Sessanta studenti palestinesi della Striscia di Gaza, vincitori di borse di studio presso università italiane, rischiano di non poter raggiungere l'Italia a causa di un requisito linguistico applicato solo recentemente. È quanto emerge da una ricostruzione pubblicata dal Domani, che racconta come l'obbligo di dimostrare una conoscenza della lingua italiana stia impedendo la partenza di decine di giovani inseriti nei programmi di evacuazione e accoglienza accademica. Giovani che rischiano quotidianamente la vita sotto i bombardamenti di Israele. Come la studentessa diciottenne morta a Gaza lo scorso 22 giugno.

La verifica spetterebbe agli atenei, una volta raggiunta l’Italia

Secondo la ricostruzione del quotidiano, il nuovo requisito è stato introdotto senza preavviso e rappresenterebbe una novità rispetto alle procedure seguite fino a oggi. Dal mese di ottobre 2025 l'Italia ha infatti organizzato sette missioni di evacuazione che hanno consentito a circa 230 studenti gazawi di lasciare la Striscia e proseguire il proprio percorso universitario in condizioni di sicurezza. A nessuno di loro – ricordano gli autori dell’articolo Sara Awad e Youssef Hassan Holgado - era stato richiesto un colloquio preliminare in italiano.

Le circolari ministeriali per gli studenti internazionali prevedono in effetti il possesso di un livello B2 di italiano per l'accesso ai corsi tenuti nella nostra lingua, ma la verifica dei requisiti spetterebbe agli atenei. Le università coinvolte, sostiene il quotidiano, avevano già manifestato la disponibilità a colmare eventuali lacune linguistiche una volta arrivati gli studenti in Italia.

La Farnesina non chiarisce

Interpellata dal Domani, la Farnesina ha dichiarato che “non sono in vigore restrizioni sotto il profilo dei requisiti linguistici per gli studenti palestinesi” e che restano applicabili le regole generali previste dalle circolari Maeci-Mur. Tuttavia, osserva il quotidiano, il ministero non avrebbe chiarito perché tali criteri vengano ora applicati in modo diverso rispetto alle precedenti evacuazioni.

Secondo la ricostruzione del Domani, nelle ultime settimane numerosi studenti hanno ricevuto telefonate dall'ambasciata italiana a Gerusalemme condotte esclusivamente in italiano. Per molti di loro si sarebbe trattato di una sorta di verifica preventiva delle competenze linguistiche. Alcuni studenti, riferisce il giornale, non avrebbero avuto la possibilità di sostenere il colloquio in inglese.

Il Domani riporta anche il contenuto di una mail inviata da un docente universitario a uno degli studenti rimasti nella Striscia: “Siamo profondamente dispiaciuti di informarti che non sarà possibile includere il tuo nome nella prossima evacuazione”. Nello stesso messaggio si spiega che il ministero avrebbe chiesto di applicare “rigorosamente le nuove procedure” e che le norme sulla competenza linguistica sarebbero diventate “notevolmente più rigide”.

Come sottolinea l’articolo, il nodo non riguarda tanto l'apprendimento dell'italiano quanto l'introduzione improvvisa di un ulteriore ostacolo per giovani che vivono da mesi sotto i bombardamenti, tra sfollamenti, lutti e privazioni.

L’interrogazione Pd

Un'interrogazione al ministro degli Esteri Antonio Tajani per chiedere un intervento urgente sul caso dei 60 studenti è stata presentata dalla senatrice del Pd Cecilia D'Elia, capogruppo dem nella Commissione Scuola, Università e Cultura.

"Al governo chiediamo quali azioni intenda intraprendere per garantire che questi studenti ancora bloccati a Gaza possano raggiungere le università italiane prima dell'inizio dell'anno accademico", afferma D'Elia. Nell'interrogazione chiede inoltre se il governo non ritenga opportuno introdurre con urgenza un'esenzione esplicita al requisito linguistico previsto dalle circolari Maeci-Mur per gli studenti provenienti da Gaza, "analogamente a quanto già fatto per gli studenti ucraini", in considerazione della loro condizione di rifugiati di guerra.