A cosa serve abolire l’articolo 18 per imprese come Briziarelli, Colussi, Margaritelli, Grifo Latte e Liomatic che in una sola settimana hanno annunciato il licenziamento di qualcosa come 450 lavoratori? Davvero è questo il problema per le imprese italiane?

O forse, oltre alla crisi, c’è qualcosa che non va nel sistema industriale e nel modello di relazioni sindacali, ovvero nel rapporto tra chi dirige (quei manager spesso ingaggiati con ricchi contratti che portano come unico risultato i licenziamenti) e chi produce, cioè i lavoratori? Un diverso modello di governance delle imprese consentirebbe alle organizzazioni dei lavoratori di intervenire prima che vengano fatti danni irreparabili. Avere dei luoghi di compensazione tra gli interessi del capitale e quelli del lavoro: questo vorrebbe davvero dire modernizzare il paese.

Ma a quanto pare il problema invece è l’articolo 18: troppi impedimenti, troppi “lacci e lacciuli” per chi vuole licenziare in santa pace. Sarebbe interessante capire, in questo dramma sempre più profondo, qual’è l’opinione di Confindustria Umbria. Quale contributo in termini di innovazione la più importante associazione datoriale del territorio intende portare. Invece, le imprese vanno giù a picco e la loro organizzazione tace.

Infine, c’è un altro dubbio che ci piacerebbe sciogliere. Dopo questa settimana nella quale, nella sola provincia di Perugia, rischiano di andare in fumo 450 posti di lavoro, di quelli, peraltro, considerati tra i più “sicuri”, che dibattito politico si svilupperà? Cambierà l’agenda delle priorità sul tavolo delle forze di centrosinistra, a partire dal Pd? Oppure questi sono problemi del sindacato, che non riguardano la politica?

*Segretario generale della Camera del Lavoro di Perugia

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