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La Rete Zero Pfas del Veneto, che raggruppa varie associazioni, ha organizzato per oggi, 22 luglio, un presidio per riaffermare le richieste a nome della popolazione colpita dal disastro ambientale e sanitario provocato dalle sostanze Pfas prodotte e lavorate alla Miteni di Trissino. L’occasione dell’iniziativa, promossa dalle organizzazioni che compongono la Rete, Mamme No Pfas, Isde, Medicina Democratica, Greenpeace, Libera, Legambiente, Cgil Veneto, è stata la conferenza dei servizi nella sede dell’Arpav di Vicenza.
Le richieste della Rete
Poter partecipare come uditori alle conferenze di servizio per la bonifica del sito ex Miteni, aspetto che la normativa non esclude e che è già avvenuto in altri casi analoghi in nome di un principio di trasparenza. La scelta di un progetto che preveda come risultato finale la bonifica del sito e la riconsegna alle comunità dell’area bonificata, e non la “messa in sicurezza dell’area” più o meno duratura.
Queste le prime richieste sulla lista delle associazioni. E ancora: la spiegazione in un’apposita conferenza pubblica, presenti anche le multinazionali, dello stato del sito e del progetto di bonifica individuato, perché la popolazione ha il diritto di conoscere progetti che riguardano il futuro del proprio territorio; che non si perda altro tempo prezioso e si inizino subito i lavori; la definizione chiara delle necessarie garanzie sul controllo e la verifica dei lavori e l’onere finanziario dell’opera, che deve essere in capo alle multinazionali responsabili.
La bonifica del sito ex Miteni
Centrale la questione della bonifica dell’area. La Miteni è fallita nel 2018, gli impianti sono stati smontati e sono stati fatti degli interventi di “messa in sicurezza temporanea”, che però non hanno fermato la continua contaminazione della falda acquifera sottostante, a causa delle sostanze Pfas presenti in un’area di circa 80 mila metri quadrati dove per decenni sono state prodotte e lavorate senza misure per impedirne l’infiltrazione nel terreno.
La sentenza del processo penale ha posto la bonifica dell’area in capo alle multinazionali proprietarie, considerate responsabili in via definitiva anche da una sentenza del Consiglio di Stato del maggio scorso.
La conferenza dei servizi, che vede coinvolti il Comune di Trissino, la Provincia di Vicenza e le multinazionali proprietarie, ha chiesto a queste ultime di presentare un progetto di bonifica dell’ex sito produttivo, progetto che è stato depositato lo scorso dicembre e che è stato dibattuto in più incontri tecnici tra gli enti e le multinazionali.
Inquinamento da Pfas
L’inquinamento e l’avvelenamento da sostanze perfluoroalchiliche (in gergo Pfas) è un disastro che ha colpito un territorio del Veneto compreso tra le province di Vicenza, Verona e Padova, una popolazione di almeno 350 mila persone, l’acqua di una falda acquifera vasta come il lago di Garda e circa 500 lavoratori della ditta Miteni (ex Rimar) di Trissino, in provincia di Vicenza, dove queste sostanze sono state lavorate e prodotte per alcuni decenni.
Queste molecole, ottenute dall’unione di atomi di carbonio e di fluoro, grazie alle loro caratteristiche di stabilità e di resistenza hanno trovato un’applicazione vastissima, prima in ambito militare e successivamente nell’industria in generale, in campo medico, nella cosmesi e pulizia, negli imballaggi e nello spegnimento degli incendi.
Tossiche e nocive
Come ricerche e studi hanno ampiamente dimostrato esse sono però tossiche per l’ambiente, dove si accumulano nel terreno, nell’acqua, negli animali e nei vegetali, e sono nocive per la salute umana, in quanto si accumulano nel sangue e negli organi delle persone e possono provocare disturbi, disfunzioni e malattie gravi, anche oncologiche (l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha dichiarato il Pfoa, uno dei Pfas più conosciuti e presenti, “sicuramente cancerogeno” per la salute umana).
Un anno fa si è chiuso il processo penale per vari reati ambientali e per bancarotta fraudolenta che si è svolto presso il tribunale di Vicenza, con la condanna a 141 anni complessivi di carcere per 11 dei 15 imputati, ex dirigenti della ditta Miteni e delle multinazionali proprietarie Icig e Mitsubishi, e con ingenti risarcimenti alle centinaia di parti sociali presenti, tra cui Filctem e Cgil di Vicenza.
Giampaolo Zanni, Cgil Veneto






















