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Il nuovo disegno di legge sull’immigrazione approvato dal governo riduce i diritti e le tutele dei minorenni soli che si trovano in Italia. Il provvedimento, che adesso dovrà essere esaminato dal Parlamento, prevede di abbassare il cosiddetto prosieguo amministrativo da 21 a 19 anni, quindi taglia di due anni il tempo in cui i ragazzi e le ragazze che si trovano nel nostro territorio, in strutture di accoglienza o in famiglia, possono godere di sostegno e accompagnamento da parte del sistema di protezione.
Questo significherebbe interrompere percorsi educativi, formativi e lavorativi che di solito sono in fase di consolidamento, lasciando migliaia di giovani privi di sostegno, proprio nel momento più delicato della transizione all’età adulta.
Diritti e tutele sotto attacco
L’allarme viene lanciato dal Coordinamento nazionale comunità accoglienti (Cnca), che proprio perché ha il polso della situazione, denuncia: anche i ragazzi migranti soli sono sotto attacco. Oggi per il minorenne non accompagnato che ha iniziato un percorso di formazione o di educazione il tribunale può disporre il prolungamento del percorso oltre i 18 anni, fino ad arrivare ai 21.
“Questo prosieguo amministrativo ha una natura molto flessibile, proprio perché l’adolescente può non aver raggiunto un livello d’inclusione e di autonomia ottimale e non aver terminato il percorso”, spiega il vice presidente Cnca Piero Mangano: “Senza prosieguo il giovane viene dimesso dalla struttura e si ritrova all’esterno senza gli strumenti necessari. Primi fra tutti, un lavoro stabile e una casa. È un paradosso: rischiano di finire fuori dal percorso proprio i più fragili, quelli che hanno meno risorse degli altri. E proprio loro vengono abbandonati a se stessi, con un pericolo in più e cioè di non avere nemmeno il permesso di soggiorno”.
Fuori dall’accoglienza senza stabilità
Oggi il permesso di soggiorno è riconosciuto ai minori non accompagnati fino al compimento del 18esimo anno di età. Con il prosieguo amministrativo si fa richiesta di un permesso per integrazione. Senza, il ragazzo potrebbe finire fuori dal contesto di accoglienza senza stabilità economica né abitativa, in una situazione di irregolarità forzata, più esposto allo sfruttamento lavorativo, alla marginalità sociale, alla criminalità.
“Investiamo anni – continua Mangano – per poter accogliere i minori in un certo modo, offrendo loro grandi opportunità, per poi interrompere quello che è stato iniziato prima di ottenere i risultati finali. In una narrazione in cui si discute tanto di sicurezza, si vuole aumentare la marginalità, le fragilità: in pratica, il ddl sta offrendo la possibilità di rendere i luoghi dove vivono questi ragazzi maggiormente insicuri. Bisognerebbe avere una politica più lungimirante”.
Disparità rispetto agli italiani
La protezione dei minorenni migranti soli non è una concessione, ma un obbligo costituzionale e internazionale. Inoltre, introdurre un limite più restrittivo per i minorenni migranti soli rispetto a quelli italiani determinerebbe una disparità fondata esclusivamente sulla cittadinanza, in evidente contrasto con l’articolo 3 della Costituzione e con il principio del superiore interesse del minorenne sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.
Più giovani formati
C’è un altro aspetto che il ddl trascura, ma che spesso è marginale nelle discussioni sulla gestione della migrazione in Italia: le esigenze del mercato del lavoro. I ragazzi che si trovano in un percorso di formazione, se escono fuori prima di averlo completato non avranno raggiunto la qualifica per la quale lo Stato ha investito tempo e denaro.
Per risparmiare, si spreca
“In un Paese come il nostro che ha una crisi demografica senza precedenti, dove gli imprenditori non trovano figure specializzate, questi giovani sono una grandissima risorsa – spiega ancora Mangano –, ma se interrompiamo i percorsi di specializzazione abbiamo perso un’occasione. Credo che si sia adottato quest’orientamento per motivi prettamente economici, per risparmiare sull’accoglienza, ma non si tiene conto che restano a carico dello Stato solo una parte dei ragazzi, i più fragili, e che per risparmiare si rischia di disperdere risorse già spese”.
Si vuole smantellare un modello che funziona
Al 31 gennaio 2026 erano 15.893 i minori migranti non accompagnati presenti sul territorio italiano, di questi il 56,16 per cento ha già compiuto 17 anni. Quanti di loro sono nel sistema dell’accoglienza? Non più di 7 mila, considerato che tanti sono i posti disponibili in un circuito che rappresenta un modello avanzato a livello internazionale.
Conclude il vice presidente Cnca: “Si sta cercando di smantellare la legge 47/17, per questo ci allineiamo alla presa di posizione del Tavolo minori migranti, sottoscritta da 22 organizzazioni della società civile, e chiediamo al Parlamento di respingere le modifiche proposte e di aprire un confronto serio e trasparente”.






















