Per chi avesse perduto lo svolgimento dell’inchiesta pubblicata su L’Espresso da Massimiliano Coccia, con Amen. L’inchiesta che ha cambiato il Vaticano (Edizioni Piemme, pp. 143, euro 17,90) può recuperare i passaggi fondamentali di una vicenda che vede protagonista, insieme ai suoi uomini fidati, il cardinale Angelo Maria Becciu. Per lungo tempo numero tre della Curia, ex sostituto agli Affari generali della Segreteria dello Stato, è costretto a dimettersi dopo quanto emerso, in quanto primo ma non unico responsabile di uno scandalo finanziario che ha portato la Chiesa a disperdere oltre 400 milioni di euro per l’acquisto di un palazzo a Sloane Avenue, nel cuore di Londra, operazione economica attorno alla quale se ne snodano altre, tutte di più che dubbia trasparenza. Come scrive nella prefazione Marco Damilano, direttore del settimanale nell’autunno 2020, periodo di uscita dei primi articoli, “nei mesi successivi fu scatenata anche una campagna giornalistica per intimidire Coccia sul piano personale. A dimostrazione di quanto sia potente ed estesa la rete di chi vuole occultare la ricerca di verità in Vaticano, anche tra i media”. Abbiamo raggiunto l’autore, per approfondire alcuni aspetti di questa sua inchiesta.    

Partirei ricordando la genesi di questo libro.
Nasce dall’inchiesta del settembre 2020 per L'Espresso, divenuta uno scoop internazionale, nella quale abbiamo scritto che a capo degli affari illeciti della Segreteria di Stato, oltre gli uomini del cardinale Becciu c’era anche Becciu stesso, ricostruendo più in generale il clima che si respirava all’interno del Vaticano. Un’inchiesta che ha portato alle sue dimissioni, costretto a rinunciare anche alle prerogative cardinalizie, il voto in conclave e l’immunità giuridica. Un caso raro nella storia della Chiesa, visto che i cardinali sono sempre coperti dalla loro funzione e dal loro posizionamento, anche i non potentissimi. Basti pensare ai casi di pedofilia, o alle “defezioni” tecnico-finanziarie del passato più o meno recente.

Da qui il libro.
Sì, che è il frutto di quell’inchiesta, un giro di affari sporchi ai danni della Chiesa arrivato sino al rinvio a giudizio dello stesso Becciu, e degli altri protagonisti di queste pagine. Ma vorrei sottolineare che prima di diventare una pubblicazione abbiamo realizzato un podcast con Storielibere.fm, di cui il libro è una sorta di edizione ampliata. Tengo a questo aspetto per sottolineare che oggi le vie del giornalismo d’inchiesta non sono solo quelle della carta stampata. Così come vorrei ribadire, date le tante cose che sono seguite, che un’inchiesta non è un processo, ma che niente è stato ancora smentito in nessuno dei suoi aspetti. E come ogni inchiesta che si rispetti ho provato a fare luce non solo sull’operato dei protagonisti, ma su un intero meccanismo corruttivo, alla base di un immenso potere economico.

La copertina di Amen

Tra i vari rami della tua inchiesta c’è anche quello riguardante la sanità. Quanto hanno influito Becciu e suoi sodali nell’(in)efficienza del servizio sanitario nazionale? Con quali conseguenze?
Ovviamente in Italia la sanità cattolica ha una funzione differente rispetto ad altri paesi europei. La Chiesa è perfettamente integrata nella sanità pubblica, in un regime di convenzione con il ministero della salute. Per un tempo tutto si è tenuto, spesso anche con la bilancia pendente dalla parte dello Stato italiano rispetto allo Stato della Chiesa. L’accoppiata Andreotti-Angelini era garante di questo equilibrio economico e politico, che a un certo punto viene meno anche per ragioni, come dire, biologiche. Da qui in poi si è creata una sorta di materializzazione di quel patrimonio di vendita descritto nel libro, con una perdita di centralità da parte degli attori in campo: quanto accaduto nella regione Lombardia o nella Regione Lazio sono due esempi emblematici in questo senso. Potremmo riassumere il tutto definendolo tecnicamente come un forte “depotenziamento delle strutture”, che però dovevano continuare la loro funzione pubblica. Si sono creati in questo modo pozzi neri di soldi sottratti, e lì dove cerano ruberie o nefandezze da parte di uomini della curia o alla curia legati, lo Stato italiano doveva metterci una pezza, tappare i buchi, iniettare denaro pubblico.

Nel libro vengono descritte vicende che coinvolgono strutture pubbliche...
Sì, per fare un solo esempio si parla del Fate Bene Fratelli di Roma, al quale siamo tutti legati, e il tentativo di scalata da parte della San Donato, una società che ha come presidente Angelino Alfano, allo stesso tempo coinvolto anche come avvocato, come consulente dello stesso ospedale. Lì c’era un dissesto finanziario di una struttura importantissima, l’ospedale dei romani; ed è un dissesto che proviene dall’inchiesta vaticana al centro del libro, con protagonisti personaggi a dir poco ambigui che comprano crediti sanitari senza mai restituirli, creando un buco di circa 50 milioni di euro. Soprattutto ma non solo per questa vicenda, Papa Francesco ha quindi tolto dal mercato tutti gli asset vaticani, mettendoli a disposizione dell’intera struttura finanziaria, in un rapporto tra pubblico e privato. Un punto, questo, molto sottovalutato delle riforme rivoluzionarie di Bergoglio.

Una vicenda, questa, della quale si è occupata anche il sindacato della Cgil...
Sì. Bergoglio ha fatto questa scelta per dare struttura e linfa nuove a tutti gli attori della vicenda, anche il sindacato. Personalmente, per questo passaggio dell’inchiesta ho parlato tanto anche con la Cgil, con la segreteria di Roma e Lazio, in particolare con Natale di Cola. Ci si chiedeva che fine avrebbero fatto i lavoratori, perché per molti anni la tenuta della sanità cattolica aveva comunque garantito degli standard economico-sanitari piuttosto alti, anche da un punto di vista occupazionale. C’era in ballo, e mi viene da dire ancora una volta, la salvaguardia dei diritti sociali e del lavoro. Anche e soprattutto per questo ho sempre ritenuto la mia un’inchiesta politica, utile a estirpare una radice corruttiva, con la speranza di contribuire al tentativo di rimettere al centro equità e giustizia, in uno Stato che insiste troppo spesso nel non essere né equo né giusto.

L'autore del libro Massimiliano Coccia (foto: Chiara Pasqualini, Riccardo Musacchio)

Sempre più spesso il papa dichiara velatamente di pensare a sue dimissioni. Cosa accadrà dopo di lui? Si proseguirà verso queste riforme della Chiesa che sostiene?
Bergoglio non si dimetterà, almeno nei prossimi anni. Perché questo è un aspetto della sua missione, da quando è stato eletto pontefice. Non dimentichiamo che Papa Francesco arriva sulla scorta delle dimissioni di Benedetto XVI, con una serie di riforme da fare e da attuare per far sì che la Chiesa non continuasse a perdere soldi ed economie. Certo, oggi i papi si dimettono anche perché rispetto al passato le aspettative di vita sono aumentate... Ad ogni modo, credo che quella dello scorso 5 giugno, giorno di pubblicazione della nuova Costituzione Vaticana, il “Predicate Evangelium”, possa diventare una data importante, perché le riforme introdotte sono una profonda riforma della Curia. Ma è una riforma che ha bisogno di tempo, ed è un tempo che ha bisogno della sua presenza, della presenza di Papa Francesco. Perché ci vuole tempo per creare una nuova classe dirigente, anche nel complesso mondo ecclesiastico.

Secondo te ci sono già alcuni segnali di cambiamento?
Mi fa piacere registrare le dichiarazioni del presidente dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica) Monsignor Nunzio Galantino, che confermano quanto scritto in questi anni d’inchiesta, mentre all’inizio diceva di avere dei dubbi su quanto pubblicato su L’Espresso. Con l’intervista dei giorni scorsi mi sembra che ogni dubbio da parte sua sia stato fugato. Poi ricorderei anche la nomina lo scorso anno del Cardinale Mauro Gambetti, nuovo Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, e Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano: anche lui francescano, anche lui scelto con l’obiettivo di cambiare il corso di una gestione in precedenza poco trasparente. Ma per avere una quadra di tutto questo, alla guida deve esserci papa Francesco. A me, in questo momento, sembra un papato saldo e sano. Poi, naturalmente, neanche a un papa è dato sapere quale sarà il suo ultimo giorno di vita terrena.