Dopo lo sciopero del 20 ottobre, che ha registrato un'adesione massiccia, la trattativa di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil con la multinazionale cinese delle Telecomunicazioni, si è conclusa con un'intesa che introduce importanti tutele e correttivi rispetto all'impostazione aziendale originaria. Gli esuberi che Zte aveva annunciato lo scorso 11 settembre sono stati scongiurati, evitando la procedura di licenziamento collettivo per 81 dei 177 lavoratori. 

"Abbiamo chiuso una vertenza complessa strappando le migliori condizioni possibili di tutela e di accompagnamento per i lavoratori coinvolti, ma non è una vittoria - commentano i sindacati - Gestire gli esuberi con strumenti non traumatici è dovere sindacale per non lasciare nessuno da solo, ma non può diventare la normalità. Senza un'inversione di rotta radicale e senza un piano strategico nazionale per le Tlc, l'Italia continuerà a smantellare il proprio futuro digitale, impoverendo il capitale umano e industriale".
L’accordo prevede la riduzione degli esuberi da 81 a un massimo di 55 unità. L’applicazione del criterio di non opposizione su base volontaria sarà fondamentale, così come l’attivazione di servizi di ricollocazione professionale: su richiesta del lavoratore, l'azienda attiverà e finanzierà integralmente un percorso di outplacement finalizzato a supportare la ricerca di una nuova occupazione. Sindacati e azienda si incontreranno a dicembre e successivamente con cadenza almeno bimestrale, per monitorare l'andamento del programma. Il trattamento economico lordo complessivo (incentivo all'esodo, il corrispettivo per le specifiche rinunce/transazioni e l'indennità sostitutiva di preavviso) verrà definito in base all'anzianità aziendale e alla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro.

"Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilfpc Uil – prosegue la nota – se da un lato esprimono un giudizio positivo per aver chiuso una vertenza complessa limitando i traumi occupazionali e strappando le migliori condizioni possibili di tutela e accompagnamento per i lavoratori coinvolti, dall'altro non possono che dichiarare profonda preoccupazione per ciò che questo accordo certifica amaramente.
La chiusura della procedura in Zte non è una vittoria da festeggiare, concludono, ma l'ennesima spia di allarme di un lento depauperamento professionale e industriale che sta colpendo il settore delle Telecomunicazioni. “Ogni posto di lavoro che si perde, ogni professionalità ingegneristica e tecnologica altamente qualificata che viene espulsa dai grandi player globali, rappresenta una ferita mortale per il tessuto produttivo italiano e per quello digitale. In questo contesto, registriamo la totale inadeguatezza della politica e la distanza siderale di un Governo incapace di intervenire con riforme strutturali, investimenti e regole stringenti a difesa dell'occupazione tecnologica". L’11 novembre lavoratrici e lavoratori dei call center saranno in sciopero in tutta Italia, con un presidio alle ore 10 sotto la sede del Mimit a Roma.