“Dopo aver propagandato il calo delle tasse, ci attendiamo che il governo commenti anche il calo dei salari”. Così, ironicamente, il segretario confederale della Cgil, Franco Martini, commenta il calo della retribuzione oraria in Italia dello 0,5% nel primo trimestre 2016, rispetto allo stesso periodo del 2015, che emerge dal rapporto Eurostat sul costo del lavoro.  
 
Per il segretario della Cgil, “i salari devono tornare a crescere”, ma per farlo sono necessarie due condizioni: “Far ripartire l'economia, producendo nuova ricchezza attraverso investimenti pubblici e privati, rilanciare l’economia interna, sostenendo i salari di chi lavora e le pensioni”. Secondo Martini occorre, dunque, “procedere al rinnovo dei contratti di otto milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno il ccnl scaduto, tra i quali i dipendenti pubblici, che hanno proprio nel governo il proprio datore di lavoro”.

“Per poterli rinnovare – sottolinea il dirigente sindacale –, è necessario anche rimuovere le incomprensibili resistenze di Confindustria, che non può più nascondersi dietro l'alibi della mancata riforma del modello contrattuale. Infatti, ormai, tutte le altre associazioni datoriali hanno avviato il confronto sulla proposta unitaria dei sindacati, con l'impegno a realizzare le prime intese entro l'estate. I contratti possono e debbono essere rinnovati, e per tale obiettivo continueremo a negoziare e a mobilitarci, quando necessario”.