Prima della sospensione agostana è arrivata la firma in calce al rinnovo del contratto delle professioni sanitarie: infermiere e infermieri, tecnici, operatori socio sanitari, fisioterapisti e amministrativi. Per loro arriverà un aumento un po’ superiore dell’inflazione maturata e alcune migliorie della parte normativa. Un buon passo in avanti ma, secondo il segretario nazionale della Fp Cgil Michele Vannini, non risolve il nodo della poca attrattività del Ssn. Occorre la legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil insieme a molte associazioni e organizzazioni del Terzo settore.

Rispetto allo scorso rinnovo, in questo c’è il recupero pieno dell’inflazione. Ci spieghi?
Non è la prima volta che firmiamo un contratto con il recupero pieno dell’inflazione maturata, avvenne già con quello 19-21 e prima ancora con quello 16-18 se pure con un margine molto inferiore, distribuiva incrementi che erano superiori all'inflazione cumulata nel triennio. Il vulnus è stato il contratto 22-24 che, come ormai sanno tutti, ha certificato il fatto che alcune organizzazioni sindacali fossero d'accordo nel dire che per quel triennio le lavoratrici e i lavoratori pubblici potevano prendere il dieci per cento in meno di quello che l'inflazione aveva eroso dalle loro buste paga.

Un dieci per cento che non si recupera più?
Che sicuramente non si recupera in una tornata contrattuale. Ma noi sosteniamo che si possa recuperare nel tempo, affiancando alla sottoscrizione del contratto anche una serie di interventi normativi che possano aiutare a liberare risorse. Ne cito due su tutti: il finanziamento e la revisione del valore della mensa, e l’eliminazione del tetto al salario accessorio. Lo chiediamo da anni, perché consentirebbe di finanziare adeguatamente la contrattazione integrativa, che è ovviamente in grande difficoltà. Perché appunto da anni c'è questo tetto che ne vincola l'esercizio. Per questo triennio, invece, le risorse messe a disposizione del contratto sono per la sola parte tipica del finanziamento contrattuale superiore all’inflazione attesa, ma non solo. Come in tutti i contratti pubblici che abbiamo sottoscritto, c'è una clausola di garanzia che impegna le parti a rivedersi nel luglio dell'anno prossimo, per verificare se ci dovessero essere degli scostamenti inflativi e decidere e valutare che cosa chiedere al governo. Questo sì che è uno strumento nuovo di garanzia.

C'è un'altra novità sicuramente positiva, si firma il contratto in vigenza contrattuale, non in ritardo.
Questo è un altro elemento che consente un recupero maggiore del potere di acquisto. Ad essere onesti, però, dipende in gran parte dal fatto che essendo cambiate le regole del Patto di stabilità europea, sapevamo fin da subito quante sarebbero state le risorse messe a disposizione del contratto senza bisogno di aspettare la legge di bilancio 2026. È proprio per questo motivo che lo slogan che ci ha accompagnati al tavolo era “Fare bene e presto”, inserendo anche nel capitolo normativo novità positive.

E allora veniamo alla parte normativa. Quali sono secondo te i punti qualificanti di questo rinnovo?
Fino a ora,  alcune figure delle professioni sanitarie non avevano diritto a nessuna indennità. Aver inserito una diversa valutazione delle figure professionali ha consentito anche un riconoscimento economico. C'è poi un primo intervento abbastanza evidente a favore anche del personale amministrativo,  che è un po' la cenerentola del comparto sanità nonostante costituisca il 10% della platea. Senza il 10% di amministrativi, tecnici e informatici, non si fanno gli appalti, non si assume, non si pagano gli stipendi, non si comprano le siringhe, eccetera. Siamo riusciti anche a inserire un ulteriore primo intervento, seppur limitato, ma che sicuramente apre una strada su un meccanismo di calcolo dell'orario “programmato”, che eviti il fatto che le aziende con un uso improprio dell'attuale sistema mandino in debito orario le lavoratrici e i lavoratori. Infine, il nuovo sistema di classificazione nell’introduzione di nuovi profili professionali.

E poi?
Siamo riusciti a far introdurre che le indennità di funzioni siano riconosciute anche durante i periodi di ferie. E la retribuzione indennitaria durante i periodi di ferie, così come da sentenza della Corte di giustizia europea. Cosa che può sembrare scontata, ma in realtà scontata non era affatto, anche perché quella misura drena moltissime risorse. Ovviamente abbiamo dovuto fare i conti con risorse non infinite, e questo ha resto evidente un problema, quello dell’equità salariale all’interno del comparto. Molte delle risorse a disposizione sono in realtà vincolate per legge, quindi non a disposizione della contrattazione. Inevitabilmente, nel corso degli ultimi anni si sono generate delle differenze anche molto consistenti fra le diverse professioni, ma anche all'interno della stessa professione. Faccio un esempio, l’indennità di pronto soccorso per gli infermieri è stata finanziata in maniera abbastanza consistente nel corso di questi anni, e certamente è positivo. Questo ha però generato il fatto che oggi l'infermiere di pronto soccorso, a seconda della regione dove si trova a lavorare, può prendere anche 300-400, in qualche caso 500 euro in più al mese di un collega che lavora in un reparto di medicina o in uno di salute mentale. Che sono altrettanto pesanti dal punto di vista delle condizioni di lavoro.

Proprio in questi giorni si è tornato a parlare di aggressioni al personale. Ci sono novità su questo fronte?
Sì, e riteniamo sia un grande segnale di attenzione. Sto parlando delle ferie solidali per chi subisce aggressioni. Sono 30 giorni in più rispetto a quelli da infortunio, messi a disposizione dell’aggredito da parte dei suoi colleghi e colleghe, per consentirgli un recupero più pieno di quanto non accade fino a questo momento.

Quali sono le cose che avreste voluto e che ancora non siete riusciti ad inserireinserire nel contratto?
Avremmo voluto cancellare completamente la questione dell’orario programmato rispetto a quello effettivo, che manda i lavoratori e le lavoratrici a debito. Siamo riusciti a introdurre una prima modifica importante, relativa solo alla malattia. L’obiettivo è di risolvere la questione con il prossimo contratto, così come rimane aperta una questione, quella della mensa, che per essere risolta completamente ha bisogno di un passaggio normativo.

Il ministro ha annunciato di aver fatto un accordo con l’India per assumere infermieri da quel Paese, buona idea?
Ricordo solo che il ministro da quando è stato nominato, avrà annunciato almeno cinque o sei volte l'eliminazione del tetto di spesa per il personale, ma ancora nulla. Al di là degli annunci ad effetto, il tema vero è come rendere nuovamente attraenti tutte le professioni sanitarie. Certo, gli infermieri in primis, ma noi cominciamo ad avere un problema molto consistente sia nel pubblico che nel privato, anche rispetto agli operatori socio-sanitari. C'è un tema di retribuzioni che continuano a rimanere troppo basse, e poi c’è quello delle condizioni di lavoro molto pesanti che derivano dal fatto che c'è poca gente. È un circolo perverso. Siccome le persone sono poche, non reggono i carichi di lavoro, non hanno più un bilanciamento accettabile nel rapporto vita lavorativa–vita privata e si licenziano. Assistiamo al fatto che ci sono professioniste e professionisti che decidono di abbandonare il Servizio sanitario nazionale. La soluzione non è assumere in massa da paesi stranieri. Insisto: occorre che ricominciamo a creare le condizioni perché la gente abbia voglia di fare questo mestiere.

Cosa vi aspetta dal primo settembre?
Stiamo organizzando una campagna di assemblee a tappeto in tutti i posti di lavoro per illustrare i contenuti dell’accordo e chiedere ai lavoratori e alle lavoratrici di esprimersi. Ovviamente con la consapevolezza che un contratto non risolve mai tutti i problemi e qualche volta, come è successo nel 2024, ne crea. Occorre rilanciare il Ssn e quindi chiederemo anche di firmare la proposta di iniziativa popolare per sostenere la nostra vertenza sulla sanità e la necessità di avere una legge che contribuisca a sostenere e rilanciare la sanità pubblica e universale.

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