La Banca d’Italia lancia l’allarme: “L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento” e “decine di milioni di persone” rischiano di essere spinte “verso condizioni di povertà estrema”. Lo ha detto il governatore Fabio Panetta nelle Considerazioni finali della Relazione annuale.

Panetta ha descritto “un mondo sempre più frammentato, minacciato da guerre e shock energetico”, nel quale “la crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato”.

I danni del conflitto Usa-Iran

A pesare è soprattutto il conflitto nel Golfo Persico che, secondo il governatore, ha “drammaticamente modificato” la situazione globale. “Il blocco dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e di gas liquefatto, ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche”, ha spiegato Panetta. Uno shock che, ha avvertito, potrebbe avere effetti profondi e duraturi sull’economia europea.

Lo scenario peggiore: inflazione al 6 per cento

Secondo le proiezioni della Bce richiamate dal governatore, “nello scenario di base - in cui lo shock energetico verrebbe rapidamente riassorbito - la crescita dell’area scenderebbe allo 0,9 per cento nel 2026, per poi risalire all’1,5 nel biennio seguente”.

Ma è lo scenario peggiore a preoccupare maggiormente. “Un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27”, ha detto Panetta. In quel caso, “l’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo”.

Evitare la spirale tra prezzi e salari

Da qui il richiamo alla necessità di evitare una spirale tra prezzi e salari. “La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo”, ha osservato il governatore, ma “deve impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori”. Per Panetta, una spirale “tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare”.

In un “quadro generale” che “resta fragile”, anche l’Italia sta perdendo slancio. “Dal 2019 l’economia ha mostrato una significativa capacità di tenuta”, ma ora “lo slancio si è attenuato”. A pesare sono “il deterioramento del quadro geopolitico, l’inasprimento delle politiche commerciali statunitensi e le difficoltà dell’economia tedesca, principale mercato di sbocco delle nostre esportazioni”.

Le debolezze dell’Italia e il rischio di povertà estrema

Nel suo intervento Panetta ha insistito sulla necessità di affrontare “le debolezze che da decenni frenano l’economia italiana: la scarsa innovazione, i bassi livelli di capitale umano, la dipendenza energetica”. E ha indicato nell’intelligenza artificiale una possibile leva per la crescita. L’IA, ha spiegato, “può divenire una leva decisiva” per rilanciare la produttività, con un contributo “di oltre 1 punto” annuo in caso di “diffusione rapida e pervasiva”.

Ma l’allarme più duro riguarda le conseguenze sociali dell’inflazione alimentare. “Particolare preoccupazione destano i forti rincari dei fertilizzanti”, ha affermato Panetta: “I loro effetti sui prezzi dei beni alimentari si manifesteranno appieno all’inizio del prossimo anno, una volta completati i cicli di semina e di raccolta”. Le conseguenze, secondo il governatore, saranno pesanti: “Ne deriverà un aggravamento dell’insicurezza alimentare, che potrebbe spingere decine di milioni di persone nei paesi a basso reddito verso condizioni di povertà estrema”.

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Cgil, forte preoccupazione per inflazione oltre il 6 per cento

“Lo scenario più pessimistico evocato dal governatore, che ipotizza un’inflazione oltre il 6 per cento, fa tremare le vene ai polsi”, commenta il segretario confederale Cgil Christian Ferrari: “Il rischio che l’aumento dei prezzi si scarichi ancora una volta su salari e pensioni, che non hanno ancora pienamente recuperato la fiammata inflattiva del triennio 2022-2024, è altissimo. Per impedirlo, occorre fare tutto il possibile: dal rinnovo dei ccnl, per tutelare e incrementare il potere d’acquisto di lavoratrici e lavoratori, alla neutralizzazione del drenaggio fiscale. In ogni caso, sarebbe inaccettabile che si ripetesse il film degli ultimi anni”.

No al rialzo dei tassi Bce

“A nostro avviso - sottolinea il dirigente sindacale - il pericolo non è una spirale prezzi-salari, bensì una spirale prezzi-profitti, come già accaduto dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, quando gran parte dell’inflazione nel nostro Paese è stata determinata, appunto, dall’aumento dei profitti”.

Proseghue Ferrari: “Guardiamo inoltre con grande preoccupazione - prosegue Ferrari - all’ipotesi di un rialzo dei tassi d’interesse prospettato dalla Bce. Una scelta che non risolverebbe un’inflazione di origine esogena, legata all’offerta e ai beni energetici importati, e che finirebbe per compromettere ulteriormente la situazione economica, penalizzando il credito alle imprese, rendendo più costosi i mutui per le famiglie, facendo ricadere ancora una volta l’incremento dei prezzi sui redditi fissi e aumentando ulteriormente il costo degli interessi sul debito pubblico italiano”.

Pil e investimenti: preoccupazione condivisa

“Condividiamo la preoccupazione - aggiunge il segretario confederale - per il rischio di un’ulteriore frenata di un Pil già anemico, così come la necessità di sostenere l’economia garantendo continuità all’intervento pubblico e agli investimenti, nazionali ed europei, anche oltre il Pnrr, senza il quale il nostro Paese sarebbe in recessione da tempo”.

Per Ferrari “è altrettanto condivisibile la sottolineatura della scarsa propensione agli investimenti, in particolare in ricerca, sviluppo e innovazione, da parte del nostro sistema delle imprese, nonostante gli utili registrati negli ultimi anni e i generosi incentivi pubblici ricevuti. Le rinnovabili e l’efficienza energetica, indicate dal Governatore come principali strumenti per affrontare le ricadute della guerra in Iran, rappresentano la strada giusta da percorrere”.

Democratizzare l’intelligenza artificiale

“Infine, come evidenziato nella relazione, l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale, che possono contribuire in modo significativo all’aumento della produttività, devono essere democratizzate e declinate socialmente, mettendo al centro il lavoro e la persona. In caso contrario - conclude Ferrari - rischiano di servire soltanto a concentrare ulteriormente potere e ricchezza in sempre meno mani”.