Le organizzazioni sindacali riunite per la conferenza di Santa Marta, in Colombia, il primo summit internazionale sull’uscita dalle fonti fossili, il 27 aprile hanno approvato il testo con le proposte dei lavoratori per la giusta transizione e la democrazia energetica, che costituiscono il contributo al segmento di alto livello che inizia oggi.

All’assemblea, al termine della quale i sindacalisti si sono uniti alla marcia per il clima che ha sfilato per le strade di Santa Marta, sono intervenuti anche quattro ministri del governo colombiano: dell’ambiente e sviluppo sostenibile Irene Velez Torres, delle miniere e dell’energia Edwin Palma Egea, del lavoro Antonio Sanguino e della giustizia e del diritto Rodrigo Lara Bonilla. Gli interventi istituzionali hanno dato conto dell’impegno progressista e per la giustizia climatica del governo Petro.

Dichiarazione collettiva

La dichiarazione è stata scritta collettivamente facendo sintesi dei lavori dei tre giorni precedenti. Porta i loghi delle organizzazioni che hanno reso possibile il processo sindacale, la Csa, le federazioni internazionali dei servizi pubblici Psi e dei trasporti Itf, la Tued, e le tre confederazioni colombiane, Cut, Cgy e Ctc, e raccoglie le firme delle altre organizzazioni che hanno partecipato, fra cui la Cgil.

Le proposte dei sindacati

Il documento parte da un’analisi del contesto politico, segnato da uno scenario internazionale di profonda crisi, causata da un modello capitalistico che privilegia il profitto al rispetto della vita. È una crisi ambientale e climatica, democratica, economica, legata alla povertà, alle disuguaglianze, alle guerre, che ora minacciano le fondamenta stesse della nostra sopravvivenza. Una crisi generata dallo sfruttamento illimitato della natura a beneficio di una minoranza globale.

Gli eventi meteorologici estremi stanno trasformando il mondo del lavoro, interrompendo attività economiche essenziali, imponendo cambiamenti ai processi lavorativi e aumentando i rischi professionali, colpendo in modo particolare i lavoratori informali e provocando migrazioni forzate per le comunità costrette ad abbandonare le proprie terre a causa della perdita dei mezzi di sussistenza.

Il controllo delle risorse

La situazione internazionale è segnata da una violenta lotta geopolitica per il controllo delle risorse energetiche, sia fossili che di altra natura. L'estrema destra imperialista e coloniale si serve della guerra e dell'ingerenza per mantenere la propria egemonia, minacciando la sovranità delle nazioni e l'autodeterminazione dei popoli.

Ascesa dell’estrema destra

Questo scenario coincide con l'ascesa di un'estrema destra che promuove il negazionismo climatico e la governance aziendale come strumenti per saccheggiare le risorse comuni, precipitando il mondo in uno stato di costante tensione che mette a repentaglio la pace globale. Un’era di totale impunità iniziata con l'intensificarsi del genocidio israeliano contro il popolo palestinese, che continua ancora oggi, per proseguire con l'operazione militare statunitense in Venezuela e il rapimento del presidente Nicolás Maduro, l'intensificarsi del blocco contro Cuba con l’embargo energetico totale all'isola, l'aggressione Usa-Israele contro l'Iran.

Questi eventi hanno messo a dura prova l'intero sistema energetico globale, dimostrando come la dipendenza dalle fossili venga utilizzata come arma di guerra e fattore di collasso economico. Inoltre, il collasso del sistema multilaterale e la paralisi delle istituzioni per la tutela dei diritti umani, delle agenzie umanitarie e di altre organizzazioni, hanno reso più facili l'avanzata di programmi bellicosi, di odio e razzisti. I sindacati esprimono solidarietà al popolo palestinese, condanna del genocidio in corso a Gaza e di ogni forma di colonialismo, interferenza e blocco contro nazioni sovrane.

La sfida della conferenza

La sfida della conferenza di Santa Marta consiste nell'affrontare la contraddizione tra la necessità del sistema capitalistico di massimizzare l'utilizzo dei combustibili fossili per sostenere i propri profitti e l'urgente bisogno del mondo di trovare soluzioni che superino la crisi climatica e promuovano economie a basse emissioni di carbonio attraverso processi trasformativi volti alla giustizia sociale.

Abbandonare le fossili è essenziale per contrastare la crisi climatica e ridurre le cause di conflitto per il controllo delle risorse, il colonialismo e lo sfruttamento. La transizione non può essere un mero aggiustamento tecnico, ma piuttosto un processo che garantisca uno sviluppo sostenibile con giustizia sociale, fiscale, di genere, economica e ambientale, basato su democrazia, trasparenza e partecipazione.

Transizione giusta

Difendiamo una transizione giusta, basata sul rispetto e sulla promozione dei diritti fondamentali del lavoro sanciti dall'Ilo, in grado di generare e garantire uno sviluppo sostenibile, con lavoro dignitoso (protezione sociale universale, libertà di associazione, contrattazione collettiva, giustizia sociale), uguaglianza e parità di genere, sovranità alimentare ed energetica, conservazione dei beni comuni e autodeterminazione di popoli, territori e nazioni.

Riaffermiamo che, insieme ai movimenti sociali alleati nella regione e in tutto il mondo, continueremo a promuovere e sostenere l'agenda dei lavoratori, per costruire la giustizia in tutte le sue dimensioni.

Pace e disarmo

Infine, i sindacati si presentano a questa conferenza ribadendo che solo attraverso la pace, il disarmo, l'integrazione regionale e la democrazia sarà possibile una transizione veramente giusta.

Ci opponiamo all'aumento della spesa militare e alla conversione dell'industria alla produzione bellica. Chiediamo un modello che affronti le asimmetrie tra le classi sociali e tra le nazioni del Nord e del Sud, garantendo a tutti i popoli il diritto a uno sviluppo che preservi i beni comuni. Continueremo a promuovere un'agenda in cui il lavoro dignitoso, la sovranità e l'autodeterminazione siano i pilastri di un futuro sostenibile per la classe lavoratrice.

Principi e visione politica

La giusta transizione rappresenta un profondo cambiamento sistemico, rifiutiamo qualsiasi processo che trasferisca i costi della crisi sulla classe lavoratrice o che approfondisca il divario tra il Nord e il Sud del mondo. Il Nord del Pianeta deve assumersi le proprie responsabilità riparative, cancellando il debito nei confronti del Sud, accelerando l'eliminazione graduale dei combustibili fossili e trasferendo tecnologie e risorse finanziarie per la mitigazione, l'adattamento, la riparazione delle perdite e dei danni e una transizione giusta ai Paesi del Sud.

La sfera pubblica deve essere al centro della giusta transizione, gestendo l'energia come bene comune e diritto umano attraverso la proprietà, la gestione e la fornitura pubblica partecipativa, e promuovendo alternative di gestione basate sulla comunità, contrastando il trattamento come merce per il profitto delle imprese. Denunciamo l'appropriazione delle agende climatiche da parte delle multinazionali e respingiamo le "false soluzioni" che consentono alle multinazionali di continuare a inquinare sotto una patina di sostenibilità.

La nostra proposta è una visione contro-egemonica che rompe con la logica del "capitalismo verde", privilegiando la vita rispetto all'accumulazione di capitale e smascherando l'attuale modello estrattivista, integrando pienamente l'Agenda per il lavoro dignitoso dell'Ilo e garantendo la libertà di associazione e la contrattazione collettiva come pilastri indivisibili del processo.

Pilastro 1

Superare la dipendenza economica e la trasformazione territoriale. La decarbonizzazione delle nostre economie deve essere un processo pianificato che garantisca la stabilità dei territori e il benessere dei loro abitanti attraverso un dialogo sociale vincolante, aperto alla partecipazione democratica delle comunità, dei popoli indigeni e dei movimenti sociali, e deve essere fondato su criteri di trasformazione sociale che riducano le disuguaglianze e siano redistributivi, anziché concentrare risorse e potere.

Proponiamo la creazione di spazi tripartiti istituzionali permanenti in cui i sindacati abbiano un reale potere decisionale sui contributi nazionali determinati (Ndc). Chiediamo programmi strutturati di formazione tecnica e inserimento lavorativo con la garanzia di un'occupazione dignitosa, finanziati attraverso risorse ancorate alla giustizia fiscale. Servizi pubblici universali di alta qualità, finanziati, gestiti ed erogati con fondi pubblici, sono essenziali per la diversificazione economica.

Pilastro 2

Ttrasformazione dell'offerta e della domanda (democratizzazione). La transizione giusta rappresenta un'opportunità storica per democratizzare il sistema energetico, garantendo che l'energia sia un diritto fondamentale gestito da aziende pubbliche e modelli di gestione con partecipazione sociale e comunitaria.

Proponiamo che le imprese statali agiscano come motori della transizione giusta, con mandati legali per espandere le energie rinnovabili pubbliche, distinti dalla gestione partecipativa delle imprese di proprietà comunitaria. Ciò include politiche per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie per l'energia pulita e il ruolo degli Stati in questo processo.

Pilastro 3

Cooperazione internazionale e nuova governance globale. L'architettura internazionale deve essere sostanzialmente riformata per consentire una transizione giusta a livello mondiale, e in particolare nel Sud del mondo, che sia vincolante e monitorata dai sindacati, a partire da un trattato di non proliferazione dei combustibili fossili e proseguendo con la pianificazione per l'eliminazione graduale delle fossili al fine di raggiungere l'obiettivo di 1,5 °C. Chiediamo l'eliminazione del regime di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati (Isds), che consente alle multinazionali di contestare misure adottate democraticamente e sovranamente nell'interesse pubblico.