Migliaia di persone sono scese oggi in piazza nella Capitale per la manifestazione nazionale a sostegno della popolazione cubana, duramente colpita dalla crisi energetica e dalle conseguenze dell’embargo statunitense. Il corteo, intitolato “Cuba non è una minaccia”, ha attraversato via di San Gregorio e viale Aventino, per concludersi a piazzale Ostiense.
In strada si sono viste molte famiglie, insieme a bandiere dei movimenti di sinistra e striscioni contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una mobilitazione che ha unito sigle, associazioni e società civile attorno a un messaggio comune: “Contro il blocco a Cuba”.
La manifestazione, promossa dall’Associazione Italia Cuba, ha visto l’adesione di numerose realtà, tra cui Arci, Cgil e Aicec, oltre a personalità del mondo accademico, culturale e dello spettacolo.
Gli organizzatori chiedono la fine di quello che definiscono un vero e proprio “assedio economico, commerciale e finanziario”, rafforzato durante l’amministrazione Trump e ritenuto responsabile di effetti devastanti sulla popolazione civile. Al centro della protesta, la richiesta di piena sovranità per il popolo cubano e la denuncia di una situazione sempre più critica.
Secondo quanto sottolineato dal comitato promotore, il rischio imminente è quello di “una crisi umanitaria generalizzata”, capace di mettere in difficoltà l’intera popolazione e di paralizzare il lavoro. Il blocco, sostengono, limita l’accesso a beni essenziali, tecnologie, medicinali e risorse energetiche, aggravando ulteriormente la già fragile economia dell’isola.
Una crisi che affonda le radici lontano nel tempo. L’embargo statunitense contro Cuba risale infatti al 1960, quando un memorandum firmato dal funzionario americano Lester Mallory delineava con chiarezza l’obiettivo di “indebolire la vita economica” del Paese per provocare “il declino e la caduta” del governo guidato da Fidel Castro. Un’impostazione che, pur escludendo l’intervento militare diretto, puntava esplicitamente a colpire salari, approvvigionamenti e condizioni di vita della popolazione.
A distanza di oltre sessant’anni, quel sistema di sanzioni continua a essere al centro di tensioni politiche e mobilitazioni internazionali. E oggi, da Roma, arriva un nuovo appello: porre fine al bloqueo e aprire una fase diversa nei rapporti con Cuba.





















