Chiedono la proroga immediata dei contratti in scadenza il 10 novembre, proclamano lo stato di agitazione per i 900 somministrati impiegati nelle questure e le prefetture di tutta Italia e chiedono l’apertura di un confronto sindacale su condizioni di lavoro, continuità occupazionale e procedure selettive.

Sono sul piede di guerra Felsa Cisl, Nidil Cgil e UilTemp che denunciano l’inaccettabile condotta dell’amministrazione: “Di fronte a questo muro di gomma e a una palese incapacità gestionale – scrivono i sindacati -, sorge il fondato e gravissimo sospetto che il ministero dell’Interno voglia scientemente generare il caos sul tema dell’immigrazione. L’atteggiamento di questa amministrazione sembra infatti mirato a paralizzare il sistema, arrivando al blocco totale di tutte le pratiche relative ai permessi di soggiorno, per poi scaricare cinicamente le proprie inefficienze sull’utenza”.

I sindacati avevano atteso e sollecitato una convocazione all’inizio di settembre per affrontare la gestione complessiva del perimetro occupazionale dei lavoratori in somministrazione, ma l’amministrazione aveva scelto di non convocarli “ignorando le legittime richieste di coloro che garantiscono quotidianamente l’operatività di servizi essenziali”.

“Denunciamo ormai da anni il ricorso a contratti brevi e un approccio meramente emergenziale a scapito della funzionalità e della continuità del servizio alle persone – denunciano Felsa Cisl, Nidil Cgil e UilTemp -. Alla gravissima mancanza politica e relazionale si aggiunge una disastrosa gestione sul piano operativo. Fin dall’avvio della fornitura, nel 2021, avevamo già evidenziato l’esigenza prioritaria di sanare specifiche disfunzioni gestionali. Oggi la situazione è degenerata, a fronte di responsabili ministeriali, in particolare nella direzione centrale immigrazione, che si stanno dimostrando totalmente indisponibili a qualunque dialogo volto alla ricerca delle soluzioni”.

Per le organizzazioni sindacali “occorre un cambio di passo radicale: l’amministrazione abbandoni la logica delle scorciatoie e delle risposte tampone e si adoperi per definire, attraverso un vero confronto con le parti sociali, soluzioni condivise e di ampio respiro. Solo così si potrà dare prospettiva a questa platea di lavoratori e garantire pienamente i principi di accoglienza e dignità della persona sanciti dalla nostra Costituzione”.

Considerando il ruolo strutturale e fondamentale che questi 900 lavoratori ricoprono per garantire la tenuta dei servizi per l’immigrazione “non siamo più disposti a tollerare questo atteggiamento irriguardoso nei loro confronti, perpetrato in totale assenza di segnali di attenzione e a soli pochi giorni dalla scadenza dei contratti nelle questure”, concludono i sindacati.