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Tre volumi, oltre 2.500 pagine, 650 profili biografici. È il nuovo Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia, diretto da Emma Giammattei, italianista e storica della cultura, pubblicato dall'Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. Un’opera che mancava, e che prova a colmare tutto insieme un vuoto culturale che perdura da circa sessant’anni. Il Dizionario biografico degli italiani venne pubblicato per la prima volta nel 1960, ma nei cento volumi usciti fino al 2020 sono tante le voci mancanti, soprattutto femminili.
Lo scarto tra maschile e femminile nel primo Dizionario
Quest’opera in tre volumi raccoglie i profili biografici delle donne che hanno lasciato un segno duraturo nel nostro Paese nei campi della cultura, della politica, dell’arte, della scienza e dello sport, dal Settecento a oggi. "Questo Dizionario - afferma Emma Giammattei, direttrice scientifica dell'opera - nasce da un'esigenza insieme conoscitiva e morale, già emersa nella fase conclusiva del Dizionario biografico degli Italiani, quando divenne evidente, nei seminari dedicati alle questioni portanti, lo scarto strutturale che aveva segnato il rapporto tra maschile e femminile nel progetto originario”.
Alle figure femminili il giusto posto nella storia
La nuova enciclopedia nasce con l'intento di ricostruire la rete storica e geografica delle donne italiane - o vissute in Italia e legate in modo significativo alla storia del Paese - lungo un arco cronologico che attraversa il Settecento, l'Ottocento, il Novecento e giunge fino ai primi decenni del XXI secolo. Un’operazione dall’alto valore “politico” e simbolico, che viene da un’istituzione autorevole come l’Enciclopedia Treccani. Ma che, al tempo stesso, si inserisce nel quadro di un’esigenza ormai sempre più forte, che emerge nel mondo della cultura: restituire alle figure femminili il giusto senso che hanno avuto – e hanno – nella storia.
Le esperienze enciclopediche precedenti
Si pensi al lavoro svolto dalla Società per l’Enciclopedia delle donne, diretta da Rossana Di Fazio, che dal 2010 cura l’omonima opera sistematica. Oltre 2 mila voci in quindici anni, protagoniste della letteratura, della scienza, dello spettacolo, dell’arte, della politica. Voci femminili illustri che non sono l’eccezione, ma la regola che la storiografia non ha voluto raccontare. Queste operazioni, culturali e politiche al tempo stesso, come l’Enciclopedia e il Dizionario, hanno infatti un duplice obiettivo: da un lato restituire il giusto posto nella storiografia a figure che sono state dimenticate; dall’altro provare a riscriverla, affiancando quel punto di vista che è sempre mancato: lo sguardo femminile.
Le architette dimenticate
Nel corso del tempo, Collettiva ha raccontato tante esperienze analoghe. Si pensi ancora all’Atlante delle donne in architettura, nato dal lavoro certosino dell’Associazione delle donne ingegneri e architetti. Una preziosa mappa della città di Roma e della sua architettura, dal 1920 al 1975, che restituisce dignità a tutte le autrici dei progetti i cui nomi non compaiono nei documenti ufficiali.
Le artiste dimenticate
Le cose non sono molto diverse nell’ambito della storia dell’arte, come ha raccontato alla nostra testata Eliana Como, autrice di uno studio significativo e ambizioso, per riportare alla luce, come in un dipinto restaurato, quelle protagoniste dimenticate nel corso dei secoli. Dal progetto, è nata mostra Che genere di arte: le artiste cancellate dalla storia dell’arte.
"Far entrare il femminile nella dinamica della storia”
“Non si tratta di colmare retroattivamente un'assenza né di integrare un canone già dato - prosegue Emma Giammattei a proposito del Dizionario - ma di restituire visibilità a ciò che era rimasto a lungo fuori campo, facendo entrare pienamente il femminile nella dinamica storica”. La direttrice spiega che, in questo senso, il Dizionario si configura come un'opera dotata di una propria libertà metodologica, che mette a frutto il cospicuo avanzamento degli studi di storia delle donne e della gender history, misurandosi con la processualità sempre aperta della storia. Ad oggi - e aggiungiamo purtroppo - restano amaramente tutti attuali gli obiettivi della metodologia di ricerca storica nata negli anni Settanta del Novecento, per dare visibilità al genere femminile, ignorato nella storiografia ottocentesca e novecentesca.
Scrivere una storia “futura”diversa
Resta radicato il bisogno di riscrivere la storia in una prospettiva di genere, per ridare un posto visibile alle esperienze femminili condannate all’oblio dalla narrazione ufficiale. Così come quello di scriverne, per il futuro, una completamente nuova. Una storia in cui tutti, donne e uomini, trovino il posto che gli spetta in una narrazione più giusta, più autentica, più equa.






















