“Avevo pensato che forse cercasse un ingegnere maschio. Perché mi ha fatto venire qua?”. È il ricordo di Gisella Mammo Zagarella, amministratrice delegata e responsabile tecnica della Calcestruzzi Ericina Libera di Trapani. Una telefonata cambia il suo percorso e la porta dentro una delle esperienze più significative di riutilizzo di un bene confiscato alla criminalità.

La storia della Calcestruzzi Ericina nasce dalla confisca dell’azienda e dalla scelta di non disperdere il patrimonio produttivo e occupazionale. L’obiettivo diventa trasformare l’impresa in una cooperativa e mantenere il lavoro attraverso una nuova forma di gestione.

L’esperienza della Calcestruzzi Ericina mostra concretamente una delle questioni centrali di questo processo: dopo la confisca, un’azienda deve continuare a funzionare, stare sul mercato e garantire lavoro.

Gisella entra in un gruppo di soci che lavorano insieme da circa vent’anni. È l’unica donna e l’unica laureata. L’inizio non è semplice, ma il lavoro quotidiano modifica progressivamente gli equilibri. Diventa prima parte della squadra e poi socia della cooperativa.

“Ci siamo sempre messi in gioco perché credevamo nella scommessa del bene confiscato”. Una scommessa che, nel tempo, si è intrecciata con la sostenibilità ambientale: l’impianto recupera e ricicla rifiuti provenienti dalle attività di costruzione e demolizione, trasformando gli scarti in nuove risorse.

Il percorso di Gisella parte dagli ideali degli anni universitari e arriva alla concretezza del lavoro. La storia della Calcestruzzi Ericina segue la stessa traiettoria: dalla confisca alla costruzione di un’impresa cooperativa capace di produrre lavoro e di confrontarsi con il mercato.

“È la realtà che ti fa riacquistare fiducia in un mondo diverso possibile”. Una realtà fatta meno di simboli e più di lavoro quotidiano, competenze, investimenti e responsabilità. È su questo terreno che la Calcestruzzi Ericina Libera continua la propria storia.

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