L’esito delle elezioni europee certifica l’avanzata delle destre nel vecchio continente, benché quella che qualcuno ha nominato “valanga nera” non riesce però a cambiare la maggioranza parlamentare, vista la conferma al Partito popolare. A dominare è anche il fattore astensionismo, che vede l’Italia tra gli Stati dell’Unione i più colpiti con una quota che supera il 50%.

Da questo dato partiamo nella nostra conversazione con Salvatore Marra, coordinatore Area delle Politiche europee e internazionali Cgil, il quale rileva come “la gente, in Italia e in Europa, non crede più non solamente nella politica, ma anche nelle istituzioni, perché pensa che non siano in grado di risolvere i loro problemi, di migliorare le loro qualità di vita e di lavoro. A livello nazionale ed europeo la sfiducia c'è ed è trasversale. A pesare anche la situazione geopolitica, la capacità dell’Europa di gestire una crisi a livello mondiale che è caratterizzata da cambiamenti profondi testimoniati, peraltro, dalle guerre in corso, a partire da quella in Ucraina”.

Marra procede poi con un’ulteriore riflessione: “È chiara l'avanzata dei partiti di estrema destra, c’è però un’affermazione del Partito popolare, con una leggera perdita del Partito socialista europeo, quindi ci sarà una maggioranza nuova confermata, ma con sfide ulteriori, perché adesso consolidare il progetto di rafforzamento dell’Europa sociale sarà ancora più complicato. A livello nazionale ci saranno molti più governi di destra e di estrema destra che indicheranno i nuovi commissari”.

L’emblema francese

Giungiamo così alla Francia che, con Macron che a seguito dell’affermazione della destra di Le Pen ha deciso di andare a elezioni, può essere l’emblema delle preoccupazioni accentuate da queste elezioni europee. “La situazione francese è molto preoccupante per molti versi, soprattutto perché c’è uno sfilacciamento dal punto di vista della società”, sottolinea Marra: “Non dimentichiamo quello che è accaduto con la riforma delle pensioni, che ha visto centinaia di migliaia di cittadini scendere in strada proprio contro il Governo Macron che ha messo in discussione uno dei pilastri del welfare francese, conosciuto in tutto il mondo per essere inclusivo, forte. Quindi lo sfilacciamento della società francese, l’antisemitismo che cresce, l’odio nei confronti dei migranti che si moltiplica, nascono anche da un attacco senza precedenti alle politiche sociali”.

Per il dirigente Cgil è fondamentale sapere che le persone hanno bisogno di vere politiche sociali e di vere indicazioni da parte dei partiti rispetto alla costruzione di politiche nazionali, europee e sociali, e che il ragionamento più facile di fronte a quanto invece sta accadendo “porta a non votare per i partiti progressisti perché poi appoggiano la riforma della governance europea che fa tornare l'austerità, procedono con politiche sulle migrazioni che mettono muri e non accoglienza. Le persone finiscono col votare per i partiti di destra”.

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L’Europa s’è destra

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Marra torna quindi sui poteri delle diverse istituzioni europee. “Bisogna inoltre non dimenticare che pur avendo eletto direttamente il Parlamento, che è l’unica istituzione che eleggiamo direttamente, bisogna aspettare di vedere che cosa farà la nuova Commissione a novembre. Questo è il vero punto, perché in Europa l’iniziativa legislativa non ce l’ha il Parlamento, ma la Commissione, e ci saranno commissari europei che saranno indicati da governi in moltissimi casi sostenuti da partiti di estrema destra. Per fare un esempio che ci riguarda, senza dubbio il governo non esprimerà un commissario socialdemocratico, ma molto probabilmente sarà di Fratelli d’Italia o comunque di destra”.

Un’Italia senza Europa

Affrontiamo quindi il capitolo Italia. Marra parte dalla campagna elettorale, dal suo essere stata condotta a suon di slogan e di personalismi: “Una campagna di qualità molto scarsa, nella quale non si è parlato di quello che l’Europa ha fatto negli ultimi quattro anni, ma di problemi nazionali e ancor di più di partiti. Quindi, guardando nuovamente all’astensionismo, non è colpevolizzando gli elettori che si portano le persone a votare: il problema sta nella qualità dell'offerta politica, nei partiti dai quali l’elettorato non si sente più rappresentato”.

Il prevalere del centrosinistra nel Sud, al netto del dato dell’astensionismo, il coordinatore dell’Area delle internazionale della Cgil lo legge “come una sorta di punizione nei confronti del governo nazionale che fa finta di occuparsi del Sud, ad esempio con il ponte sullo Stretto, ma poi in realtà non mette risorse sulle politiche economiche e sociali che sarebbero invece necessarie per rilanciare realmente il Mezzogiorno”.

Guardando avanti, è necessario riflettere rapidamente su come il centrosinistra e anche il sindacato intendano fermare l’attuale deriva. “Bisognerebbe togliere all’estrema destra gli argomenti e gli strumenti per crescere – dice Marra – e questo però sarà molto nelle mani del Partito popolare che avrà ancora la maggioranza in Parlamento. Guiderà ancora una volta la Commissione europea e dovrà imprimere però un'indicazione chiara: all’estrema destra si tolgono argomenti solo con vere politiche sociali forti, con la coesione sociale”.

“Quindi – conclude – il punto di fondo è se si riuscirà in qualche modo a portare avanti alcune delle politiche intraprese in passato, tenendo conto degli anni di austerità e neoliberismo che abbiamo vissuto. La strada è chiaramente in salita”.