La storia di Guido Rossa arriva a teatro con uno spettacolo scritto a quattro mani da Mattia Fabris e Jacopo Maria Bicocchi che andrà in scena giovedì 22 ottobre a Genova. Il luogo scelto per la rappresentazione ha un forte valore simbolico: le Acciaierie Italia. Più precisamente, lo stabilimento di Genova Cornigliano del Magazzino Transiti. Lo spettacolo (“Guido Rossa, la ricerca di senso”) infatti, verrà presentato alle ore 11 nel corso di una mattinata organizzata da Fiom Cgil, Società di mutuo soccorso Guido Rossa, Camera del lavoro metropolitana di Genova, con la collaborazione di Acciaierie d’Italia Genova e del Club Alpino Italiano.

L’iniziativa 

L’evento è organizzato in occasione del settantesimo anniversario dell’avvio del ciclo latta a Genova: tra il 1955 e il 1957 venne completato lo sviluppo del ciclo a freddo con l’avvio della produzione della banda stagnata dalle cui lavorazioni viene prodotto l’acciaio. Lo spettacolo sarà preceduto dai saluti della direzione aziendale, della sindaca di Genova Silvia Salis, del presidente della Regione Liguria Marco Bucci. Coordinerà la giornata Armando Palombo, Rsu Fiom Cgil Genova.

Guido Rossa, il sindacalista che amava la montagna 

“Siamo particolarmente felici, onorati e consapevoli del valore che ha andare in scena proprio in quel luogo e proprio in questo momento”. A parlare è Mattia Fabris che, con il suo coautore Jacopo Maria Bicocchi, ha esplorato più volte il tema della montagna, quasi una coprotagonista in scena insieme a Guido Rossa. Il testo, infatti, vuole ripercorrere la storia del Guido Rossa alpinista, accanto a quella dell’operaio e sindacalista. Rossa è stato uno degli scalatori più talentuosi, forti e stimati della sua epoca. Primo operaio a entrare nella elitaria schiera degli accademici del Club Alpini Italiano, si fece via via sempre più cosciente che una volta saliti in cima bisognava tornare a guardare in basso.

“Andare in alto per poi scendere tra gli uomini”

“Andare in alto per poi scendere in mezzo agli uomini – dice Fabris – sono parole di Rossa che ne descrivono la sensibilità profonda verso le ingiustizie sociali, nonché quella continua ricerca di senso che è stata tutta la sua vita, e che abbiamo scelto come titolo dello spettacolo”. Accanto all’eroe del quotidiano, lo spettacolo ci racconta lo scalatore che ha saputo farsi strada in un ambiente tradizionalmente “superomista/eroico” – quello dell’alpinismo di conquista – con una chiave diversa, attenta alle questioni sindacali, alle ingiustizie sociali, alle disuguaglianze economiche. Il suo impegno politico e la sua fede nel dialogo e nelle istituzioni saranno così compromettenti da farlo entrare nel mirino delle Br che, il 24 gennaio del 1979, lo uccisero a sangue freddo sotto casa.

Rossa e la continua ricerca di senso 

Guido Rossa si è interrogato per tutta la vita sulla necessità di conciliare posizioni anche molto distanti, di aprire un varco al dialogo, di continuare a cercare un senso. “Il nostro spettacolo si apre proprio con una domanda: ‘Che senso ha?’ – spiega Fabris –, la stessa che probabilmente si è fatto tante volte Rossa, e che ci facciamo di continuo anche noi. Che senso ha fare teatro, raccontare storie che parlano della montagna? Ci siamo risposti che la storia di Guido Rossa può essere d’esempio a molti, che potranno trovarci qualcosa che li riguarda, che parla a loro”.

La storia di Guido è quella di un uomo a cui il “salire in alto” è servito per imparare a guardare in basso. Ma questo rapporto spaziale può diventare una splendida metafora di vita, un invito a guardare oltre se stessi, a impegnarsi. “Un giorno, una ragazzina che ci aveva seguiti per caso in montagna – racconta Fabris –, dopo aver ascoltato la storia di Rossa ci disse che le sembrava incredibile come un tempo qualcuno fosse disposto a dare la propria vita in nome delle idee. Oggi le sembrava fantascienza. Questo commento ci restituisce tutta la distanza tra le generazioni, ma anche l’importanza cruciale che può avere uno spettacolo come il nostro per far conoscere una figura come quella di Guido”.

Il messaggio per le nuove generazioni 

Pensando ai ragazzi e alle ragazze, anche la montagna può assumere un forte valore simbolico, perché offre un’esperienza di solitudine molto diversa da quella vissuta dai più giovani, chiusi nelle loro stanze e con gli occhi fissi sui loro dispositivi. La solitudine come esperienza di pienezza, piuttosto che di vuoto, di conoscenza profonda di se stessi, piuttosto che di oblio del mondo, di silenzio autentico, diverso dal rumore di fondo dello scrolling.

“La solitudine della montagna ti aiuta a capire chi sei – dice Fabris – non è perdita, è conquista, ricerca, concentrazione”. La parola opposta a concentrazione è distrazione: quella che allontana, dall’impegno, da se stessi, dal mondo. Tutto quello che Guido Rossa, invece, non ha mai voluto dimenticare.

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