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“Non è tutto oro quel che luccica. Nonostante la lieve ripresa dell’economia lucana nel 2026 rispetto al lungo ristagno degli ultimi anni, ci sono dei dati che continuano a preoccupare e che, come sottolineato anche dal report – il Rapporto Banca d’Italia –, prefigurano un peggioramento dell’evoluzione congiunturale nella seconda parte dell’anno, in un quadro condizionato soprattutto dagli sviluppi della crisi in Medio Oriente e dai conseguenti effetti sui prezzi dei beni energetici. Invitiamo quindi il presidente Bardi a una lettura più cauta e a non farsi prendere da un eccesso di ottimismo da campagna elettorale”. Così il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, ha commentato il report della Banca d’Italia sull’economia lucana presentato oggi, 5 novembre.
“È del tutto evidente – sottolinea Mega – la stretta dipendenza dell’economia lucana dall’automotive e dalle estrazioni petrolifere, senza una necessaria diversificazione del settore produttivo. La ripresa momentanea della produzione allo stabilimento Stellantis di Melfi ha sia ridotto la cassa integrazione, che ha comunque la più alta incidenza sugli occupati in Italia, sia aumentato leggermente l’export. Ma il dato fotografa la situazione di un momento, in assenza di una vera e propria programmazione futura, in un quadro che continua a essere incerto rispetto agli impegni assunti da Stellantis, attestato dalle misure di fuoriuscite incentivate arrivate a 3.000 nello stabilimento lucano. Le rilevazioni campionarie tra le imprese industriali con sede in regione indicano una dinamica dell’attività economica che la Banca d’Italia definisce ancora debole nei primi nove mesi del 2026. E il suo andamento si prospetta fiacco anche per il prossimo anno”.
Mega, Cgil lucana: “In Basilicata la precarietà è un dato ormai strutturale, a cui si legano inesorabilmente la povertà e il basso salario”
Guardando al lavoro, “non solo è cresciuta la disoccupazione (tasso al 7,9%) – commenta Mega –, ma sono aumentati i contratti a termine e discontinui, a discapito della stabilità e dei contratti a tempo indeterminato. La precarietà è un dato ormai strutturale, a cui si legano inesorabilmente, come denunciato più volte non solo dalla Cgil, ma anche dalla Caritas, la povertà e il basso salario. Tant’è che a fronte di una inflazione galoppante, il potere d’acquisto è sempre più contenuto”.
“È inaccettabile essere poveri pur lavorando. Lo scenario che si prospetta – aggiunge Mega – considerando l’aumento sulle bollette energetiche che, come evidenziato anche dalla Banca d’Italia, pesa come un macigno sia sulle famiglie che sulle imprese, nei prossimi mesi ci troveremo a dover affrontare una vera e propria bomba sociale in Basilicata, dove peraltro proprio gli investimenti del Pnrr nella spesa sociale e nell’inclusione sono molto indietro rispetto al resto del Paese”.
Quanto al settore estrattivo, “è proseguita la fase di riduzione dell’attività. Nei primi sei mesi di quest’anno si è registrata un’ulteriore flessione della produzione di petrolio greggio e di gas naturale, rispettivamente dell’8,3 e del 2,3% nel confronto con lo stesso periodo del 2025. Il calo ha interessato soprattutto la concessione di Gorgoglione. Tenendo conto del forte aumento delle quotazioni degli idrocarburi, il valore nominale della produzione estrattiva, da cui dipende l’ammontare delle royalties erogate a favore degli enti locali lucani, sarebbe cresciuto di circa un quinto rispetto al primo semestre del 2025. Ciò – è la considerazione di Mega – rende ancora più evidente quanto sia cruciale in Basilicata cambiare la strategia energetica lucana. La Basilicata deve accelerare l’uscita dal petrolio, accompagnandola ad adeguate politiche energetiche basate su fonti alternative e soprattutto attivando al più presto un piano di reindustrializzazione della Val d’Agri, che mantenga i livelli occupazionali salvaguardando l’ambiente”.
Per Mega anche le note positive su costruzioni e turismo vanno lette nella giusta prospettiva. “L’incremento nel settore delle costruzioni – sottolinea – è legato al Pnrr, misura che, ricordiamo, non è stata varata dall’attuale governo Meloni, mentre il turismo regge grazie a Matera e al Metapontino, pur evidenziando una crescita moderata rispetto alla media nazionale nonostante l’elevata potenzialità che non è sfruttata a pieno”.
“La vertenza Basilicata esiste ed è sotto gli occhi di tutti”
“Il nostro giudizio sulle azioni messe in campo fino a questo momento dal governo Bardi è quindi negativo – conclude Mega –. Chiediamo alla Regione Basilicata di aprire un tavolo di confronto permanente con le forze sociali che affronti le questioni più urgenti, quali piano energetico, automotive ed estrazioni e portarle direttamente a Palazzo Chigi come da noi richiesto da tempo. La Basilicata non ha bisogno di inutili negazionismi ma di visione, programmazione e azioni concrete. La vertenza Basilicata esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Non si tratta di uno slogan, ma di una richiesta precisa che dovrebbe vedere tutti impegnati: governo regionale, sindacati uniti, Confindustria, Confapi, associazioni di categoria e dei consumatori”.
“La Cgil – conclude Mega – porterà la vertenza Basilicata di nuovo in piazza a Potenza e a Matera allo sciopero generale indetto a livello nazionale il prossimo 20 novembre: contro il caro vita, per l’istruzione e il diritto allo studio, per la sanità pubblica, il giusto salario, l’occupazione, per la pace e contro il riarmo. Portiamo in piazza le istanze di una regione che si sta dissolvendo nella mancanza assoluta di atti e fatti concreti”.























