Previdenza: in questo caldo agosto giornali e media in genere si sono ampiamente sbizzarriti sul tema tra commenti, proposte e polemiche. Ora, però, torna la politica: il 30 agosto è infatti previsto un nuovo incontro tra governo e sindacati sulle pensioni, per affrontare i temi previsti nella cosiddetta “fase 2” del confronto iniziato mesi fa. “È un incontro importante – ha spiegato ai microfoni di RadioArticolo1 Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil –. È arrivato il momento in cui il governo deve scoprire le sue carte su temi cruciali come la flessibilità in uscita, il riconoscimento del lavoro di cura delle donne, la previdenza complementare, la rivalutazione delle pensioni dal 2019 la questione dell'innalzamento dell'età pensionabile legata alle aspettative di vita”.

 

Come se tutto ciò non bastasse, dalle colonne di Repubblica è venuta fuori una proposta del governo, che punterebbe a “dare” 40 euro ai pensionati poveri. “Non ne sappiamo nulla – commenta Ghiselli –. Siamo stati i primi a porre il tema del sostegno alle pensioni più basse e qualche risultato lo abbiamo già ottenuto, ad esempio con l'estensione e il rafforzamento della quattordicesima. L’intervento generico di sui si parla mi pare che invece risponda più a una logica di tipo pre-elettorale”. Il tema della povertà dei pensionati c’è, osserva il sindacalista, ma “va affrontato come tema sociale e presuppone una serie di misure e di interventi non soltanto economici, ma anche assistenziali e legati ai servizi, e che tenga conto della condizione complessiva del nucleo familiare”.

Tornando al confronto del 30 agosto, capitolo chiave è quello della rivalutazione delle pensioni nel 2019 legato al costo della vita e all’inflazione che quest’anno si attesta all’1,2, 1,3 per cento. “La Cgil – aggiunge Ghiselli – chiede un meccanismo di rivalutazione delle pensioni più efficace e un paniere più adeguato, perché dobbiamo fare più attenzione ai consumi reali delle pensioni”.

Restano aperte anche alcune questioni legate all’Ape sociale: “Il fatto che la platea non sia stata ‘splafonata’ dimostra che i paletti erano eccessivamente rigidi. Gli anni di contribuzione necessari sono troppi, soprattutto per le donne oppure gli edili, o anche per chi chi fa lavori discontinui o opera nelle cooperative sociali”. “Il governo – spiega il segretario confederale della Cgil – qualche segnale di disponibilità lo ha dato, ma temiamo che sia tutto all’interno degli strumenti individuati l'anno scorso. Ma non basta, non è sufficiente adeguare e aggiustare un po' l'Ape sociale”.

Quanto al tema cruciale del blocco dell’aumento automatico dell'età di pensionamento in base all'aspettativa di vita che è diminuita, la posizione del governo sembra quella di totale indisponibilità. Per Ghiselli si tratta di una posizione sbagliata e che “ produrrà un danno enorme al paese, perché oggi l'età pensionabile in Italia è di 66 anni e 7 mesi: nessun altro paese in Europa, tranne la Grecia, ha un livello così alto di età di pensionamento. Così per potersi ritirare una persona dovrà lavorare ben 45 anni: una condizione insostenibile da un punto di vista sociale e in rapporto agli altri paesi. Per affrontare questo aspetto, per noi, occorre utilizzare non solo la leva contributiva, cioè previdenziale, ma far intervenire anche la fiscalità generale che deve farsi carico di alcuni di questi costi. Il 30 agosto ci attendiamo un po’ di chiarezza anche su questo”.