Dedicato a chi, in poltrona, domanda sempre: “Dove eravate?”. A chi non si sente suddito di un governo al comando e non al servizio dei cittadini. A chi non si rassegna. A chi la testa la tiene alta. A chi dissente in un Paese dove il gregge viene scambiato per un popolo e l’obbedienza per senso di responsabilità.

A chi ha messo la sveglia quando era ancora buio. A chi ha attraversato l’Italia per esserci. A chi si è portato dietro uno zaino, un panino e tutte le ragioni per cui restare a casa sarebbe stato più comodo, ma essere qui era più importante.

A chi tiene insieme il mese facendo conti che a Palazzo Chigi dovrebbero imparare a fare. A chi lavora e resta povero. A chi aspetta una visita, una casa, un contratto, una pensione dignitosa. A chi è stanco di sentirsi spiegare che deve fare sacrifici da persone che possono permettersi di ignorarne il costo.

A chi la pace la pretende, perché sa che sotto le bombe ci finiscono le persone. A chi difende la scuola pubblica, la sanità, l’ambiente, il diritto di scioperare. A chi la Costituzione vuole vederla vivere nelle scelte di ogni giorno, nelle fabbriche, negli ospedali, nelle periferie.

A chi si prende del disfattista perché racconta ciò che vive. Del privilegiato perché difende un diritto. Dell’estremista perché chiede di arrivare alla fine del mese. A chi continua a partecipare anche quando vorrebbero convincerlo che tanto sono tutti uguali e nulla può cambiare.

A chi oggi ha camminato anche per qualcuno che avrebbe voluto esserci. Per un genitore che fatica a muoversi, per un collega rimasto al lavoro, per un figlio che pensa di dover partire. A chi, in mezzo a questa piazza, ha ritrovato una cosa che la solitudine quotidiana rischia di farci dimenticare: le nostre difficoltà riguardano milioni di persone. E insieme possiamo farle pesare.

Oggi a Roma la Via Maestra è stata questo: persone che si riconoscono, si organizzano e fanno delle proprie difficoltà una battaglia comune. Una piazza che al governo presenta richieste, pretende risposte e ricorda da dove viene il potere di chi governa.

Da questa manifestazione parte adesso la mobilitazione verso lo sciopero generale del 20 novembre annunciato dalla Cgil. Abbiamo un mese per portare le ragioni di oggi nei luoghi di lavoro, nelle assemblee, nelle conversazioni con chi ha smesso di credere che partecipare serva. Per coinvolgere chi manca e dare forza a chi teme di esporsi.

A quelli del “Dove eravate?” dedichiamo anche i passi di oggi. Siamo qui. Con le nostre facce, le nostre bandiere, le nostre ragioni. Perché il Paese appartiene anche a chi lo contesta. E chi governa deve rispondere anche a chi non applaude e tiene la schiena dritta.

Oggi abbiamo riempito la piazza. Il 20 novembre faremo sentire quanto pesa il lavoro. A cominciare da quello che questo governo continua a sottovalutare.