è, secondo i sondaggi di opinione Gallup, al punto più alto da decenni, con il 65% degli americani che approva il lavoro organizzato. Si tratta di una ripresa forte dai minimi storici registrati dopo la crisi finanziaria del 2008, quando molti nel paese imputavano ai sindacati almeno parte della responsabilità della crisi e della necessità conseguente di salvare l’industria automobilistica statunitense.
I recenti dati forniti da Gallup indicano che il sostegno ai sindacati tra i lavoratori neri è ancora più forte, con il 75% che sostiene i sindacati, nonostante il fatto che meno di un lavoratore su dieci sia iscritto al sindacato. Questa differenza dipende in gran parte dall’assenza di protezioni dei lavoratori, soprattutto nel sud dell’America, dove gli attivisti parlano di “sconto sull’Alabama” e di “leggi Jim Crow” per la segregazione razziale nel settore dell’alta tecnologia, di politiche che attirano le aziende bisognose di manodopera a costo basso, senza incontrare problemi. Il Protecting The Right to organize Act (proposta di legge che modifica le precedenti leggi del lavoro allo scopo di estendere le tutele dei lavoratori), sostenuto dalla Casa Bianca e approvato alla Camera all’inizio di marzo, tenta di rimuovere le leggi del “right-to-work”, che sono riuscite ad indebolire il potere dei sindacati. La legge sta affrontando al Senato un momento molto difficile, ma alcuni osservatori segnalano una tendenza costante a favore dei sindacati. Secondo il rapporto dell’Economic Policy Institute, entro il 2032 la maggioranza della classe lavoratrice americana sarà costituita da persone di colore. “Per il sindacato riuscire nel sud vuol dire riorganizzarsi rispetto alla questione dei diritti civili”, afferma Keri Leigh Merritt, storica della schiavitù e del lavoro nel sud dell’America. “Inquadrare l’attività sindacale in questi termini gli conferisce un significato spirituale più alto, per la gente è un modo per pensare al bene comune e agli interessi della comunità”.

Un’altra macchina

Il movimento del lavoro e dei diritti civili hanno camminato insieme. La marcia di Martin Luther king con 250.000 persone a Washington nel 1963 fu una marcia per il “lavoro e la libertà”. Nel suo ultimo discorso del 1968, King offrì il suo sostegno ai lavoratori neri delle fognature di Memphis che chiedevano la rappresentanza sindacale e un trattamento dignitoso da parte dei loro responsabili. La battaglia produsse alcune immagini più famose dell’epoca, con i cartelli dei lavoratori maschi neri che dicevano: “Sono un uomo”. Alcuni lavoratori di Amazon dicono che il messaggio oggi sia sopravvissuto evolvendosi. I grandi magazzini di Amazon, una volta erano descritti dal dirigente d’azienda Tye Brady come una “sinfonia di uomini e macchine”. Ma molti lavoratori ritengono che siano punitivi, implacabili e disumanizzanti. “I turni sono lunghi, il ritmo è super veloce”, racconta all’inizio di marzo Jennifer Bates, impiegata a Bessemer, alla commissione del Congresso. “Siamo di continuo osservati e controllati. Sembra che persino noi siamo un’altra macchina”. Uno dei modi con cui Amazon controlla i lavoratori è l’uso della metrica proprietaria, nota come “tempo di pausa”, tramite la quale i minuti eccessivi di inattività del lavoratore possono essere motivo di licenziamento. Per Connelly, il tempo di inattività ha inizio dopo soli quattro minuti, che non sono abbastanza per fare una pausa per andare in bagno. La pausa per andare in bagno deve essere fatta durante una delle due pause di 30 minuti ciascuna nel turno di 10 ore. “Ci dicono che non dovremmo impiegarci troppo per andare in bagno”, afferma Connelly. “Ma mi ci vuole tutto il tempo necessario”. Alla domanda di rilasciare un commento per queto articolo, Amazon ha ribadito le dichiarazioni precedenti relative al salario iniziale di 15 dollari l’ora, che è il doppio del salario minimo legale, ai benefit per l’assistenza sanitaria che superano quelli dei lavoratori che ricevono un reddito basso. Smentisce il fatto che non vi siano abbastanza pause per andare in bagno. “Come la maggior parte delle aziende”, afferma un portavoce, “Abbiamo aspettative sulle prestazioni di ogni singolo lavoratore di Amazon, che sia un dipendente o un collaboratore, misuriamo la prestazione effettiva rispetto a queste aspettative”.

Sabbia negli ingranaggi

All’inizio di questo mese, Bezos si è rifiutato di partecipare alla discussione sulla disuguaglianza di reddito presso la Commissione del Congresso. "È un peccato", ha detto il senatore democratico Bernie Sanders, che ha visitato Bessemer venerdì. "Perché se questa mattina fosse stato con noi gli avrei fatto questa domanda: Perché sta facendo di tutto per impedire che lavoratori di Bessemer, Alabama, si iscrivano al sindacato?" Amazon possiede oltre 800 impianti negli Stati Uniti, con 950.000 lavoratori a tempo pieno e parziale, senza contare la sua vasta rete di autisti addetti alle consegne. La sua forza lavoro supera quella che la General Motors ha avuto nel boom automobilistico di 40 anni fa, ed è oggi è seconda solo a Walmart. La flessibilità della forza lavoro di Amazon, e il modo in cui l’azienda controlla la produttività, è fondamentale per il suo successo, dice Alec MacGillis, che nel nuovo libro “Fulfillment” esamina l'impatto sociale della crescita di Amazon. "Per un’azienda sempre alla guida dell'efficienza massima, dover negoziare con i sindacati sarebbe come mettere sabbia negli ingranaggi", afferma MacGillis, suggerendo che è qualcosa che l'azienda troverebbe "profondamente inaccettabile". Se solo Amazon guarda alle attività in Europa capirebbe che cosa potrebbe accadere. In Francia, la presenza dei sindacati ad Amazon è prevista dalla legge, la battaglia legale dello scorso aprile per garantire la protezione dal contagio del coronavirus ha lasciato a casa i dipendenti di tutti e sei i suoi magazzini francesi, con retribuzione piena per circa un mese. Proprio la settimana scorsa, i lavoratori Amazon in Italia hanno scioperato per chiedere “ritmi di lavoro più umani". Invece, quando è emerso il primo caso di contagio Covid-19 negli Stati Uniti in un impianto nel Queens, New York, un piccolo numero di lavoratori ha organizzato brevi scioperi, ma l'impianto è stato subito riaperto. Dopo meno di due settimane, l'operaio Christian Smalls ha guidato lo sciopero dei lavoratori preoccupati per il coronavirus nello stabilimento a Staten Island, New York. È stato subito licenziato da Amazon per aver infranto le linee guida per il distanziamento sociale. Un’informazione trapelata ha dettagliato come un dirigente di Amazon, in una riunione con Jeff Bezos, abbia deriso Smalls per non essere stato "intelligente o chiaro". Il dirigente, il consigliere generale David Zapolsky, si è poi scusato. Vice News ha riferito la settimana scorsa, che la Commissione Nazionale per le Relazioni Industriali ha saputo che Amazon ha "interrogato e minacciato illegalmente" Jonathan Bailey, uno dei lavoratori dello stabilimento del Queens che ha guidato lo sciopero. Amazon si è accordata privatamente con il lavoratore, dicendo che non era d'accordo con le accuse ma che “avrebbe voluto lasciarsi la questione alle spalle". La Commissione nazionale non ha rilasciato commenti.

Diffondere voci

L'azienda ha ripetutamente cercato di vanificare gli sforzi volti a sindacalizzare l’impianto di Bessemer. Ha fatto pressione perché il voto si tenesse di persona nel parcheggio dell’impianto, decisione che i funzionari del sindacato hanno detto che è stata progettata per intimidire, ma che è stata respinta dalla Commissione Nazionale per le Relazioni Industriali per timore della diffusione del Covid-19. Quando, invece, è stato confermato il voto per corrispondenza, Amazon ha fatto installare dal servizio postale degli Stati Uniti una cassetta postale nello stesso luogo, chiedendo ai lavoratori di usarla per votare No. Il sindacato racconta che un'altra tattica intimidatoria è stata quando alcuni dipendenti hanno temuto di essere controllati mentre votavano.  Amazon ha insistito che si trattasse di praticità. Incapaci di accedere all'impianto, gli attivisti sindacali e i sostenitori hanno condotto la campagna nelle vicinanze: al semaforo dove i dipendenti si fermavano brevemente all'uscita dell’impianto. Amazon ha ricevuto dai funzionari della Contea di Jefferson, a dicembre, la concessione di cambiare i tempi dei semafori per permettere alle auto di uscire più velocemente, decisione, questa, che secondo l'azienda non era collegata ai tentativi di organizzare il sindacato, bensì a ridurre la congestione del traffico. Diversi lavoratori dell’impianto raccontano che i messaggi contro il sindacato sono stati trovati nelle sale di pausa, sui muri e nei bagni, "all'altezza dei tuoi occhi quando ti siedi sulla tazza". Il personale deve partecipare a riunioni obbligatorie che li scoraggiano a sostenere il sindacato, a partecipare a "chiacchierate" individuali per "rispondere a qualsiasi domanda". Il sito web creato da Amazon, DoItWithoutDues.com, avverte i dipendenti che la sindacalizzazione "renderà difficile socializzare con gli altri", e suggerisce ai lavoratori di spendere le loro quote sindacali in "materiale scolastico" e "regali". L'azienda ha, inoltre, usato il sito web per pubblicare nuovamente gli stipendi dei rappresentanti sindacali locali presi dagli archivi pubblici.
I lavoratori di Bessemer ricevono quotidianamente diversi messaggi di testo ed e-mail dai loro dirigenti. Stuart Appelbaum, presidente del sindacato RWDSU, racconta che "mandavano messaggi alle persone cinque volte al giorno e le chiamavano a casa" per dire che il sindacato non aveva un accesso "paragonabile". "Amazon ha diffuso la voce nello stabilimento di un’eventuale chiusura dell’impianto, e che la gente avrebbe perso il lavoro". Amazon non ha voluto rilasciare commenti su questa particolare affermazione. Venerdì, mentre le tensioni tra Amazon e i deputati del Congresso si riversavano su Twitter, il portavoce di Amazon, Drew Herdener, prendeva di mira Appelbaum. In una dichiarazione scritta ha detto: "Stuart Appelbaum, capo della politica di disinformazione del sindacato della vendita al dettaglio - RWDSU - nel tentativo di salvare il suo sindacato da tempo in declino, sta presentando fatti falsi ad un livello completamente nuovo”.

Sostegno globale, dubbi a livello locale

Può vincere il sindacato? Il sostegno non è affatto universale. "Le offerte di Amazon per l'assicurazione sono migliori di qualsiasi assicurazione che abbia mai avuto", afferma Lavonette Spokes, 52 anni, che lavora a Bessemer, insieme a suo marito. Anche lei crede che molti giovani lavoratori dell’impianto siano indecisi. "C'è una grande differenza, perché i millennial pensano ai loro conti”. 'Non sono interessati a un sindacato se costerà dei soldi". Se fosse una situazione di sostegno politico e di celebrità nazionale e internazionale, sarebbe una frana per il sindacato. Biden, pur non riferendosi in particolare ad Amazon ma all'Alabama, all'inizio di marzo ha usato un messaggio video postato su Twitter per invitare le aziende a non intervenire mentre i lavoratori prendono decisioni sull’adesione al sindacato. Il presidente Biden ha detto: "I sindacati elevano i lavoratori, sia i lavoratori sindacalizzati e sia quelli che non lo sono, ma soprattutto i lavoratori neri e scuri".
Nell’altra parte dello schieramento politico, il senatore repubblicano Marco Rubio ha offerto il suo sostegno, sebbene lo abbia fatto con il pretesto di colpire Amazon per il ruolo che ha nella "woke culture". Se il PRO Act di Biden diventerà legge, vieterà molte delle tattiche usate da Amazon nelle ultime settimane. Ma per il momento, i sostenitori riconoscono la posizione di forza enorme di Amazon. È fallito il tentativo di organizzare il sindacato in uno stabilimento Mercedes-Benz nello stesso stato. Un altro tentativo presso un produttore di parti di auto è riuscito, ma ci sono state perdite di posti di lavoro nell’impianto meno di un anno dopo. "Questa è una campagna davvero vincente", dice Michael Innis-Jiménez, professore di studi americani all'Università dell'Alabama. "La domanda è quante persone sono disposte a correre il rischio? Gran parte del sostegno politico al sindacato rischia di essere percepito come appoggio dei liberali esterni, che, in un posto come Bessemer, può facilmente ritorcersi contro. Ciononostante, ancor prima dello spoglio delle schede, i sindacati la chiamano vittoria la battaglia che ha acceso il fuoco nei lavoratori scontenti per i posti di lavoro in America e non solo. Da quando il sindacato RWDSU ha divulgato l’azione sindacale, dice di aver sentito più di 1.000 dipendenti in diverse strutture Amazon che vogliono fare i primi passi. "Jeff Bezos non ha ancora visto niente", dice Nina Turner, senatrice democratica dell'Ohio, ai lavoratori di Amazon in una manifestazione tenuta a Bessemer lo scorso fine settimana. "Abbiamo realizzato molti progressi unendo il movimento dei lavoratori al movimento dei diritti civili, lo faremo di nuovo".

Per leggere l'articolo originale: ‘The ultimate David and Goliath story’: the fight to open a union at Amazon


Il sindacato in Germania indice uno sciopero di quattro giorni ad Amazon
Politico, 29 marzo 2021

Lo sciopero in Germania è il secondo sciopero dei lavoratori Amazon in Europa in sole due settimane. È passata solo una settimana dal grande sciopero dei lavoratori Amazon in Italia, che i sindacati tedeschi sembrano seguire l’esempio. Il sindacato tedesco Ver.di ha indetto lo sciopero in sei magazzini Amazon, nei centri di smistamento, in Germania. Lo sciopero si terrà da lunedì a giovedì nei magazzini di Rheinberg, Werne, Koblenz, Leipzig e in due impianti a Bad Hersfeld. Il sindacato ha chiesto al rivenditore online di riconoscere i contratti collettivi nel settore della vendita al dettaglio, oltre al contratto collettivo per “un lavoro buono e sano”. L’azienda non ha ancora firmato un contratto collettivo in Germania. Orhan Akman, rappresentante di Ver.di per le vendite al dettaglio e gli ordini via e-mail, ha stimato che circa 2.000 lavoratori dei sei magazzini parteciperanno allo sciopero. Un portavoce di Amazon ha affermato che circa il 90% dei lavoratori dell’azienda stanno lavorando negli impianti in Germania come previsto.
“Crediamo che Amazon sia imprudente nel resistere agli interessi dei lavoratori e dei sindacati”, ha affermato Akman in un’intervista. “Un’azienda paga salari adeguati in base ai contratti collettivi del settore di vendita al dettaglio e mantiene un dialogo con i sindacati”. Ver.di ha, inoltre, criticato Amazon per non aver rispettato le norme di sicurezza anti Covid-19. “E’ pressoché impossibile rispettare le linee guida contro il contagio e mantenere il distanziamento fisico a causa della fretta continua con cui si lavora. Ma Amazon si rifiuta ancora di firmare un accordo vincolante sui salari per proteggere i lavoratori”.
Un portavoce Amazon ha replicato: “Abbiamo una collaborazione consolidata con i consigli di fabbrica, eletti da tutti i nostri associati, che rappresentano tutti, a differenza del sindacato, che rappresenta solo una minoranza”. “Diamo già un salario eccellente, benefit e opportunità eccellenti per la crescita professionale, il tutto mentre si lavora in un ambiente di lavoro sicuro e moderno”.

Una lotta globale

Lo sciopero di questa settimana in Germania giunge proprio mentre i lavoratori Amazon negli Stati Uniti stanno per concludere oggi il voto per eleggere la rappresentanza sindacale. Il senatore Democratico del Vermont, Bernie Sanders, accanito sostenitore della campagna, ha detto in un incontro a sostegno del sindacato nello Stato dell’Alabama: “Amazon in Europa tratta con i sindacati e se possono farlo in Europa, sicuramente possono farlo con i sindacati negli Stati Uniti d’America”. Ma gli scioperi di questo mese in Italia e in Germania suggeriscono che anche i sindacati europei non sono soddisfatti dell’impegno di Amazon nel dialogo sociale. Il rappresentante di Ver.di, Akman, ha dichiarato: “La richiesta che rivolgiamo soprattutto alla direzione in Germania è che devono smettere di bloccare i nostri sforzi”. “Nessuna azienda è mai fallita per aver pagato i lavoratori secondo i contratti collettivi del settore della vendita al dettaglio o perché tratta con i sindacati”.

Per leggere l'articolo originale: German union leads 4-day Amazon strike

Agenzia Sintesi

L’occidente non deve permettere che la sua rabbia comprensibile nei confronti di Pechino degeneri in un’altra guerra fredda. È difficile dire con esattezza la data in cui le prospettive globali della Cina siano cambiate radicalmente, ma a un certo punto del recente passato è accaduto. La dottrina dell’“ascesa pacifica”, o dello “sviluppo pacifico”, associata al presidente Hu Jintao, in carica fino al 2013, è stata abbandonata per essere sostituita da una politica internazionale più incisiva e aggressiva del suo successore, Xi Jinping. In meno di dieci anni, Xi ha raccolto un potere personale più grande di qualsiasi presidente che la Cina ricordi dai tempi di Mao. La sua attenzione è stata rivolta inizialmente alle riforme economiche interne, al controllo sociale, alla censura di internet e all’azione contro la corruzione che ha, peraltro, interrotto la carriera dei rivali di partito. Nel 2018 è diventato, di fatti, il presidente a vita. La recente posizione agguerrita della Cina a livello globale riflette la forte personalità dittatoriale di Xi.
Nel frattempo, il mondo attorno alla Cina sta cambiando. Nel 2017 Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti e le relazioni presto si sono deteriorate. Trump ha accusato la Cina dei problemi economici dell’America e della pandemia del coronavirus. L’iniziativa di Xi per gli investimenti della Nuova Via della Seta in collaborazione con 70 paesi è stata vista come una minaccia dalla leadership globale americana. Trump ha dichiarato che la Cina era un “concorrente strategico”.
Di fronte alle critiche dell’occidente sempre più ostili, ai dazi e alle sanzioni, e persuaso dalla tesi diffusa nei circoli del partito comunista, secondo cui l’America è un malato terminale, Xi ha deciso, non sappiamo esattamente quando, di passare all’attacco. Ha impartito ordini ai suoi funzionari e ad una nuova generazione di diplomatici “lupi guerrieri” nel mondo: la Cina reagisce mostrando il suo “spirito combattivo”.
È in questo contesto che deve essere vista la furiosa lite della scorsa settimana sulle sanzioni imposte a quattro funzionari cinesi dal Regno Unito, dall’Unione europea, dagli Stati Uniti e dal Canada. La risposta sproporzionata di Pechino di penalizzare i politici eletti democraticamente, docenti universitari e le organizzazioni non governative va ben oltre il presunto genocidio degli Uiguri nella provincia dello Xinjiang. Intende far passare un messaggio più grande. È in linea con la continua soppressione dei diritti a Hong Kong praticata dalla Cina, che non rispetta i trattati. È coerente con il mancato rispetto pericoloso di Pechino verso il diritto internazionale nelle acque contese del Mar della Cina Meridionale, con l'oppressione nel Tibet e le intimidazioni incessanti su Taiwan. La sfida di Xi rispetto allo Xinjiang è, inoltre, associata alle pratiche commerciali predatorie della Cina, al blocco economico dell’Australia e alla guerra cibernetica segreta. In sintesi, in questa incarnazione relativamente nuova ed espansiva forgiata e controllata da Xi, la Cina è diventata un’enorme sfida sul piano internazionale. Crede di poter fare quello che vuole. Il livello peggiore raggiunto dal comportamento del governo cinese minaccia l’ordine basato sulle regole creato dopo il 1945, la sicurezza, la sovranità e i valori democratici dei paesi occidentali con i quali si confronta quotidianamente.
Che cosa si deve fare? Per la Gran Bretagna, queta è una domanda particolarmente difficile. Il furore della scorsa settimana potrebbe porre fine ai tentativi di Boris Johnson di costruire un rapporto commerciale più intenso con la Cina dopo la Brexit, mentre difende, allo stesso tempo, i diritti umani. Il tentativo di Boris Johnson di ottenere entrambe le cose non avrebbe potuto mai funzionare. Ora è caduto nella vergogna. Hong Kong è stata la vittima principale delle vergognose prevaricazioni di Johnson. È incredibile che il Regno Unito non abbia adottato una posizione più dura nei confronti del golpe della Cina. Perché è stato lasciato che gli Stati Uniti decidessero le sanzioni per il funzionario Carrie Lam, il capo esecutivo fantoccio di Pechino? La risposta sta nelle speranze fallite di Johnson di concludere un accordo commerciale favorevole e salvifico alla Brexit.
Naturalmente, la Cina è ben consapevole di questo conflitto e lo sfrutta con spregio, condannando in modo fatuo l’ingerenza nei suoi “affari interni”, mentre propina la propaganda puerile sulle gioie del vivere nello Xinjiang. Gli Stati Unti e gli altri alleati affermano che nello Xinjiang è in corso un genocidio. Perché il governo si rifiuta di parlare di questa verità orribile? E perché la Cina sta bloccando l’indagine delle Nazioni Unite se non ha nulla da nascondere?
I Paesi dell’Unione europea, in particolare la Germania con il suo grande rapporto commerciale con la Cina, soffrono della stessa ambivalenza ipocrita. E gli agricoltori negli Stati Uniti se la sono passata particolarmente male nella guerra inconclusa dei dazi di Trump. Coma per la Gran Bretagna, anche l’Europa e gli Stati Uniti hanno bisogno di avere un rapporto di lavoro pacifico con la Cina. Ma gli stati singoli non possono da soli porre dei freni agli eccessi di Xi. Invitando la Cina al vertice virtuale sul clima, che si terrà il mese prossimo, il presidente americano Joe Biden ha ammesso la scorsa settimana che esiste un’agenda globale condivisa urgente, che comprende la pandemia, la fame e la proliferazione nucleare. Tali questioni possono essere affrontate in modo efficace solo attraverso la collaborazione internazionale, che include, inevitabilmente, la Cina.
Anche se questo può far arrabbiare i guerrieri conservatori, come Duncan Smith, non c’è altra scelta. Una nuova guerra fredda, che promette conflitti e divisioni crescenti, non è la risposta. Così come non lo è l’intensificarsi di guerre economiche tecnologiche incontrollate. Gli eventi dell’ultima settimana suggeriscono che il sistema politico disciplinato rigidamente e regimentato della Cina detiene una forza talmente sufficiente da sopravvivere alle critiche occidentali. È comunque finita l’epoca in cui le potenze occidentali dicevano agli altri paesi come comportarsi. La cooperazione, la competizione e, soltanto quando è inevitabile, il confronto calcolato: questa, se perseguita con coerenza da un fronte unito di democrazie, è l’unica politica a reindirizzare l’accelerazione della macchina autoritaria di Xi su una strada reciprocamente vantaggiosa. Gli scatti di rabbia giustificata non devono prevalere sulla calma, sull’analisi delle sfide della Cina nel lungo termine. È troppo pericoloso sbagliare.

Per leggere l'articolo originale: New cold War is no answer to Xi’s strategy of bullying