Simone ha 28 anni, lavora da McDonald's a Milano, è arrivato a Roma con la Filcams - il sindacato dei servizi, del commercio e del turismo - ed è, parole sue testuali, "molto incazzato". Perché? "Non è possibile - spiega - che siano sempre i diritti ad essere messi in discussione. Con le leggi in corso di approvazione, col Jobs Act, con l'abolizione dell'articolo 18 stiamo cedendo questo Paese in mano agli imprenditori. Io ho 28 anni - prosegue - ma la carta d'identità non conta. Sono un semplice iscritto che è stufo di sentirsi dire che la colpa dei mali del Paese è sempre dei lavoratori, che il costo del lavoro è troppo alto. Renzi chiede al sindacato dov'era? Io so dov'era, il sindacato. Era in questa piazza, nel 2002, a difendere i lavoratori da Berlusconi, a opporsi all'abolizione dell'articolo 18. Noi eravamo lì. Io ero un ragazzino, la vidi tutta in tv quella manifestazione. E oggi sono qui con la Cgil. Renzi invece dov'era? A cena con Berlusconi?"

Christian, sulla trentina, 10 anni di lavoro in Mediaworld, sempre a Milano, sfila poco più in là ed è preoccupato perché "il Jobs Act crea differenze e discriminazioni tra i lavoratori. Sono molto spaventato. È un primo passo, questa legge, ma non so dove porterà. Di certo non aiuterà i giovani a trovare un lavoro. Da noi la situazione è dura. Quando lo store ha aperto eravamo in 70. Ora siamo rimasti in 35. Dimezzati, e il lavoro è aumentato, con la clientela da servire e gli spazi da gestire. Ma lavoriamo sotto il ricatto del licenziamento. Non credo che i miei 35 colleghi saranno aiutati dal Jobs Act di Renzi".