Picchiato per aver chiesto il pagamento dello stipendio. A raccontarlo alla Cgil di Massa Carrara un lavoratore che opera in una ditta dell’indotto nautico situata in Via Dorsale. I fatti risalgono al primo giugno, quando alle 7:45 il lavoratore avrebbe dovuto ricevere dal titolare il pagamento dello stipendio di aprile e maggio. Alla richiesta avanzata dal lavoratore, il titolare avrebbe risposto prima proponendo di versare 300 euro in contanti, dei 2200 spettanti, e poi, a fronte delle rimostranze del lavoratore, lo avrebbe letteralmente aggredito con calci e pugni.

Fortunatamente sul posto c’erano altri due operai di un’altra ditta che hanno placato l’ira del titolare in attesa dell’arrivo della polizia. Il lavoratore è stato poi trasferito al pronto soccorso dove gli sono state diagnosticate contusioni multiple con prognosi di sette giorni.

Del Vecchio, Cgil Massa Carrara: “Appalti e subappalti del comparto nautico fuori controllo”

“La situazione negli appalti e nei subappalti del comparto nautico – denuncia il segretario generale della Cgil di Massa Carrara, Nicola Del Vecchio, al quale si è rivolto il lavoratore – è fuori controllo. Già lo scorso settembre mi sono recato personalmente in Guardia di Finanza per denunciare quanto accaduto a due lavoratori che si erano rivolti a noi a seguito della grave situazione di sfruttamento lavorativo che li riguardava. Una situazione che non è assolutamente limitata, ma rappresenta purtroppo una condizione diffusa sul nostro territorio in questo comparto. In quel caso parlavo di giovani stranieri fuggiti dalla fame e dalla povertà dei paesi di origine, migranti che si sono indebitati per poter raggiungere l’Italia e che, una volta giunti in Toscana, hanno dovuto accettare condizioni di lavoro inique e degradanti per ripagare i debiti contratti con gli intermediari e per riuscire a mantenere le famiglie rimaste in patria”.

“Contrattualizzati come resinatori (o come apprendisti) – continua a raccontare Nicola Del Vecchio –, dopo pochi mesi hanno iniziato a subire le pressioni e le minacce del datore di lavoro, che pretendeva, ottenendola, la restituzione di parte dello stipendio. Il tutto in assenza del benché minimo rispetto della normativa vigente: nessuna formazione, scarsa sicurezza, obbligo di pagarsi le divise di lavoro, niente ferie e niente permessi, continue pressioni per svolgere il lavoro più velocemente”.

“Pare non sia permesso nemmeno denunciare l’infortunio sul lavoro”

In questi cantieri – prosegue Del Vecchio – pare non sia permesso neppure denunciare l’infortunio sul lavoro o assentarsi in caso di malattia. A ogni ordinaria rivendicazione, in quel caso, ha fatto seguito una reazione minacciosa. Dopo quell’esposto abbiamo avviato un’interlocuzione con la Prefettura per giungere a un protocollo da sottoporre alle imprese committenti, affinché siano loro stesse responsabili delle condizioni di lavoro di coloro che operano all’interno della filiera. Siamo in attesa del nullaosta da parte di alcuni enti per la firma”. Ma mentre si aspetta, continuano ad accadere fatti inquietanti.

“Le ditte che operano nel comparto nautico e che lavorano per i grandi player della nautica – continua il segretario – adottano sistemi che rasentano l’illegalità. Assistiamo a ditte che aprono e chiudono con una velocità sospetta, dove spesso il titolare è di solito o un prestanome o addirittura la moglie, come abbiamo verificato in un ultimo caso. Ditte che scaricano sulla collettività i costi visto che spesso i lavoratori per ricevere le spettanze retributive devono rivolgersi al fondo di garanzia. Ci sono milioni di debiti con gli istituti, nonostante questo i grandi player della nautica continuano a fatturare e a macinare utili importanti. Tutto ciò è inaccettabile. Serve un’azione congiunta e coordinata capace di ristabilire la legalità”.

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