“Sì, è punita la tortura. Non faremo passi indietro”. È il primo titolo che troviamo nel focus contenuto del XIX Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione nel nostro Paese. Susanna Marietti, coordinatrice nazionale dell’associazione che da anni si batte per i diritti e le garanzie nel sistema penale, ci illustra la situazione attuale ed espone le preoccupazioni. 

Nel rapporto, tra molti temi e approfondimenti, i numeri dei detenuti in Italia che continuano “lentamente, ma inesorabilmente, a crescere”. La capienza ufficiale complessiva è di 51.249 posti, ma i presenti, allo scorso 30 aprile, erano 56.674. Ad aumentare è soprattutto il numero delle donne (anche se la percentuale sul totale è del 4,4%).

Alcune di loro non sono in istituti femminili ma misti, quindi senza le attenzioni specifiche che necessiterebbero. E non è un caso che il disagio psichico sia maggiore proprio tra le donne detenute piuttosto che tra gli uomini. Il numero di bambini in carcere con le loro madri è diminuito, ma a causa delle misure prese per la recente pandemia e non per dispositivi alternativi messi in campo. 

Per quanto riguarda la tipologia di reato, i delitti contro il patrimonio riguardano la gran parte dei detenuti, seguiti da quelli contro la persona e quelli in violazione delle norme sulle droghe.

Quello che più colpisce è il numero di suicidi in carcere, il più alto da sempre. I dati pubblicati dal Garante nazionale relativi al 2022 dicono che 85 persone si sono tolte la vita all’interno di un istituto penitenziario, una ogni quattro giorni, e già quest’anno si parla di 22 casi accertati nei soli primi cinque mesi. 

Nel rapporto viene affrontata anche la piaga della carenza di personale. Parliamo di polizia penitenziaria, ma anche di funzionari giuridico pedagogici, di amministrativi e soprattutto di direttori. Con l’arrivo di una serie di pensionamenti la situazione è destinata a peggiorare, motivo per il quale sono stati indetti alcuni concorsi. Vista la disomogeneità territoriale di tale carenza, Antigone auspica una distribuzione che garantisca ai detenuti un “trattamento concretamente volto al reinserimento sociale”.