Nel suo editoriale di ieri sul Corriere della Sera, Chi dimentica l'emergenza, Angelo Panebianco scriveva:" Due settimane fa eravamo sull'orlo dell'abisso. La drammaticità della situazione spinse il governo a varare una manovra 'lacrime e sangue' tesa a rassicurare i mercati ... sono passate due settimane e il senso dell'emergenza e dell'estrema fragilità della nostra situazione sembra svanito dall'orizzonte dei politici". Noi non concordiamo con l'autore, o meglio, concordiamo in parte. Il governo sa esattamente che fare. Se l'ammontare stabilito non può essere toccato e se a tutti deve concedere qualcosa e se, infine, gli interventi sulle caste vengono rimandati di due anni, allora gli unici interventi dove fare cassa rimangono le pensioni e il lavoro.

Questo governo, e la Lega in prima linea, vogliono rimandare le "loro" decisioni a dopo le prossime elezioni, per cui tentano, nel frattempo, di barcamenarsi. Non è nelle loro intenzioni fare scelte coraggiose che vadano a toccare gli interessi delle lobby a cui sono assoggettati e non intendono perdere voti. Ma allora la Lega dovrà spiegare alla base scalpitante cosa ha urlato tanto " le pensioni non si toccano", si legga l'articolo di ieri del La Padania, e che poi, oggi, ha dovuto fare marcia indietro.

Insomma, su cosa interverranno e come faranno a raggiungere la cifra preventivata se 2 miliardi di euro li hanno defalcati dagli enti locali; se non c'è l'aumento dell'Iva; se scompare il contributo di solidarietà per i redditi alti; se l'intervento sui benefici della casta si rimandano di due anni; se salta l'abolizione delle province e dei comuni.

Diventa automatico che le pensioni e il lavoro, ancora una volta, faranno da calmiere. Ma non aveva detto il neo segretario del Pdl, Alfano, che le pensioni non si sarebbero toccate per rispondere alle istanze della Lega?
Se, come scrive Giovanni Sartori sul Corriere della Sera, Un tracollo ben preparato : "Tutti gli economisti, o quasi tutti, sostengono che la salvezza sta nella crescita", quale intervento intende ottemperare questo governo fantoccio e latitante; e se il tracollo avvenuto in Occidente era prevedibile per le "malefatte dei banchieri" e per il falso progresso fondato sul debito, quali misure sono state prese per porvi rimedio? Ora, che la maggioranza abbia nascosto la gravità della crisi è cosa ormai risaputa, e dovrebbe dare speranze di ravvedimento a chi gli ha concesso la fiducia del voto, ma vogliamo sperare che si convincano che "Berlusconi (sinceramente inseriremmo anche Bossi) è bravo, bravissimo, come illusionista. Resta da vedere se sa vedere la verità e dire la verità".

Il Fmi ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil; la banca centrale europea ha acquistato un'enormità di nostri titoli pubblici, quindi i lavoratori ( le buste paga) saranno ancora obbligati a pagare per chi più ne ha! Non ci sono alternative.

A fronte di tutto questo ci rammarica molto leggere articoli, che non menzioniamo neppure in segno di sdegno, che fanno analisi sociologiche, strategiche o che altro, sull'ennesima rottura di rapporti fra i tre sindacati, come conseguenza della giusta decisione della Cgil di scendere in piazza, prevedendo scenari bui per i lavoratori, l'indebolimento delle relazioni ecc. Ma che futuro potrebbero mai avere i lavoratori se la Cgil dovesse allinearsi alla distruzione sistematica dei diritti dei lavoratori. Ma è mai possibile che non si legga in questi tentativi la volontà capitalistica di dare il colpo mortale al sindacato e ai lavoratori? Il servilismo non ha mai pagato e questo governo lo sa e, oltretutto, ha già due sindacati al servizio, non ha bisogno della Cgil, anzi, sarebbe un grande sogno poterla affossare. Noi vorremmo ricordare ai lavoratori, anche a quelli che, per errore o false speranze, hanno dato il voto a questo governo, che il loro futuro è nelle loro mani e che solo loro possono ridarsi speranze. A tal proposito, ci piacerebbe ricordare loro ciò che ha scritto Gorz e che dovrebbe diventare il cavallo di battaglia dei prossimi anni: "Ogni cittadino deve avere il diritto a un livello di vita normale; ma ognuno deve anche avere la possibilità (il diritto e il dovere) di fornire alla società l'equivalente in lavoro di ciò che consuma: il diritto, insomma, di guadagnarsi da vivere, il diritto di non dipendere, per la sussistenza, dalla buona volontà di chi detiene il potere di decisione in campo economico. L'unità indissolubile di diritto al reddito e diritto al lavoro è per ciascuno la base della cittadinanza".

Questo è il compito di un sindacato e i suoi iscritti devono aiutarlo in questo intento. Abbiamo perso molto tempo e molto terreno e le battaglie future saranno dure, ma arrendersi ora vorrebbe dire scegliere una strada di non-ritorno; vorrebbe dire che si allontanerebbe di nuovo la possibilità di creare un grande e forte sindacato dei lavoratori. Solo questo ci darebbe ancora la speranza , espressa da Bourdieu, che: "non è irragionevole aspettarsi che gli effetti della politica di una piccola oligarchia attenta solo ai suoi interessi economici a breve termine possano favorire l'emergere progressivo di forze politiche, anch'esse mondiali, capaci di imporre progressivamente la creazione di istanze trasnazionali col compito di controllare le forze economiche dominanti e di subordinarle a fini realmente universali"

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