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Tra poche settimane il governo presenterà la manovra per il 2027, pochissime risorse a disposizione a causa della mancata discesa sotto il 3% del rapporto deficit/Pil. Prima di quella scadenza l’Istat fornirà i dati dell’economia non osservata come previsto dalla legge. Censis e Confcooperative hanno già diffuso uno studio sull’economia sommersa che avrebbe dovuto creare molto più scandalo di quanto non sia successo.
Lo sfruttamento di donne e uomini
Il perché è assai semplice e drammatico nello stesso tempo: una parte consistente dell’economia italiana si fonda e si arricchisce sullo sfruttamento umano. Detta così sembra banale e scontata ma se dietro queste parole scopriamo i numeri degli uomini e delle donne ridotte quasi in schiavitù allora la percezione cambia: gli occupati irregolari in Italia sono 2 milioni e 725mila, in crescita di 117mila unità rispetto alla stima precedente.
Esempio da non seguire
È sulle cronache dei giornali proprio in questi giorni ciò che accadeva fino a poche settimane fa nella ricchissima Milano. Circa 300 lavoratori indiani, reclutati direttamente nel paese di origine, occupati nel cantiere per la costruzione del nuovo consolato Usa senza contratto, ricattati e “compensati” con due euro l’ora. E se questa è la punta di un iceberg scoperta da una inchiesta per caporalato condotta dalla Procura di Milano, molto altro – purtroppo - c’è da scoperchiare.
Soldi sommersi
Soldi, tanti soldi sottratti all’economia sana e allo sviluppo del Paese. Sono ben 77,2 miliardi di euro (+4% dal 2019) quelli da lavoro irregolare, niente tasse, niente contributi previdenziali, niente accantonamento del Tfr. Soprattutto poco, pochissimo ai lavoratori e alle lavoratrici. Le paghe misere, inoltre, sottraggono risorse ai consumi interni, cosa che impoverisce ulteriormente l’Italia, oltre che loro.
Le zavorre del Paese
È chiaro nel suo giudizio Christian Ferrari, segretario nazionale della Cgil che così commenta il Rapporto: “Evasione fiscale, lavoro irregolare, economia sommersa sono, da tempo, vere e proprie zavorre per il nostro Paese. Le prime vittime sono, evidentemente, lavoratrici e lavoratori che si vedono negati diritti fondamentali”.
Chi paga e chi si arricchisce
Non solo, le conseguenze dell’economia sommersa le paghiamo tutti e tutte noi. Aggiunge, infatti, il dirigente sindacale: “Ma a pagare un prezzo sono anche le imprese che si comportano correttamente e che subiscono concorrenza sleale da parte di chi, invece, viola le regole, si sottrae ai suo doversi fiscali, non paga il dovuto ai dipendenti, non versa i contributi previdenziali”.
Il Paese dell’evasione
C’è però dell’altro. Esiste ancora un numero evidenziato dal Report che crea scandalo, quello dell’evasione fiscale: 108,2 miliardi di euro (+21,6% dal 2019) da sottodichiarazione: imprese, professionisti e lavoratori autonomi che dichiarano al fisco meno di quanto guadagnano davvero, evadendo imposte su produzione, redditi e Iva. Evasione in aumento del ben 21,6%, se non fa scandalo questo nell’era della digitalizzazione allora siamo davvero assuefatti a tutto.
Sulle spalle di dipendenti e pensionati
E se si mettono a confronto questi numeri con quelli diffusi quasi contemporaneamente da Itinerari previdenziali che attestano quanto la Cgil dice da tempo, l’Irpef è per l’80% a carico di lavoratori e lavoratrici dipendenti e pensionati, si ha conferma dell’iniquità del nostro sistema fiscale. Sistema non solo – appunto - iniquo ma anche in contrasto con la Costituzione. 108 miliardi di euro sottratti dai ricchi al welfare di cui, per altro, usufruiscono. E a questi si aggiungono anche i 12,2 miliardi di euro sottratti all’erario da affitti in nero e mance non dichiarate in ristorazione, alberghi e servizi alla persona.
Altro che sanità e scuola
“Naturalmente, tutto questo comporta minori entrate per lo Stato, cui vengono a mancare le risorse per finanziare un welfare sempre meno pubblico e universalistico e per pagare pensioni dignitose”, chiosa ancora Ferrari.
Quanti medici e infermieri si potrebbero assumere magari con retribuzioni migliori? E quanti insegnanti potrebbero trovar posto magari garantendo così il tempo pieno per tutte e tutti i frequentatori delle scuole? E ancora quanti servizi dedicati all’integrazione, quella vera, di donne e uomini che arrivano da lontano contribuendo a far crescere il Paese?
La “distrazione” di Meloni
Meloni si è molto lamentata, chiedendo addirittura all’Istat di “adeguarsi” ai desiderata governativi, così come dovrebbero fare i magistrati, di quel 3,1% di rapporto deficit/Pil che almeno le consentirà di costruire una legge di bilancio elettorale, ma perché in questi quattro anni da record di durata non ha fatto nulla, ma davvero nulla per diminuire il lavoro nero, per recuperare risorse dall’evasione? Dove sono gli ispettori del lavoro che servono proprio a scovare l’occupazione irregolare e a prevenire gli incidenti? Dove sono la limitazione del contante e l’incrocio tra banche dati per scovare elusori ed evasori? In realtà in questi anni di governo di destra si è andati nella direzione contraria, troppe flat tax, le tasse definite “pizzo di Stato” e via andare.
È sempre questione di scelta
Anche queste mancanze raccontano di una volontà politica, di una “scelta” di priorità e di fasce di popolazione da tutelare e consolidare dal punto di vista del consenso elettorale. La conclusione del segretario nazionale della Cgil è amara: “Ci sarebbero tutte le ragioni per contrastare senza se e senza ma questi fenomeni e per pretendere, da parte di tutti gli operatori economici, un rigoroso rispetto della legalità. Non accade, la legalità si sbandiera solo contro i più deboli, mentre si tollera che una parte così significativa della ricchezza nazionale sfugga a ogni controllo. Un atteggiamento non solo sbagliato, ma anche controproducente, perché compromette le stesse prospettive di crescita dell'Italia”.



























