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Se la letteratura, l’arte, lo spettacolo sono la lente per guardare alla nostra società e rifletterne le sfumature, non ci sono dubbi: abbiamo un problema di gender gap. Affermazione talmente scontata da risultare banale, vista la fotografia impietosa che l’Istat fa del nostro paese: 20 punti percentuali di divario salariale, occupazione femminile al 53,4% contro quella maschile al 71,4%. Il 44% delle donne italiane è inattivo, e potremmo andare avanti con il lungo elenco dei dati di cui la nostra testata è archivio fedele e aggiornato.
Il divario di genere nella cultura
L’oggetto di questa analisi, però, è nello specifico il mondo della cultura. Questo settore, che dovrebbe essere il luogo della libertà espressiva per eccellenza riproduce, invece, le stesse dinamiche di potere, gli stessi squilibri di genere che ne hanno fatto una culla secolare della disparità. L’Italia figura, insieme alla Spagna, tra le due nazioni europee in cui il gender gap nel settore rimane più marcato. Secondo gli ultimi dati Eurostat disponibili, nel 2024 gli uomini superavano le donne di circa 10 punti percentuali. Un dato sensibilmente peggiore rispetto alla media europea, che si attesta intorno allo 0,8%.
Europa vs Italia
Negli ultimi nove anni, l’Unione ha compiuto progressi nel ridurre il divario di genere nel settore della cultura (uomini 50,4%, donne il 49,6%). L’Italia, al contrario, vive una situazione desolante, confermata anche dal primo Rapporto annuale dell’Osservatorio sulla parità di genere del Ministero della Cultura, che rivela importanti squilibri di genere.
Audiovisivo e cinema
Solo il 19% dei registi italiani nei lungometraggi è donna. Circa il 25% sono le sceneggiatrici o le occupate in produzione. Tra i tecnici (fotografia, musica, effetti speciali) le donne sono tra il 10% e il 16%. Solo nel trucco, scenografia e costumi le donne sono in maggioranza (73%, 58 % e 82% rispettivamente). La presenza femminile nei programmi tv italiani ha raggiunto circa il 40% nelle fiction e nell’intrattenimento, ma scende al 15,8 % nei programmi sportivi. Nelle produzioni italiane, solo il 38% dei ruoli centrali è femminile.
Le artiste e le loro opere
Secondo i dati di Istat e del sistema Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica), le donne rappresentano spesso oltre il 50-60% degli studenti nelle Accademie di Belle Arti. Tuttavia, questa presenza non si traduce in pari opportunità nel mercato e nella carriera artistica. Le opere di artiste rappresentano mediamente meno del 10% del valore totale delle vendite globali, e le loro quotazioni sono generalmente inferiori rispetto a quelle dei colleghi uomini con simile curriculum. Nelle grandi collezioni museali europee, le opere di artiste raramente superano il 25% del totale esposto.
Il mondo del teatro
L’associazione Amleta ha realizzato, in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia, una mappatura nazionale sulla disparità di genere nel teatro italiano (2020–2024). La presenza femminile complessiva è intorno al 36%. Su circa venticinque teatri analizzati, solo sei sono diretti da donne, evidenziando un forte sbilanciamento maschile nelle funzioni apicali di gestione e programmazione. Solo un regista su cinque nei teatri analizzati è donna. Le interpreti sono la categoria con la maggiore presenza femminile, ma restano sotto il 40 %. Le drammaturghe e le curatrici sono ancora meno di una su tre.
Musiciste e cantanti
Non arriva al 3% il numero di donne che produce musica. Le cantanti professioniste sono sotto il 30% e nell’industria discografica c’è spazio per le donne fino a un certo punto e solo in certi ruoli. Le autrici di musica e testi, almeno in Italia, sono meno del 10%.
Nella danza in punta di piedi
Le donne rappresentano la maggioranza degli iscritti alle scuole di danza (spesso oltre il 75–80%). Nei corpi di ballo professionali la presenza femminile è elevata o paritaria. Quando si tratta, però, dei ruoli direttivi e coreografici, invece, prevalgono gli uomini, che arrivano anche a toccare punte del 90%.
Rappresentazioni simboliche che rafforzano il divario
Il gender gap nel mondo della cultura in Italia, dunque, è una realtà ancora ben presente e strutturata, caratterizzata da una forte sotto-rappresentazione nelle professioni artistiche e tecniche di alto livello, e da una rappresentazione limitata nei media e nei ruoli decisionali. A rendere stagnante la situazione, contribuisce anche il persistere di stereotipi di genere e rappresentazioni simboliche sessiste, che influenzano percezioni sociali discriminatorie e alimentano vecchi bias culturali.
























