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Non si placa lo scontro politico e istituzionale attorno alla Consulta provinciale degli studenti di Roma. Dopo la cancellazione della Commissione antifascismo, sono esplose le tensione durante la plenaria convocata il 26 maggio e culminata in aggressioni fisiche e in una dura presa di posizione delle organizzazioni studentesche e sindacali.
Mentre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara invita a non considerare definitiva la ricostruzione circolata nelle prime ore e annuncia verifiche sui video degli scontri, la Rete degli Studenti Medi del Lazio e la Flc Cgil Roma e Lazio accusano Azione Studentesca – organizzazione giovanile vicina a Fratelli d’Italia – di comportamenti violenti e antidemocratici.
La protesta degli studenti e il blocco della plenaria
La mobilitazione è iniziata durante la seduta della Consulta provinciale degli studenti di Roma, quando alcuni rappresentanti hanno deciso di occupare simbolicamente la plenaria interrompendone i lavori. La protesta, spiegano gli studenti, nasce dalla contestata eliminazione della commissione “Antifascismo e Memoria Storica”, cancellata senza una votazione dell’assemblea.
Cartelli con slogan come “La plenaria è sovrana”, “Vi fa così paura la democrazia?” e “L’Ufficio scolastico regionale è complice” hanno accompagnato l’azione di protesta.
Secondo gli studenti della Rete, il Consiglio di Presidenza della Consulta – composto in maggioranza da esponenti di Azione Studentesca – ha impedito il regolare funzionamento dei processi democratici interni. “La democrazia non può valere solo quando fa comodo”, ha dichiarato Simone Casalino, presidente della commissione Antifascismo e Memoria Storica. “Se si impedisce all’assemblea di votare e decidere, si nega il principio stesso della rappresentanza studentesca”.
L’aggressione
Dopo il blocco della plenaria, la tensione è degenerata. La Rete degli Studenti Medi del Lazio denuncia che alcuni partecipanti alla protesta sono stati aggrediti fisicamente. Uno studente rappresentante della Consulta ha riportato una contusione al naso con tre giorni di prognosi dopo essere stato colpito durante gli scontri.
“Mi fa schifo che figure istituzionali di Fratelli d’Italia provino a ribaltare la realtà pur di difendere la loro associazione giovanile”, ha dichiarato Flavio Coletta, rappresentante in Consulta che riferisce di essere stato colpito durante gli episodi contestati.
“Io non stavo facendo nulla, stavo protestando in maniera pacifica e sono stato aggredito, ho un referto con tre giorni di prognosi e un trauma contusivo al naso”, ha aggiunto.
Anche Lukman Cortoni, presidente della commissione Diritto allo Studio della Consulta, parla di intimidazioni: “Sono stato minacciato dal tutor della Consulta, dicendomi che mi avrebbe ammazzato di botte”.
“Come sempre, incapaci di portare avanti metodi democratici, hanno preferito passare alle mani provando dopo a farsi passare per vittime, purtroppo questa volta i video e i referti parlano d’altro”, ha dichiarato Bianca Piergentili, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Lazio.
Per l’organizzazione studentesca il silenzio dell’Ufficio scolastico regionale rappresenterebbe un elemento ulteriore di criticità: “Ancora una volta l’Usr per il Lazio resta in silenzio”, accusano gli studenti.
Flc Cgil: “Violenza neofascista e prevaricazione democratica”
Tra le prese di posizione più nette c’è quella della Flc Cgil Roma Col e della Cgil di Roma e del Lazio, che hanno espresso “profonda indignazione” per quanto accaduto. Il sindacato definisce “gravissimi” gli episodi verificatisi durante la plenaria e sostiene apertamente la ricostruzione avanzata dagli studenti.
Secondo la Flc Cgil, la protesta messa in campo dagli studenti era una “legittima e pacifica occupazione simbolica” contro la cancellazione della commissione “Antifascismo e Memoria Storica”, avvenuta – secondo il sindacato – “in modo arbitrario e senza alcun passaggio democratico”. Per la Cgil si è trattato di “una vera e propria aggressione di chiara matrice neofascista”.
“È intollerabile che i luoghi della rappresentanza studentesca, che devono essere per loro natura palestre di democrazia, dialogo e partecipazione, vengano inquinati da atti di violenza repressiva”, si legge nella presa di posizione.
I “dubbi” di Valditara
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara invita però alla cautela. “Ho detto ieri che c’erano dei video abbastanza interessanti e abbiamo incaricato la dottoressa Sabatini di analizzarli molto attentamente”, ha dichiarato il ministro. Valditara ha spiegato di ritenere che “la versione emersa nelle prime ore sia una versione che non riassume correttamente lo svolgersi degli eventi”.
Anche secondo quanto riferito successivamente, l’Ufficio scolastico regionale del Lazio, attraverso la direttrice Anna Paola Sabatini, è stato incaricato di analizzare i filmati circolati per ricostruire con precisione quanto accaduto.






















