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La disinformazione su Facebook rischia di sporcare le prossime elezioni presidenziali in Brasile. Lo denuncia Amnesty International mentre si avvicina il 4 ottobre, data dell’importante appuntamento che vedrà il presidente in carica Lula affrontare Bolsonaro nel primo turno (il probabile ballottaggio sarà il 25 ottobre). In Brasile si rinnoverà anche il Congresso e si terranno consultazioni regionali: tutto il sistema istituzionale sarà sotto scrutinio ma, secondo Amnesty, Meta non sta contrastando con efficacia le fake news elettorali.
Brasile, l’esperimento sulle inserzioni di Facebook
La Ong rende noto di avere "condotto un esperimento per verificare l'efficacia dei sistemi di moderazione di Meta sulle inserzioni contenenti disinformazione elettorale su Facebook, in vista delle elezioni presidenziali del 4 ottobre". Il risultato è che "più della metà delle inserzioni di prova, create appositamente per contenere disinformazione, è stata approvata dalla piattaforma", mentre "le altre sono state segnalate, ma non respinte esplicitamente pur se contenenti disinformazione sulle elezioni".
Per verificare in che modo la compagnia di Mark Zuckerberg gestisse la disinformazione elettorale nelle inserzioni pubblicitarie, l’Ong ha sottoposto alla piattaforma social 15 annunci creati appositamente, tutti contenenti informazioni false sulle elezioni. I messaggi spaziavano dalle accuse di brogli alla richiesta di un intervento dei militari per prendere il potere.
Otto annunci approvati su 15
Otto inserzioni sono state approvate. Per le altre sette Facebook ha chiesto una verifica dell’identità, ritenendo che potessero riguardare temi sociali, elezioni o politica. Nessuna, dunque, è stata respinta per il contenuto disinformativo.
"Questo dimostra che Meta non sta facendo abbastanza per impedire che la sua piattaforma venga usata per diffondere disinformazione, continuando allo stesso tempo a trarre profitto dai contenuti e dai sistemi pubblicitari che ne favoriscono la circolazione", ha dichiarato Jurema Werneck, direttrice di Amnesty International Brasile.
Le tre strategie della disinformazione
Le inserzioni con contenuti di "disinformazione" erano state costruite per riproporre tre strategie ricorrenti nella comunicazione di politici e candidati favorevoli a posizioni autoritarie. La prima è la "delegittimazione elettorale", attraverso messaggi destinati a mettere in dubbio la credibilità delle elezioni, delle procedure di voto o dei risultati.
La seconda è la "costruzione del nemico", che descrive gli avversari politici e i tribunali come una minaccia per il Paese oppure ne mette in discussione la legittimità. La terza è una forma di "autoritarismo incentrato sulla sicurezza", che indica nella forza, nell’intervento delle forze armate o nella guida di un uomo forte la soluzione alla criminalità e al disordine politico.
Secondo Amnesty International, i sistemi di moderazione di Facebook sembravano individuare con maggiore efficacia i messaggi che definivano gli avversari politici "criminali", "traditori" o "illegittimi". È il caso, per esempio, di un’inserzione che sosteneva: "Lula ruberà le elezioni". Cinque delle sette inserzioni di questo tipo sono state respinte. Risultato opposto per i contenuti che invocavano un intervento militare contro lo stato di diritto: tre dei quattro annunci che chiedevano alle forze armate di prendere il potere sono stati approvati dai sistemi di moderazione di Facebook. Uno di questi recitava: "Abbiamo bisogno di una rivoluzione militare, non votate alle elezioni e, se voterà meno del 50 per cento delle persone, i militari riprenderanno il potere!".
"Anziché tutelare la partecipazione elettorale, l’accesso a informazioni accurate e i diritti umani, questi sistemi rischiano di approvare contenuti dannosi", spiega Ummar Bashir, ricercatore e consulente di Amnesty International su intelligenza artificiale e diritti umani.
Amnesty: "Meta deve proteggere il diritto all’informazione"
Per Amnesty la compagnia di Mark Zuckerberg deve "garantire che le pratiche di moderazione non consentano la diffusione di contenuti falsi o inesatti che possano incidere sul diritto delle persone all’informazione e alla partecipazione alla vita pubblica".
L’associazione per i diritti umani ricorda che "il modello di business di Meta basato sulla sorveglianza si fonda sulla raccolta e sull’analisi su larga scala dei dati delle persone che utilizzano le sue piattaforme, allo scopo di mantenerne alto il coinvolgimento e consentire una pubblicità altamente mirata".
Lula e Bolsonaro verso un testa a testa
A meno di 40 giorni dalle elezioni i sondaggi danno un sostanziale testa a testa tra Lula e Bolsonaro. Alcuni istituti prefigurano uno scenario di "parità tecnica" al ballottaggio, dove Lula è indicato al 46% contro il 45% di Bolsonaro. In previsione di questo infuocato duello, la democrazia brasiliana non può permettersi il lusso delle pericolose bufale targate Facebook, ammonisce Amnesty.






















