PHOTO
Si chiude con un forte irrigidimento il confronto sul rinnovo del contratto 2025-2027 per il comparto sicurezza: al termine dell’incontro tecnico, le organizzazioni sindacali parlano apertamente di condizioni “non esistenti” per avviare una trattativa vera e propria.
La posizione è stata assunta congiuntamente da Usif, Silf e Siaf, rappresentate dai segretari generali Vincenzo Piscozzo, Francesco Zavattolo ed Eliseo Taverna.
“Non ci sono le condizioni per aprire una trattativa”
Le tre sigle sindacali, attraverso i rispettivi segretari generali, hanno ribadito che “non ci sono le condizioni per aprire una trattativa”, denunciando una proposta governativa costruita esclusivamente sulle risorse già disponibili, senza alcun intervento aggiuntivo.
Secondo i sindacati, il perimetro economico illustrato dall’esecutivo “non prevede alcuna risorsa suppletiva per la specificità del comparto né per la previdenza dedicata”, con una ripartizione fissata al “90% sulla parte fissa e 10% su quella accessoria”.
Aumenti insufficienti e potere d’acquisto eroso
Nel merito economico, la proposta porterebbe a un incremento medio mensile a regime, dal gennaio 2027, pari a circa 172,99 euro netti. Una cifra che le tre organizzazioni giudicano insufficiente rispetto al contesto inflattivo degli ultimi anni.
Le sigle sottolineano che la misura “consente solo il recupero dell’inflazione programmata per il 2027”, ma “non recupera in alcun modo la perdita del potere d’acquisto accumulata nel triennio precedente”.
Nessuna apertura su accessorio e previdenza
Ulteriori criticità vengono segnalate sulla parte accessoria e previdenziale. Le organizzazioni evidenziano come le risorse disponibili per la Guardia di finanza siano limitate a circa 2,3 milioni di euro, giudicate del tutto insufficienti per incidere realmente sulle condizioni economiche del personale.
Per i segretari generali, inoltre, resta completamente assente l’avvio della previdenza dedicata, considerata un punto centrale della piattaforma sindacale.
“Smentite le promesse del Governo”
Nel giudizio complessivo espresso da Vincenzo Piscozzo, Francesco Zavattolo ed Eliseo Taverna, la proposta rappresenta “la sconfessione delle promesse ripetutamente avanzate dal Governo nei confronti del personale del comparto”.
I sindacati contestano anche la chiusura su aspetti considerati a costo zero, come il rafforzamento delle relazioni sindacali e dei poteri di controllo sull’attuazione del contratto.
“Ci è stato chiesto di ratificare in fretta”
Particolarmente contestato è il metodo del confronto. I segretari generali riferiscono che alle organizzazioni sindacali sarebbe stato chiesto di “ratificare in fretta quanto proposto dal Governo”, accompagnando la richiesta con riferimenti a possibili incertezze future sulle risorse in caso di peggioramento dello scenario internazionale. Una impostazione che le sigle definiscono inaccettabile e che ha contribuito alla rottura del dialogo. La conclusione è netta e condivisa: “non ci sono le condizioni per chiudere un accordo, e forse nemmeno per aprire una trattativa”.
Usif, Silf e Siaf ribadiscono quindi la richiesta di “rispetto per il personale rappresentato” e chiedono al Governo di mantenere gli impegni assunti, aprendo a modifiche sostanziali della proposta. In assenza di cambiamenti, i sindacati confermano che non procederanno alla sottoscrizione del contratto, riservandosi ulteriori valutazioni in relazione all’evoluzione del confronto politico e istituzionale.






















